Piante spontanee commestibili e officinali: Tarassaco e Primula

La tradizione popolare, riconoscendo a numerose piante anche proprietà officinali, associa spesso commestibilità e valenza medicamentosa.
Gli articoli dedicati a questo argomento riportano i possibili impieghi di erbe comuni nei prati e nei boschi, insieme ad immagini utili al loro riconosimento e ad informazioni specifiche.

Tarassaco (Taraxacum officinale Weber, famiglia: Asteraceae) 

Detto anche “dente di leone” o “soffione”, è un’erba perenne piuttosto comune nei prati dalla pianura alla montagna. Si presenta con una rosetta di foglie profondamente dentate – da raccogliere in marzo-maggio, prima della fioritura – dalla quale poi si sviluppa l’infiorescenza gialla. Le foglie delle piante giovani, dal gusto amarognolo, sono ottime in insalata specialmente con le uova sode.
Le foglie si possono anche utilizzare nel ripieno di torte salate, in minestra o come “verdura cotta”. Con le infiorescenze si può preparare una deliziosa confettura, da provare anche insieme a formaggi e yogurt: si fanno lessare per 20 minuti in 1 litro d’acqua un centinaio di infiorescenze e 1 limone affettato; si filtra il liquido con un colino a maglie sottili, e lo si fa bollire con 1 kg di zucchero (meglio se integrale) per 40-50 minuti, finchè il composto si sarà un po’ addensato; invasare e sterilizzare.
Proprietà – La radice della pianta – in minor misura le foglie – ha proprietà depurative-disintossicanti perché stimola l’attività epatica e renale. Si può preparare un decotto depurativo facendo bollire per qualche minuto una tazza d’acqua con 1 cucchiaio raso di radice sminuzzata; coprire, lasciare riposare per una decina di minuti, filtrare e bere.

Tarassaco

Primula (Primula vulgaris Hudson, Primulaceae)

E’ un’erba perenne che fiorisce già in inverno (anche da dicembre); dalla densa rosetta di foglie, che si presentano piuttosto rugose e che possono raggiungere i 9 cm di lunghezza in competo sviluppo, si sviluppano i fiori giallo-chiaro con macchia centrale più scura. Predilige posizioni in pendenza, nei vari ambienti: prati, pascoli, boschi e ripe.
Le foglie giovani (raccolte in marzo-maggio) e i fiori si possono consumare crudi nell’insalata mista; le foglie adulte, dopo essere state sbollentate per alcuni minuti, si possono passare in padella e consumare come “verdura cotta”, oppure utilizzare in frittata e nei ripieni per torte salate.
Proprietà – A tutta la pianta sono riconosciute proprietà sedative e calmanti; la radice è anche espettorante e antispasmodica (contro raffreddori e in generale le infiammazioni delle vie respiratorie).
Infuso per favorire la distensione e il sonno: lasciare in infusione per almeno 5 minuti qualche foglia e fiore in una tazza d’acqua calda, filtrare e bere. Contro l’emicrania di origine nervosa si può provare il decotto delle radici; entrambe le preparazioni sono utili in caso di raffreddore, tosse, catarro.
Nota bene: è bene astenersi dal consumare la pianta se si è allergici all’aspirina.

 

2b---Primula

Nota – Gli utilizzi riportati hanno finalità culturale e informativa; sono basati su nozioni di erboristeria, ricette culinarie e ricerche empiriche, non su studi medici convalidati da esperimenti scientifici. Essi pertanto non sostituiscono cure mediche o assunzione di farmaci. In caso di patologie, allergie e disturbi specifici, consultare sempre il medico curante. Si declina pertanto ogni responsabilità sull’utilizzo delle piante a scopo alimentare e curativo.

Percorsi di maggio Tra Valli di Lanzo e Val di Tesso

I percorsi adatti all’inizio della bella stagione che vi porteranno a scoprire la bellezza della Val di Lanzo e Val di Tesso, a pochi chilometri da Torino.

Le Valli di Lanzo sono circondate da alcune delle più imponenti vette del Piemonte che separano l’Italia dalla Francia. Prendono il nome dalla cittadina di Lanzo Torinese, da cui ci si può incamminare verso molteplici percorsi di trekking, alcuni più complessi, altri percorribili anche da escursionisti meno esperti.

La Valle Tesso, fa parte delle Valli di Lanzo e si differenzia per essere più aperta rispetto alle altre, permettendo di godere della vista della pianura fino alla collina torinese.

Oltrepassati il comuni di Lanzo e Monastero di Lanzo, si può lasciare la macchina nei pressi di Marsaglia e iniziare il cammino.
Visitata questa bella frazione, caratterizzata da una chiesa barocca, si può partire alla volta del Rifugio Salvin (m 1580), prendendo la mulattiera che conduce alla borgata Salvin.
Questa mulattiera veniva usata per trasportare il fieno immagazzinato negli alpeggi durante l’estate, quando le scorte di fondo valle terminavano.

Dopo circa una decina di minuti si arriva alla Roc di Balmabianca, dove sono presenti tracce di antiche carbonaie. Il percorso continua ancora attraverso un terreno ricco di acque sorgive e superate altre baite, si arriva finalmente al Rifugio Salvin.
Qui è possibile fermarsi per assaggiare prodotti tipici locali.

Una volta rigenerati, è possibile continuare ancora attraverso i molteplici percorsi escursionistici che partono dal Salvin.

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Molto bello è il percorso che porta al Lago di Monastero (m 1992).
L’itinerario è percorribile a piedi o in mountain bike. Il percorso presenta 400 mt di dislivello, e il tempo per raggiungere il lago è di circa due ore.
La strada costeggia pascoli e alpeggi e permette di godere di un panorama mozzafiato sulla Pianura Padana e sulle Alpi Graie.

Nei giorni in cui non c’é nebbia, è possibile notare il Monviso e il Monte Rosa.
Una volta arrivati al lago potete passare una giornata rilassante e rigenerante immersi nella natura incontaminata, lontano dal caos della città.

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In alternativa, un percorso che parte dal rifugio Salvin è quello che conduce al Passo della Forchetta (1666 m). E’ la camminata più semplice, e attraversa in piano la valle fino ad arrivare a Menulla. Il tempo di percorrenza è di circa 45 minuti.
Durante il percorso si incontrano diversi alpeggi, testimonianza di un passato ricco di storia.

Una volta giunti al Passo, la fatica sarà ripagata dalla vista che si presenterà davanti ai vostri occhi: questo posto è infatti un immenso “balcone” che si affaccia sulle Alpi Graie e sulla Val di Tesso.
Poco distante potrete anche notare un piccolo monumento dedicato ai due giovani partigiani Peroglio e Marino, caduti in battaglia il 28 aprile 1944 durante un rastrellamento dei nazifascisti.

Soggiornare all’ Hotel Italia a Coassolo significa avere un perfetto punto di partenza per effettuare questi percorsi e raggiungere luoghi incantati grazie alla sua posizione strategica.

Piante spontanee commestibili e officinali: Alliaria e Borsa del pastore

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta di erbe spontanee che possiamo utilizzare in cucina.
Si tratta di piante comuni e facilmente riconoscibili; costituiscono un cibo sano e di alto valore nutritivo, anche perchè siamo noi stessi a raccoglierlo e cucinarlo.
Oggi dedichiamo questo spazio a due erbe appartenenti alla famiglia Brassicaceae: è quella di cavoli e cavolfiore, broccoli, rucola, rape e rapanelli, cime di rapa, rafano, senape e crescione; si tratta quindi di un gruppo botanico che riveste grande importanza alimentare, e annovera anche varie specie ornamentali, fra le quali citiamo: Violaciocca, Iberis, Alisso, Aubrezia, Monete del Papa.
La famiglia è anche conosciuta con il termine “Crucifere”; il nome si riferisce alla tipica forma del fiore, che presenta 4 petali disposti a croce.

Alliaria (Alliaria petiolata (Bieb.) Cavara et Grande)

Erba biennale che a piena maturità può raggiungere un’altezza di 80 cm; è diffusa nei boschi (soprattutto ai margini) e nei luoghi concimati, dalla pianura alla montagna (1700 m).
Come suggerisce il nome, la pianta ha un aroma simile a quello dell’aglio, anche se più delicato e senza produrre gli effetti indesiderati di quest’ultimo.
Presenta foglie basali reniformi e foglie superiori triangolari-cuoriformi. Si consumano cotte come ripieno di torte salate, o in frittata; crude sono ottime insieme all’insalata, o impiegate come condimento per la pasta: si può preparare un “pesto” con abbondanti foglie di Alliaria, noci, pinoli, olio extravergine e parmigiano. In alternativa si può spalmare questa salsa sul pane tostato, per realizzare delicate tartine da servire con l’aperitivo.
Proprietà – La pianta, privata della radice e utilizzata allo stato fresco, è espettorante e curativa delle affezioni dell’apparato respiratorio. Per il catarro bronchiale e per depurare l’organismo si può assumere un infuso, in quantità di due tazzine al giorno, preparato con 3 grammi di pianta e 100 ml di acqua calda (non bollente).

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Borsa del Pastore (Capsella bursa-pastoris (L.) Medik.)

Erba biennale, alta fino a 40 cm, che emana un odore solforato se viene stropicciata.
Si presenta inizialmente con una rosetta di foglie allungate di forma molto variabile: possono avere denti da appena accennati a molto profondi, raggiungenti anche la nervatura centrale.
Dalla rosetta presto emerge un fusto eretto e ramificato, recante i fiori. I frutti sono appiattiti e hanno una caratteristica forma triangolare. E’ comunissima in pianura negli incolti, ai lati di prati e strade, e diffusa infestante di orti e campi; nei medesimi ambienti in cui si può facilmente incontrare anche in montagna.
Si utilizzano le foglie – meglio se raccolte durante la primavera quando sono più tenere – nelle minestre di verdure miste, anche insieme ad altre erbe come Tarassaco e Ortica.
Proprietà – Le vengono riconosciute proprietà astringenti a livello enterico (contro la diarrea), esplicate attraverso l’infuso: 1 cucchiaio raso di sommità (porzioni apicali del fusto) in una tazza d’acqua calda per 10 minuti; 2 tazze al giorno lontano dai pasti.
Si citano anche proprietà a livello circolatorio: antiemorragiche, emostatiche e di contrasto a disturbi da insufficienza venosa come le varici.

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Nota – Gli utilizzi riportati hanno finalità culturale e informativa; sono basati su nozioni di erboristeria, ricette culinarie e ricerche empiriche, non su studi medici convalidati da esperimenti scientifici. Essi pertanto non sostituiscono cure mediche o assunzione di farmaci. In caso di patologie, allergie e disturbi specifici, consultare sempre il medico curante. Si declina pertanto ogni responsabilità sull’utilizzo delle piante a scopo alimentare e curativo.

Il Bonet: un’antica delizia di origine piemontese

Il bonet è un dolce di antica tradizione piemontese a base di uova, zucchero, latte, cacao, liquore e amaretti.
E’ ottimo da servire a fine pasto per terminare al meglio una ricorrenza o una festa.
Secondo la ricetta originale, il bonet viene ricoperto con il caramello, una vera delizia per viziare al meglio il nostro palato.

Ingredienti
Amaretti 100 g
Cacao amaro in polvere 50 g
Tuorli medie 10
Rum 100 ml
Latte intero fresco 700 ml
Zucchero 150 g

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Per il caramello
Zucchero 100 g

Per prima cosa preriscaldate il forno a 180° in modalità statica.
Nella planetaria montate lo zucchero con i tuorli, finché non diventa di consistenza spumosa.
Nel frattempo tritate finemente nel mixer gli amaretti (lasciarne da parte qualcuno per la decorazione) in modo da ottenere una polvere sottile e successivamente uniteci il cacao setacciato e tenete da parte.
Preparate anche il caramello, mettendo a sciogliere lo zucchero in un pentolino senza mai mescolarlo.
Una volta che i tuorli e lo zucchero sono ben montati, unitevi il rum, gli amaretti tritati con il cacao e il latte a temperatura ambiente (la consistenza del composto risulterà piuttosto liquida)
Versate il caramello nello stampo da plumcake e fatelo aderire a tutta la superficie, dopodiché versare anche il composto per il bonet aiutandovi con un mestolo e trasferite questo stampo in uno più capiente che servirà per il bagnomaria, quindi riempitelo con acqua bollente fino ad ad arrivare ai due terzi dello stampo.
Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 45-50 minuti; sarà cotto quando inizierà a staccarsi dalle pareti dello stampo.
Togliete il bonet dal forno con delicatezza e toglietelo anche dallo stampo del bagnomaria; lasciate raffreddare a temperatura ambiente.
Una volta freddo, mettetelo in frigorifero per almeno 1 ora. Passato questo tempo, immergete rapidamente lo stampo del bonet  in acqua bollente per facilitare l’estrazione del dolce.
Decorare il bonet con gli amaretti tenuti da parte in precedenza.

Note
Per evitare di ottenere un bonet troppo sodo e pieno di bolle d’aria, evitate di far bollire l’acqua del bagnomaria.
Come alternativa al rum, potete aggiungere un mezzo bicchiere di caffè ristretto non zuccherato e freddo.

Curiosità
In dialetto piemontese il termine bonèt significa berretto, il dolce ne ha preso il nome poiché servendolo a fine pasto, faceva da “cappello” a tutto ciò che si aveva mangiato in precedenza.

La 101esima edizione del Giro d’Italia attraverserà il Canavese.

L’edizione del Giro d’Italia 2018 sarà molto speciale.

Non solo perché la partenza prevista per il 4 maggio sarà da Gerusalemme, ma anche perché toccherà molto da vicino il Canavese e le Valli di Lanzo.

Il prossimo venerdì 25 maggio, durante la 19° tappa del Giro d’Italia, il gruppo di ciclisti professionisti in rosa attraverserà il centro di Lanzo a mezzogiorno e un quarto.

Un’ottima occasione per la città, il Giro sarà infatti seguito da milioni di persone in tutta Italia.
Sono stati già contattati dal comune diverse associazioni, scuole e amministrazioni limitrofe al fine di allestire al meglio delle coreografie che addobberanno Lanzo durante questo gran giorno.
Naturalmente ci saranno anche delle azioni di bonifica e messa in sicurezza stradale.

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La 19° tappa, lunga 184 chilometri, partirà da Venaria, dal Parco della Mandria.
Gli atleti attraverseranno la direttissima che porta nelle Valli di Lanzo, attraverseranno Robassomero e il ponte della Stura, entreranno successivamente a Lanzo, per poi scendere al Colombaro e tagliare il centro di Germagnano. Arrampicandosi lungo i tornanti della Valle di Viù, arriveranno fino al Col del Lys e scenderanno quindi in Val Susa, dove successivamente affronteranno la salita verso il Colle delle Finestre fino ad arrivare alla destinazione finale della tappa, Jafferau, a Bardonecchia.
Le strade saranno chiuse già due ore prima del passaggio degli atleti.

Il giorno seguente, il 26 maggio, gli atleti torneranno a transitare nel nostro territorio nella tappa successiva, la Susa-Cervinia, toccando di nuovo Robassomero per poi procedere verso Ciriè e Favria. L’ultima volta che il Giro d’ Italia attraversò il Ciriacese fu nel 2013.
La 101esima edizione si concluderà poi il 27 maggio a Roma.

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http://www.giroditalia.it/it/tappa/tappa-19-2018/

 

…Un po’ di storia

Il 7 agosto 1908 La Gazzetta dello Sport annunciava che presto avrebbe organizzato il “Giro d’Italia”, un evento che aspirava a diventare “una delle prove più ambite di ciclismo internazionale”.
Così, il 13 maggio 1909 partì la prima gara ufficiale, lunga 2,447 km e divisa in otto tappe.
Il vincitore di questa primissima edizione fu Luigi Ganna
Dopo il grande successo del primo anno, si decise di replicare la gara negli anni a seguire fino ad oggi, con un aumento significativo delle tappe e quindi del chilometraggio di gara.

Trasformare la terrazza in un giardino, sia in estate che in inverno

Un semplice terrazzo può trasformarsi in uno spazio verde e accogliente, in cui poter fare giardinaggio e passare piacevoli momenti in famiglia o con gli amici.
Realizzarne uno è un’ operazione semplice e divertente, per prima cosa bisogna pensare alla progettazione del nostro angolo verde. Quindi, muniti di matita e righello, iniziare a misurare il terrazzo per intero per poter capire dove collocare i vasi e le fioriere.
La scelta delle piante è quindi fondamentale, vanno selezionate in base alla superficie disponibile, all’esposizione del terrazzo e ovviamente ai propri gusti personali.
Nel progetto bisognerà anche indicare le misure dei vasi e il tipo di pianta che dovranno ospitare. Di seguito alcuni consigli sulle piante e sui vasi da utilizzare per il vostro giardino in terrazza:

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I vasi

Bisogna prestare molta attenzione al peso dei contenitori, perché causeranno una pressione sul terrazzo. Per spazi piccoli è meglio scegliere vasi leggeri e maneggevoli.
Non acquistate il primo vaso che vi capita, perché hanno anche un’ importante funzione decorativa, per esempio i vasi predisposti ad essere attaccati alle pareti sono molto scenografici.
Se avete intenzione di coltivare piante commestibili, considerate che hanno bisogno di più spazio rispetto alle altre, affinché queste si sviluppino adeguatamente.
Se disponete di un terrazzo di grandi dimensioni, si possono collocare anche grossi vasi adatti ad ospitare arbusti. In questo caso si potrà pensare ad un eventuale impianto di irrigazione.
Un altra opzione è quella di coltivare le piante nelle vasche. Queste permettono di piantare in serie, creando un giardino ad effetto naturale.

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Siccome le piante dovranno rimanere per molti anni nello stesso contenitore, i vasi e le vasche dovranno essere riempiti con terriccio di ottima qualità. Per consentire un corretto drenaggio dell’acqua, i vasi da preferire sono quelli in terracotta.
Se il vostro terrazzo è di piccole dimensioni, si preferisce usare quelli in plastica, per poterli spostare meglio e per il discorso dell’eccessiva pressione sul terrazzo. Il fondo del vaso deve essere forato e va coperto da uno strato di pietra pomice o argilla espansa, per evitare che l’ acqua intacchi le radici della pianta, garantendone un vita più longeva. Dopodiché si passerà al terriccio, praticando successivamente un foro dove verrà collocata la pianta.

Le piante

Per quanto riguarda la scelta delle piante, esistono le sempreverdi, ottime per chi vuole organizzare un giardino in terrazza anche d’inverno. Oppure quelle che variano colore di stagione in stagione, altre profumatissime ed altre rampicanti, ottime per chi vuole ricreare un po’ di privacy. Le piante in terrazzo vanno innaffiate regolarmente, in base all’esposizione.
In estate, per quanto riguarda le piante esposte al sole, è meglio innaffiarle la sera o la mattina presto, in modo da evitare l’evaporazione immediata dell’acqua.
In inverno, le piante vanno innaffiate in base alle loro necessità.

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La Lewsia è una specie dalla fioritura abbondante, la Rodiola dà i suoi fiori sia in pieno sole che a mezz’ ombra, l’Elleboro fiorisce in pieno inverno in prossimità del natale, mentre la Pervinca è una pianta sempreverde con fiori azzurri e rosa. La Lavanda, ottima per creare siepi ed aiuole abbinate alle rose, emana un profumo delizioso grazie ai suoi piccoli fiori.
Questi sono solo alcuni esempi per far capire che esistono una quantità immensa di piante in commercio.
Per un tocco elegante, aggiungete effetti di luce posizionando piccole lanterne nascoste tra le piante, nelle zone più buie.
Ecco il vostro angolo verde in terrazza dove potervi rilassare, fare giardinaggio e organizzare eventi con gli amici.
Lasciatevi ispirare dall’ immenso giardino dell’ Hotel Italia a Coassolo, in mezzo alla natura e ai colori dei fiori, potrete passeggiare godendo di una stupenda giornata estiva nel maestoso giardino che circonda la struttura.

Valli di Lanzo: storia, curiosità e prodotti tipici

Le Valli di Lanzo sono un posto affascinante e ricco di storia.

Moltissimo tempo fa, nella Valli di Lanzo si insediarono i Graiceli, una popolazione di origine ligure. Grazie alla romanizzazione, fu sistemata un strada che collegava Augusta Taurinorum ai valichi dell’Autaret e dell’Arnas, in Val di Viù.

Le Valli venivano chiamate “Mategasche” durante in periodo medioevale, da qui nacque l’origine del nome del paese di Mathi.
In questo periodo si estendeva la signoria del vescovo di Torino, nel mentre i Savoia fecero ingresso a Caselle e Ciriè, e si impadronirono delle valli dopo il XII secolo.
La popolazione delle Valli di Lanzo crebbe notevolmente tra settecento e ottocento, fino ad arrivare ad un picco demografico nel XIX secolo.
strade
Nel corso del XX secolo, però, i comuni delle valli iniziarono a perdere addirittura fino al 70% della loro popolazione, che si trasferirono all’estero o nei grandi centri industriali in cerca di fortuna.
Questo calo demografico comportò la soppressione di diversi comuni.
Infatti, le numerose frazioni presenti nelle Valli di lanzo, un tempo erano comuni autonomi.

Le Valli di Lanzo furono collegate alla città di Torino dalla fine del XIX secolo tramite la ferrovia Torino – Ceres. Questa fu la prima tratta ferroviaria d’Europa alimentata con corrente continua ad alta tensione .
Verso l’inizio del  XX secolo, nelle Valli Lanzo ci fu una grossa crescita del turismo, soprattutto in estate. Le famiglie agiate di Torino infatti trascorrevano le loro vacanze al fresco nelle valli.

Prodotti tipici

Nel 1679 il medico lanzo Teobaldo Pecchio, insieme al panettiere Antonio Brunero, diedero vita al “ghersin”, che successivamente si diffuse col nome di grissino. Aiutato da Brunero, Pecchio volle creare un pane molto sottile e croccante, per curare l’ inappetenza di Vittorio Amedeo II di Savoia. Questa ricetta è commemorata a Lanzo da una targa posta all’ esterno della casa dove un tempo viveva Pecchio. La ricetta si è poi diffusa in tutto il mondo, nonostante non venga ricordata l’ origine lanzese.
ghersin
Un altro prodotto tipico sono i Torcetti di Lanzo. Considerati una variante dolce dei grissini, sono dei biscotti al burro composti da una striscia di pasta, arrotolata e fatta caramellare in superficie. Fanno parte del Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino, ovvero una raccolta di prodotti locali artigianali con tradizione storica e contenenti materie prime locali.
La Toma di Lanzo è un formaggio prodotto negli alpeggi e nei pascoli delle valli, di latte vaccino intero e crudo. Una volta inserito nelle forme viene pressato e fatto stagionare almeno 60 giorni, per poi dare vita a un prodotto artigianale e gustoso.
Per finire in bellezza, tra i prodotti tipici bisogna ancora citare il Salame di Turgia, è un salame morbido ottenuto da carni di vacche adulte (turge, in piemontese) con l’aggiunta di lardo, pepe e spezie. E’ ottimo consumato crudo grazie alla sua caratteristica morbidezza.
Se non siete mai stati in queste valli, e questi racconti hanno stuzzicato la vostra curiosità, esistono varie strutture nelle quali poter trascorrere un piacevole soggiorno, tra i quali l’Hotel Italia a Coassolo. Qui vengono prodotti artigianalmente diversi prodotti, come l’Amaro di Coassolo, il pane e i grissini.

Tradizioni matrimoniali dal mondo

Paese che vai, tradizione che trovi.

Alcune usanze matrimoniali sono romantiche, altre invece sono davvero stravaganti!
Magari una di queste potrà essere uno spunto per il vostro matrimonio, per dare quel tocco di originalità che cercate. Altre invece vorrete proprio evitarle!

I Matrimoni in Corea del Sud

In Corea del Sud, lo sposo dona alla sua futura moglie due anatre di legno, che simboleggiano virtù e rappresentano la coppia.
Questo animale infatti, sceglie lo stesso compagno con cui volare per tutta la vita.
Dopo le anatre, un altro animale legato al matrimonio è il pollo. Vengono posti dei polli sopra e sotto il tavolo degli sposi, e sono un segno di augurio per una prole numerosa.
Secondo la tradizione, il suo canto dà inizio al nuovo cammino di vita degli sposi.

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Il rito Indù

Nonostante la religione Indù abbia almeno undici tipi di riti differenti, esistono dei punti in comune in tutte le cerimonie. Un elemento che simboleggia fertilità e prosperità, è l’abito da sposa colorato di rosso. Altro elemento legato alla tradizione sono i tatuaggi all’hennè.
Le mani della sposa saranno quindi dipinte con questa pasta dalle mille proprietà, e molto spesso dentro a questi tatuaggi è nascosta l’iniziale dello sposo.
Se lui non riuscirà a trovarlo, si dice che sarà succube della moglie!

Tradizioni greche

In Grecia è abitudine invece per la sposa mettersi una zolletta di zucchero nel guanto, affinché il suo matrimonio possa addolcirsi.

Usanze stravaganti in Svezia

In Svezia gli sposi devono stare molto attenti agli invitati. Secondo la tradizione, appena lo sposo lascerà la sala per andare alla toilette,  gli ospiti si fionderanno a baciare la sposa a finché il marito non ritorna!

rito-ebraico

Rituale ebraico

La tradizione Ebraica vuole che lo sposo durante la cerimonia rompa un bicchiere di vetro. Questo rituale, vuole preparare gli sposi dagli ostacoli futuri, e simboleggiava la distruzione del tempio di Gerusalemme. Durante le danze invece, gli invitati porteranno in spalla i due sposi che dovranno riuscire a darsi un bacio. Se ce la faranno, significa che riusciranno a superare gli ostacoli della vita.

Sposarsi in Finlandia

In Finlandia la raccolta dei regali di nozze è un po’ bizzarra. La sposa sarà accompagnata da un uomo maturo, simbolo di un matrimonio duraturo, a riscattare i regali direttamente nelle case degli invitati.

Queste sono alcune delle tantissime tradizioni usate nel mondo, ma anche in Italia ce ne sono moltissime, ad esempio lo sapevate che il lancio del bouquet è stato preso in prestito da una tradizione araba? Questo lancio rappresenta la chiusura del fidanzamento e l’inizio della vita matrimoniale. L’invitata che riuscirà a recuperare il mazzetto, sarà la prossima a ricevere una proposta.

Qualsiasi siano le vostre tradizioni e le vostre origini, la location rimane sempre una scelta fondamentale per poter godere di una giornata indimenticabile.
L’Hotel Italia a Coassolo è il luogo perfetto sia per il vostro rito che per il ricevimento.
Gli chef e tutto il personale sono a disposizione per soddisfare ogni vostra esigenza culinaria.

Tradizioni, miti, e curiosità del mese di maggio

Il mese di Maggio è il quinto del calendario e ad esso si legano moltissimi miti, tradizioni e culti differenti.

Il nome di questo mese potrebbe derivare da un’ antica divinità romana, Maia, la dea della fecondità e del risveglio della natura.
Si narra  che il primo giorno di maggio il Dio Vulcano donava a Maia una scrofa gravida in segno di fecondità.
Nell’Antica Roma, agli inizi di maggio si venerava Flora, la dea della fioritura degli alberi da frutto.

In questo mese magico infatti la natura si risveglia e rivela la sua abbondanza e la sua ricchezza tra fiori, colori , profumi e i canti degli uccelli.
Le giornate si allungano, consentendoci di godere di tiepide serate immersi nei suoni della stagione primaverile.
A maggio iniziano a maturare i primi frutti, dalle fragole alle ciliegie, dalle nespole alle albicocche. Nell’orto è possibile trovare freschissima rucola, fave, ravanelli, insalata, peperoni, melanzane zucchine e non solo. I campi di grano, avena e orzo sono alti e rigogliosi.

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Non c’è da stupirsi se questo è uno dei mesi più bello dell’anno,  ad esso sono legate tradizioni e festività uniche in tutto il mondo.

Per i Celti il primo maggio è una festa molto importante, in quanto segna l’inizio della seconda metà dell’anno. Secondo il calendario celtico ogni anno è diviso in due parti: una parte oscura e una luminosa, quella che appunto parte da Maggio.

Questa festività si chiama Beltain o Beltane, e viene festeggiata tutt’oggi in diverse località, sempre rigorosamente in mezzo alla natura.
In Irlanda Beltane è il nome in gaelico del mese di Maggio ed è tradizionalmente considerato il primo giorno di primavera. Si narra che nel X secolo i druidi festeggiavano accendendo dei falò attraverso i quali venivano condotte sia persone sia bestiame. Questo rituale veniva usato come purificazione e come buon augurio.
Nella Wicca, Beltane riprende alcuni aspetti della festa gaelica , anche se apparentemente sembra più legata alla celebrazione di Calendimaggio.
Questa festa stagionale, chiamata anche Cantar maggio, prende il suo nome dal periodo in cui viene effettuata, cioè i primi di maggio. Vive ancora oggi in diverse regioni d’ Italia quali la Liguria, la Lombardia, l’Emilia Romagna, l’Umbria e la Toscana, ed è simbolo del ritorno alla vita e alla rinascita.

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Una celebrazione di Beltane che risale ai Celti, etruschi e liguri, prevede che i Maggianti o Meggerini cantino strofe benauguranti a tutti gli abitanti delle case che visitano in cambio di un’elemosina a base di uova, vino, dolci o cibo.
Durante le loro visite i Maggerini si ornavano di rami di Ontano e Maggiociondolo e Viole e Rose, simbolo della rinascita primaverile.
Anche nelle Valli di Lanzo, nelle piccole frazioni e nei paesini di montagna si svolgono moltissime feste e manifestazioni legate alla primavera, il tutto accompagnato da balli tipici e cibo a volontà.
Un’ interessante opzione per soggiornare durante questi festeggiamenti legati al risveglio della natura, è senz’altro l’Hotel Italia a Coassolo, che vanta un maestoso parco pieno di meravigliose piante fiorite.