Come consumare le piante spontanee massimizzando le caratteristiche nutritive

Le piante, organismi indispensabili alla nostra alimentazione, sono uno straordinario laboratorio chimico: a partire da anidride carbonica atmosferica, radiazione solare, acqua e sostanze minerali assunte attraverso le radici, producono una grande varietà di molecole organiche fra le quali: carboidrati, lipidi, amminoacidi e proteine, vitamine, oli essenziali, pigmenti.

Alcune fra queste sostanze sono termolabili, cioè si alterano e si inattivano per azione del calore perdendo la loro funzionalità; sono termolabili ad esempio le vitamine C, A e alcune del gruppo B (B1, B2, B5, B9).

Il consumo dei vegetali crudi consente di valorizzare al massimo le loro caratteristiche nutrizionali, perchè nessun componente nutritivo viene perso. Il trattamento termico, comunque necessario per alcune erbe (ad esempio l’Ortica per ovvi motivi, e la Consolida Tuberosa densamente pelosa), comporta invece una perdita di sostanze nutritive.
La cottura a vapore in pentola a pressione è il metodo che minimizza la perdita di vitamine e sali minerali, perché comporta brevi tempi di cottura senza immergere i vegetali nell’acqua .
Valida comunque la cottura al vapore, sconsigliata invece la bollitura in acqua.
La preparazione di minestre o il riutilizzo dell’acqua di lessatura – ad esempio come brodo vegetale – consente comunque di recuperare in parte i nutrienti rilasciati per azione del calore.

Il consumo delle erbe crude richiede che vengano raccolte nei periodi adatti, quando sono allo stadio giovanile; spesso è bene raccogliere le rosette basali – il “ciuffo” di foglie riunite a livello del suolo – prima che la pianta sviluppi il fusto e successivamente i fiori. Anche le foglie del fusto sono commestibili, ma generalmente più coriacee e piccole di quelle basali.

 

Un classico esempio di erba altamente nutritiva da consumare cruda è il Crescione d’acqua (Nasturtium officinale R. Br., famiglia Brassicaceae) – Conosciuto anche con i nomi “agretto”, “chersonil”, “chersunit”, è una perenne acquatica che può superare i 50 cm di altezza. E’ diffusa in montagna negli ambienti ombrosi e freschi caratterizzati dalla presenza di acqua: ruscelli, fossi, rupi umide, sorgenti; la si può trovare anche ai margini di fiumi e torrenti, dove lo scorrimento dell’acqua è meno impetuoso.

Pianta di Crescione

Pianta di Crescione

Le foglie si raccolgono da aprile-maggio a luglio (cioè prima e durante la fioritura della pianta), sono pennate e carnosette; hanno un sapore leggermente acre e piccante, e sono ottime consumate crude nelle insalate miste; tritate, si possono aggiungere alla maionese, oppure a yogurt, olio extravergine e sale, per preparare una salsa da spalmare sulle tartine, o di accompagnamento a verdure cotte, patate lesse, pesce.

Proprietà
La pianta, ricca di vitamina C, vitamina E e sali minerali, è disintossicante, diuretica, depurativa, digestiva, ricostituente.

Nota bene

1) Il Crescione va raccolto in corsi d’acqua non inquinati, e lontani dagli animali al pascolo.

2) La pianta si confonde facilmente con il suo “parente” Billeri amaro (Cardamine amara L.), anch’esso commestibile e utilizzabile allo stesso modo, ma caratterizzato dal sapore amaro; cresce negli stessi ambienti e presenta aspetto esteriore pressochè identico al Crescione.

Billeri-amaro-fiori

Per evitare comunque confusioni, riportiamo alcuni caratteri discriminanti delle due specie.

Crescione – foglie dal sapore gradevole e un po’ piccante, non amaro; fusto tubuloso, cavo (comprimibile fra le dita); antere gialle nel fiore appena schiuso.

Crescione-fiori

Crescione – fiori

Billeri amaro – foglie amare, fusto pieno, antere violette nel fiore appena schiuso.
Nota – Gli utilizzi riportati hanno finalità culturale e informativa; sono basati su nozioni di erboristeria, ricette culinarie e ricerche empiriche, non su studi medici convalidati da esperimenti scientifici. Essi pertanto non sostituiscono cure mediche o assunzione di farmaci. In caso di patologie, allergie e disturbi specifici, consultare sempre il medico curante. Si declina pertanto ogni responsabilità sull’utilizzo delle piante a scopo alimentare e curativo.

Il Ponte del Diavolo a Lanzo: storia e leggenda

A Lanzo, a pochi chilometri da Torino, si trova l’antichissimo e famoso Ponte del Diavolo.

Fu costruito nel 1378 per collegare il piccolo borgo di Lanzo alla città di Torino. Fu eretto perché per i Savoia era necessaria una strada alternativa per arrivare in città senza dover necessariamente passare in territori ostili, oltre che per facilitare gli scambi commerciali e turistici. I Savoia infatti erano in conflitto con i princi d’Acaja (che governavano su Mathi, Balangero e Villanova) e con i marchesi del Monferrato (che governavano su Corio).
Furono molti i disagi, il ponte non ne voleva sapere di stare in piedi: tra bufere improvvise e fulmini, crollò diverse volte.
Il costo per la costruzione fu talmente elevato che la castellania di Lanzo impose una tassa sul vino per anni.Ma il risultato è ancora ben visibile ancora oggi. Si tratta di una struttura a schiena d’asino alta 16 metri e lunga 65, collocata in una stretta gola scavata dal fiume Stura in tempi antichissimi.
Nell’anno 1564 fu costruita una porta al centro del ponte per per preservare il borgo dalle epidemie di peste e salvaguardare la salute degli abitanti.
Quello che rimane di questa porta oggi è un arco al centro del ponte

https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_del_Diavolo_(Lanzo_Torinese)

https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_del_Diavolo_(Lanzo_Torinese)

Dietro al Ponte del Diavolo esiste un’antica leggenda.

Si narra che il Diavolo, assistendo a questi continui incidenti di costruzione, propose di costruire lui stesso il ponte. Ma a una condizione: lo avrebbe costruito in cambio dell’anima del primo che lo avrebbe attraversato. Gli abitanti accettarono e così il ponte fu eretto.
Il giorno dello scambio non si presentò nessun cittadino, anzi , fecero attraversare il ponte a un cagnolino. Visto ciò il Diavolo si adirò e pestò pesantemente le zampe sulle rocce, formando dei solchi visibili dietro la Cappella di San Rocco, locato all’imbocco del ponte sul lato Lanzese.

http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/parchi-piemontesi/item/408-visitare-il-ponte-del-diavolo

http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/parchi-piemontesi/item/408-visitare-il-ponte-del-diavolo

Questi solchi sono chiamati “Marmitte dei Giganti”, e sono in realtà dei fenomeni geologici dovuti all’erosione della pietra in seguito all’azione vorticosa dell’acqua.
Nel Parco nazionale del Ponte del Diavolo è facile notare “Marmitte” di diverse dimensioni. Quasi tutti i solchi sono ormai all’asciutto a parte la “Marmitta Grande”, in parte immersa nell’acqua e quindi ancora soggetta ai fenomeni di erosione. Un’altra leggenda narra inoltre che le Marmitte dei Giganti” siano state le pentole in cui il Diavolo ha cucinato la minestra per i suoi aiutanti durante costruzione del Ponte del Diavolo.

Tra le varie strutture nei dintorni del Ponte del Diavolo, l’Hotel Italia a Coassolo è il luogo perfetto in cui poter soggiornare o assaporare piatti tipici della tradizione.

Il perfetto matrimonio in montagna

Il matrimonio in montagna è stupendo in qualsiasi stagione: pensate al risveglio dei fiori e dei prati in primavera, al sole potente ma più fresco rispetto all’afa cittadina in estate, a una romantica neve bianca che si fonde con l’abito da sposa, in perfetto stile “regina delle nevi” in inverno.

Se il vostro sogno è quello di trascorrere il giorno del matrimonio in montagna, sicuramente sarete persone emotivamente vicine alla natura, ai panorami mozzafiato e legate alle antiche tradizioni e ai sapori di un tempo.
Non è una cosa da poco, infatti grazie alla vostra passione per la montagna potrete organizzare un matrimonio stupendo, dal ricevimento, al luogo della cerimonia, alle partecipazioni… e non dimentichiamo il vostro album di nozze, grazie all’ambiente montanaro avrete dei ricordi stupendi da conservare.
Potrete giocare con i vari elementi naturalmente presenti nel contesto come alberi, campi in fiore, uno scorcio di un paese di montagna ecc… Immaginate una foto di spalle in un punto panoramico, oppure un primo piano stesi su un prato contornati da fiori di campo.

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Anche per gli invitati sarà un’occasione per vivere un momento magico e speciale ed è facile che colgano l’occasione di passare un piacevole weekend in montagna soggiornando presso un hotel locale o presso la struttura dove deciderete di trascorrere il vostro matrimonio in montagna.

Un’ idea potrebbe essere quella di effettuare il ricevimento in una piccola chiesa in un villaggio di montagna opportunamente decorata con fiori rustici di campo intrecciati tra loro.
Per il rito civile, potreste anche decidere di sposarvi nel luogo che più preferite e che più vi fa sognare, presso l’ Hotel Italia a Coassolo è possibile effettuare tale rito nel maestoso parco che circonda la struttura, e dispone di suite matrimoniali ed eventuali stanze per i vostri ospiti.

Per quanto riguarda il cibo, potrete optare per un buffet all’aperto oppure deliziare voi e i vostri ospiti con un menù a base di prodotti tipici locali.
Presso l’Hotel Italia a Coassolo potrete richiedere un menù personalizzato per accontentare anche i palati più esigenti, e abbinare piatti tipici della tradizione della zona della Val di Tesso.
Per un tocco montanaro anche a tavola, potrete optare per decorazioni in stile rurale, utilizzando vecchi arnesi o fiori di campo.

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Per il vostro matrimonio in montagna non possono mancare gli inviti personalizzati.
Potete nascondere dentro alle partecipazioni dei fiori di campo o dei quadrifogli, oppure realizzare degli inviti fai da te ritagliando la parte superiore ricreando il profilo di una catena di montagne.
Oppure perché non dare ai tavoli i nomi delle località di montagna o delle vette che più vi piacciono?

Se siete appassionati delle antiche tradizioni, per finire in bellezza la bacchettata una banda del posto potrà intrattenervi con canti popolari e danze tipiche.

I ravioli del plin: alla ricerca degli antichi gusti e delle specialità piemontesi

Un primo piatto piemontese che non può mancare sulle nostre tavole sono i ravioli del plin.
Nascono nel Novecento nel territorio delle Langhe come una variante del classico raviolo, ma sono caratterizzati dalla loro particolare forma e da un gustoso ripieno di carne e verdura racchiuso in una fresca pasta all’uovo.

In dialetto piemontese, il termine plin significa pizzicotto, e sta proprio ad indicare il gesto con cui viene racchiuso il ripieno tra un raviolo e l’altro.

L’utilizzo di un misto di carni stufate, nacque propio da una necessità, e cioè quella di riutilizzare le carni avanzate, nulla andava sprecato in quei tempi.

I ravioli vengono successivamente conditi con il sugo delle carni cotte con le verdure, anche se esistono altre varianti, sia con il ripieno alla verza, sia utilizzando il tartufo come condimento.

Ingredienti per circa 200 ravioli
Farina 400 g
Uova (circa 70 g l’una) 4

Ingredienti per il ripieno
Lonza di maiale 200 g
Vitello polpa 250 g
Cosce di coniglio 200 g
Carote 300 g
Sedano 100 g
Cipolle grande 1
Spinaci 30 g
Scarola 30 g
Uova 1
Parmigiano grattugiato 15 g
Sale Fino q.b.
Pepe nero q.b.
Brodo Vegetale q.b.
Olio extravergine d’oliva q.b.

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https://ips.plug.it/cips/buonissimo.org/cms/2012/09/ravioli-al-plin.jpg

Disponete la farina a fontana sul piano di lavoro e rompete al suo interno le uova: dall’interno, mescolatele con un cucchiaio, lavorate poi con le mani l’impasto finché la farina non viene assorbita.
Nel caso in cui l’impasto non dovesse raccogliere completamente la farina o risultasse leggermente duro, aggiungete poca acqua tiepida ed impastate finchè non risulterà liscio e compatto.
Coprite la pasta con pellicola trasparente, lasciatela riposare in un luogo fresco e asciutto per 1 ora.

Tagliate grossolanamente il sedano, le carote, la cipolla e tenetele da parte.
Eliminate la parte grassa della lonza e della polpa di vitello e lasciateli rosolare in una pentola capiente fino a quando non risulteranno ben dorate. In un’altra padella rosolate anche le cosce di coniglio con due cucchiai di olio.
Unite le carni e aggiungeteci anche le carote, il sedano e la cipolla.
Salate, pepate e aggiungete un mestolo di brodo o acqua, coprite e lasciate cuocere per circa un’ora. Se necessario aggiungete brodo durante la cottura.

Lasciate raffreddare le carni. Conservate le verdure a parte con il fondo di cottura che servirà per condire i ravioli. Cuocete spinaci e scarola in un’unica padella avendo cura di cuocere prima la scarola e successivamente gli spinaci (richiedono minor tempo).

Mettete tutte le carni in un mixer, unite l’uovo, le verdure e il formaggio.
Frullate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un ripieno denso e compatto.

Ora preparate i ravioli del plin: prendete una porzione di pasta (avvolgete nella pellicola il resto della pasta, in modo che non si secchi) e tirate la sfoglia sottile. Ponete su metà della sfoglia inferiore una pallina di ripieno da circa 20 gr, lasciando uno spazio di 1-2 cm tra di loro.
E’ molto importante lavorare la sfoglia rapidamente per evitare che si indurisca.
Ripiegate la pasta su se stessa dal verso lungo e pizzicate con le dita i lembi di pasta ai lati delle palline di ripieno. Con una rotella tagliate la pasta nel senso della lunghezza a pochi millimetri dal ripieno.
Mettete i ravioli del plin su un canovaccio spolverizzato di farina.

Per la salsa: prendete le verdure stufate in precedenza, frullatele in un mixer fino ad ottenere una salsa liscia.
Cuocete i ravioli  del plin in abbondante acqua salata, appena saliranno in superficie scolateli e conditeli con la salsa.
 I vostri ravioli del plin sono pronti!

Cibi anti-caldo perfetti per sopportare l’afa e sentirsi leggeri

Fresche insalate, carni magre, pasta fredda e pesce, frullati, macedonie ma soprattutto tanta verdura e frutta di stagione, i giusti alleati per combattere il caldo.

Un buon alleato per combattere il caldo e l’afa che ci opprime durante la bella stagione, può essere senza dubbio il cibo.
Scegliendo i giusti alimenti e facendo piccoli pasti frequenti, possiamo infatti contrastare il grande caldo e rimetterci anche in forma.
Nei momenti afosi, è necessario optare per cibi e bevande ricchi di minerali e di acqua, limitando le proteine.
 Tra i vari alleati a tavola non devono mancare alimenti ricchi di carotenoidi, una sostanza importante per la protezione della pelle dai raggi solari.
Attenzione a consumare il gelato convinti di fare un pasto leggero: come spesso erroneamente si crede, non può sostituire un pasto poiché è ricco di zuccheri e scarso in proteine e grassi, per cui non è né saziante, né nutriente. Piuttosto si può considerare come uno spuntino, magari optando per i gusti a bare di frutta o comunque tipologie non troppo elaborate.
Ovviamente l’acqua non deve mancare, anzi, berne almeno 2 litri al giorno può aiutare a reidratare il corpo dopo che si suda e inoltre espelle le tossine. L’ideale sarebbe consumare almeno 10 bicchieri d’acqua in estate.

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Tra gli alimenti consigliati ci sono:

Le zucchine. Con il loro bassissimo valore calorico, sono ottime in estate perché contengono il 95 per cento d’acqua e contengono minerali, vitamina A, C e carotenoidi.
I cetrioli. Contengono moltissima acqua, vitamina C, amminoacidi e sostanze nutritive importanti come potassio, fosforo e sodio. E’ disintossicante, diuretico e rinfrescante.
La menta. Si può consumare in tisane o bevande fredde in caso di problemi digestivi. 
Il melone. Idratante, ricco di vitamina C e potassio, ottimo per la circolazione e per la pressione arteriosa.

L’anguria. E’ il frutto protagonista dell’estate, senza dubbio idratante, rinfrescante, diuretico e ricco di carotenoidi. Utile per i gonfiori e la ritenzione idrica alle gambe e per i momenti di maggiore spossatezza.
La pesca. Protegge la pelle e gli occhi grazie alla presenza di beta carotene, ha inoltre un’azione disintossicante e rinfrescante.

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Come carne, ottimo il pollo, molto digeribile e ricco di sodio e vitamine, oppure la sogliola, ricca di proteine e con un sapore delicato.
Per il vostro soggiorno estivo nelle Valli di Lanzo, L’ Hotel Italia a Coassolo è la struttura ideale per poter degustare piatti con frutta e verdura di stagione e un menù personalizzabile per tutte le esigenze e per tutti i palati

La storia del Santuario di Sant’Ignazio

Addentrandosi nel cuore delle Valli di Lanzo, è impossibile non rimanere colpiti dalla struttura che pian piano si rende ben visibile davanti ai nostri occhi: il maestoso Santuario di Sant’Ignazio

Questo luogo sacro è stato eretto sulla sommità del Monte Bastia a Pessinetto, tra il 1628 e il 1635, ed è dedicato a Sant’ Ignazio di Loyola.

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Si narra che nel 1626 la zona fu infestata dai lupi, che seminarono il terrore tra gli abitanti, ed uccisero alcuni animali e addirittura dei bambini. A seguito di questi terribili eventi, i cittadini invocarono e dedicarono funzioni religiose a Sant’ Ignazio. Miracolosamente i lupi abbandonarono la zona e non si fecero più vedere.

Così i cittadini in segno di ringraziamento chiamarono tutti i primogeniti con il nome del Santo, e promisero di costruire una chiesa in suo onore.
Qualche anno più avanti, nel 1629, il Santo apparve a una giovane contadina e suo marito proprio sul Monte Bastia.
Gli abitanti allora iniziarono a costruire una chiesa proprio lì.

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In un manoscritto è riportato che la primissima pietra fu posata dalla “Serenissima Pincipessa” Margherita di Savoia.
Dal 1630 al 1632 i lavori di edificazione furono sospesi a causa dell’ epidemia di peste che colpì la zona.

Presto la chiesa risultava essere troppo piccola per tutti i pellegrini che si recavano in questo luogo sacro, allora i cittadini donarono nel 1673 la punta del Monte Bastia ai Gesuiti, speranzosi che vi avrebbero costruito qualcosa di speciale.
E così fu. Sul monte fu eretto il santuario in fondo al quale ancora oggi si può vedere la vetta del Monte Bastia che spunta per ben cinque metri.

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La vetta del Monte Bastia

Il santuario oggi è un importante luogo di devozione, ma è principalmente utilizzato come casa per esercizi spirituali rivolti principalmente al clero torinese.
In questo luogo sacro infatti transitarono molte persone religiose importanti come S.Giovanni Bosco, S.Giuseppe Cafasso, S.Leonardo Murialdo, il Beato Giuseppe Allemanno.

Salendo verso il Santuario dalla sottostante frazione Tortore, si giunge a un grosso piazzale da cui su gode di una vista mozzafiato sulle Valli di Viù, Val d’Ala e Val Grande.
Il 31 luglio ogni anno si celebra la festa di Sant’Ignazio con pranzi, brani musicali e processioni.

L’ Hotel Italia a Coassolo è il punto di riferimento ideale per partire alla scoperta di questi luoghi ricchi di storia, immersi nel verde rigoglioso delle Valli di Lanzo.

Mini-pond : un giardino acquatico in un contenitore

Per gli amanti del giardinaggio, una novità che non può mancare con l’arrivo del caldo è il mini-pond: un mini giardino acquatico composto da piante idrofite, poste in contenitori di diversi materiali e dimensioni. Grazie a queste specie acquatiche è possibile realizzare un piccolo angolo verde sui vostri terrazzi o in giardino.

La scelta del contenitore può rendere ulteriormente suggestivo il vostro giardino, da una grande vasca in alluminio per uno stile vintage, ad un vaso in pvc per uno stile più moderno.
I contenitori si possono scegliere sia di piccole che di grandi dimensioni, in base allo spazio a disposizione e al tipo di piante che sceglierete di utilizzare.
Un recipiente con un’altezza media di 50-60 cm e un diametro di 60-70 cm può ospitare una discreta quantità di piante e anche qualche pesciolino, mentre per un paio di piante andrà benissimo un contenitore pari alla dimensione di un secchio.

Le piante possono essere verdi e palustri, come il Cyperus alternifolius, conosciuto come falso papiro, oppure galleggianti e fiorite come le Ninfee o i Loti. E’ importante considerare anche le piante ossigenanti, come la la Cabomba caroliniana, una pianta sommersa in grado di ossigenare e ripulire l’acqua dalle alghe.
Ogni pianta ha un compito fondamentale per la creazione del piccolo ecosistema che si andrà a creare, il giardino acquatico infatti attirerà diverse specie vegetali e animali.

Per una corretta manutenzione del mini-pond, è fondamentale che le piante non siano ammassate l’una sull’altra. Serve quindi una superficie d’acqua “libera” pari al 40% del contenitore, in modo che il sole possa penetrare sufficientemente, almeno per 6 ore al giorno.
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Per comporre correttamente il vostro mini-pond, occorre stendere sul fondo uno strato di ghiaia o ciottoli,. Dopodiché si possono sistemare le piante palustri e le galleggianti nei vasi utilizzando terra argillosa, sabbia e terriccio. Una volta piantate, è necessario coprire la superficie dei vasi con uno strato di ghiaia, in modo che il terriccio rimanga sul fondo.
A questo punto si possono collocare i vasi con le piante sul fondo del contenitore, e riempire con acqua di rubinetto senza puntare il getto direttamente sui vasi delle piante.

Nel caso voleste inserire dei pesciolini, è necessario attendere una ventina di giorni, in modo che nell’acqua si crei il clima adatto ad ospitarli. Le specie che più si prestano ad essere ospitate nei mini-pond sono le gambusie, pesciolini ghiotti di larve di zanzare e adatti ai piccoli stagni, oppure i pesci rossi (non i classici da acquario), che arrivano fino a 30 cm e richiedono quindi grossi spazi: almeno 50/60 litri ad esemplare per 60 cm di profondità.

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Per progettare il vostro giardino acquatico lasciatevi ispirare dalle moltissime fotografie presenti in rete, oppure immergetevi in mezzo alla natura godendo di una passeggiata nel maestoso parco dell’Hotel Italia a Coassolo.
Passeggiando sopra il piccolo ponte che si affaccia sul laghetto, potrete trovare i giusti colori, profumi e armonie necessarie alla realizzazione del vostro mini-pond.

I benefici dello yoga in terza età

Lo yoga è un’antichissima disciplina nata in India più di duemila anni fa, che con il passare del tempo si è tramandata fino a noi.

Esistono moltissimi libri che parlano di yoga, ma anche moltissimi modi diversi di praticarlo e regole da rispettare, anche se lo scopo finale di questa disciplina non è mai cambiato: guidarci alla ricerca dell’equilibrio tra mente, corpo e spirito.

Lo yoga non è quindi uno sport o una religione, è un’antichissima disciplina, una filosofia di vita che serve a farci vivere meglio e migliorare la qualità della vita.
Questa pratica consente di armonizzare la mente ed il corpo grazie a una sequenza di movimenti fluidi e ben studiati, con una particolare attenzione al controllo del respiro.

Per avvicinarsi più consapevolmente alla pratica, è bene fare una breve premessa sull’approccio olistico orientale in generale, e sullo Yoga in particolare.

La cultura orientale concepisce l’essere umano come un insieme di tre componenti: Corpo, Mente, Spirito: esiste una parte fisica ed esiste una parte non materiale, che comprende emozioni, sensazioni, pensieri, istinto e consapevolezza. Lo stato di salute risulta dall’equilibrio fra le tre componenti, e dal libero fluire della ”Energia Vitale” all’interno dei canali energetici.

Lo Yoga è un’antica corrente di pensiero, composta da pratiche comportamentali volte al distacco da tutto ciò che è materiale, con lo scopo di aumentare la consapevolezza di Sé e raggiungere uno stato di “supercoscienza”. La parola “Yoga” significa “unione”: si intende unione del corpo fisico con la mente, della materia con lo spirito.

Lo Yoga agisce sulle tre componenti, creando una perfetta sinonia fra corpo e mente e regolarizzando tutto il sistema neuro-vegetativo; può risolvere disturbi specifici – spesso di origine psicologica ed emotiva – e ripristinare l’equilibrio perduto. La pratica costante consente inoltre di riequilibrare gli effetti disarmonici della società, derivati ad esempio da modelli di velocità, rendimento e competizione, materialità, giudizio.

E’ fondamentale eseguire le posizioni Yoga (āsāna) praticando correttamente la respirazione completa: essa, unendo armoniosamente la respirazione ombelicale e respirazione toracica, permette il massimo utilizzo dei polmoni e aiuta a creare il perfetto equilibrio tra soggettivo e oggettivo, tra percezione interna ed esterna.

Alcune āsāna agiscono su organi specifici, altre hanno effetti più generali e sinergici.

Lo Yoga – soprattutto se praticato in modo costante – è un valido aiuto per tutti, in quanto aumenta il benessere generale e migliora le condizioni psico-fisiche; in particolare è utilissimo nella terza età, anche perchè consente di fare movimento fisico – è importante ridurre la sedentarietà – senza sforzi fisici particolari; le condizioni di estensione sono raggiunte spesso utilizzando la forza di gravità.

yoga
Alcune posizioni di yoga possono risultare complesse, ma grazie all’aiuto di un’insegnante chiunque può mettersi alla prova, nel rispetto dei propri limiti.
Lo yoga infatti non deve essere visto come una gara, anzi, è una disciplina che infonde calma e serenità in chi la pratica.

Lo yoga per anziani prevede movimenti graduali e semplici, come torsioni, piegamenti e allungamenti, senza sforzare i muscoli e le articolazioni.

Ma perché lo yoga fa bene agli anziani?

Allevia i dolori cronici, come ad esempio l’artrite;
– Aiuta a mantenere la schiena più flessibile e una postura corretta;
Combatte la sedentarietà:  il sistema cardiovascolare ne trae beneficio così come la pressione sanguigna;
– Le energie mentali si concentrano sui movimenti infondendo un conseguente senso di pace e benessere, migliorando l’umore e il sonno.

 

Un esempio di pratica.

Tādasāna, la Posizione della Montagna.

In piedi, con i piedi uniti (alluci e talloni si toccano), le gambe tese, il busto eretto, le braccia leggermene divaricate o disese lungo il corpo, e le mani tese. Percepire il peso del corpo scaricato uniformemente sui piedi (non solo su talloni, piante o punte). Per trovare la distribuzione uniforme del peso, si può oscillare dolcemente un po’ a destra e un po’ a sinistra. Petto in fuori, pancia in dentro, collo diritto. Portare l’attenzione alla colonna vertebrale: visualizzare un filo d’oro che attraversa la colonna e la tira verso l’alto, e raddrizzarla il più possibile. Rimanere immobili in questa posizione per qualche minuto, con gli occhi chiusi e concentrandosi sul respiro calmo e naturale.

Questa posizione irrobustisce le gambe e la schiena, aumenta la forza mentale e fisica, favorisce la concentrazione e la memoria.

Il sentiero dei mulini a Coassolo

Il sentiero dei mulini, un percorso in cui poter rivivere le antiche tradizioni della Val di Tesso

Il sentiero dei mulini è un percorso ad anello di facile percorribilità, attraversa i comuni di Coassolo e Monastero di lanzo e deve il suo nome ai numerosi mulini che si incontrano durante il percorso. Un tempo questo percorso era un transito importante per gli abitanti della zona, in quanto solo grazie a questi mulini potevano rifornirsi di farina. Lungo questo sentiero si possono ammirare anche la bianca chiesetta De Michelis, la cappella della Grata, e i classici piloni votivi.

Il percorso può iniziare dalla Borgata Cates di Lanzo, ed è indicato con dei segni bianco-rossi. Seguendo il corso del torrente Tessuolo, si attraversa un ponticello e si arriva a Coassolo.
Dopo essere arrivati alla località Plassa, si prosegue per la frazione Bogno, fino ad arrivare alla Cappella della Grata.
Questa struttura risale all’anno 1594, ed è caratterizzata dalla sua forma rotonda.

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Proseguendo si può ammirare il primo vero protagonista di questo percorso, il Moulin d’Barot.
E’ un grande complesso composto da diversi fabbricati, di proprietà della famiglia Barra.
Nell’edificio più grande sono presenti le macine, indispensabili per la molitura del granoturco, del grano e della segale, un tempo prodotti in queste zone.
Nell’edificio più piccolo si può ammirare il torchio utilizzato per la spremitura di noci, nocciole, e faggiole, dalle quali si ricavava un particolare olio utilizzato in mancanza di quello d’oliva.
Questo mulino, attivo fino al 1970, veniva anche utilizzato per produrre l’energia elettrica che alimentava il paese di Coassolo.

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Lasciandosi alle spalle il Moulin d’Barot, si giunge al Moulin d’Amun.
Questo mulino fu costruito dalla famiglia Barra, ed era dotato anche di un forno, per cui oltre la farina, forniva anche il pane già cotto. Di questa struttura rimangono solamente alcuni muri perimetrali, in quanto è diroccato, anche in seguito ad un incendio.
Da qui si prosegue fino ad arrivare al cimitero di Coassolo.

Proseguendo per la frazione Castiglione, parte un sentiero che porta al Moulin Turcin.
Il mulino, operativo fino agli anni Settanta,  è stato recuperato e trasformato in un accogliente struttura ricettiva. Sorge accanto al ponte di San Pietro, risalente probabilmente al XVII secolo. Proseguendo fino al caratteristico ponte di Casassa, seguire l’evidente sentiero che in 1 ora riporta al punto di partenza.

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Questo percorso è un vero e proprio toccasana per la mente e per lo spirito, un tuffo nel passato in mezzo ai boschi incontaminati alla scoperta di antiche tradizioni.
Il sentiero è percorribile in due o tre ore con abbigliamento idoneo e scarpe comode o scarponcini.
L’Hotel Italia a Coassolo, è il perfetto punto di partenza per poter passare una piacevole giornata all’ insegna della natura.