Tajarin con l’anciova – Tagliolini all’acciuga

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Fonte immagine:http: //forum-ricette.cookaround.com/threads/311782-Pasta-burro-ed-acciughe

Tagliolini all’acciuga: un piatto semplice della tradizione piemontese tutto da gustare e, perché no, perfetto anche per il menù di un matrimonio, soprattutto se completato dall’aroma inconfondibile del tartufo.

INGREDIENTI

Dosi per 4 persone:

tagliolini fatti in casa

per il condimento: 10 acciughe sotto sale, uno spicchio di aglio, 100 gr di burro, olio e tartufo.

PREPARAZIONE

Cuocete al dente i tagliolini e conditeli con la salsa che si prepara così: mettete al fuoco in un tegame col fondo appena coperto d’olio, uno spicchio d’aglio che lascerete colorire e che poi toglierete.

Ritirate dal fuoco ed in quest’olio sciogliete, aiutandovi con il cucchiaio di legno, le acciughe pulite e diliscate; aggiungete il burro e amalgamatelo al resto. Riponete ora il tegame al fuoco e appena il contenuto sarà caldo cospargetelo sui tagliolini.

Questo piatto non vuole formaggio grattugiato ma si consiglia di aromatizzare con lamelle di tartufo.

Ricetta tratta dal manuale “le vere ricette della cucina piemontese” di Carla M. Orsi – 1976 –

Le Gallette di Coassolo

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Fonte immagine: https://www.pexels.com/photo/sweet-almond-biscuits-cookies-4289/

Le deliziose Gallette di Coassolo sono una vera specialità tutta da gustare. Ottime per la prima colazione, ben si prestano all’abbinamento di creme calde o fredde. Ideali per ogni stagione, scopriamo come sono fatte.

INGREDIENTI

farina di grano tenero

zucchero

burro

uova

latte fresco

lievito

PREPARAZIONE

Disporre la farina (con il lievito incorporato) a fontana su una spianatoia, aggiungere al centro le uova con lo zucchero ed il  burro a temperatura ambiente. Cominciare ad impastare aggiungendo poco alla volta il latte per rendere l’impasto ben lavorabile. Formare un panetto di impasto e lasciarlo riposare. Stendere la pasta con un mattarello e, con un coppapasta, ricavarne delle forme. Informare e…gustare!

Le Gallette di Coassolo possono essere accompagnate da un classico zabaione al Marsala oppure nelle fredde giornate invernali alla cioccolata calda. Davvero ottime per la prima colazione.

Barban

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Fonte Immagine: http://www.star.it/ricetta/verze-e-patate/

Scopriamo oggi un piatto tipico della cucina tradizionale coassolese, il Barban. Prelibatezza dalla ricetta segreta che lo staff della cucina dell’Hotel Italia prepara ad opera d’arte.

INGREDIENTI

cavolo verza

patate

cipolle

toma di alpeggio

burro

olio di oliva

sale

PREPARAZIONE

In una pentola con abbondante acqua cuocere le patate con la buccia; procedere allo stesso modo con il cavolo verza.

Terminata la cottura delle patate e del cavolo verza, lasciare raffreddare entrambi. Successivamente pelare le patate e sminuzzarle grossolanamente con il cavolo verza; in una casseruola far imbiondire la cipolla tritata con burro e olio, aggiungervi il composto di patate e cavoli. Cuocere a fuoco moderato. Quando la cottura risulterà omogenea, incorporare la toma di alpeggio tagliata a tocchetti. Salare e coprire con un coperchio. Lasciar riposare per alcuni minuti. Il barban nell’usanza coassolese, viene servito come piatto unico; il nostro ristorante lo accompagna con la selvaggina nell’antipasto oppure nel secondo abbinato con il petto d’anatra.

Lumache al verde

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Fonte immagine: http://www.lastampa.it/2017/01/20/societa/cucina/dove/i-ristoranti/lumache-nel-verde-e-stinco-al-forno-rj3nRJa9kSxwPBqemCrHwI/pagina.html

La cucina tradizionale piemontese è molto apprezzata dai tanti turisti, italiani e non, che visitano questa regione così ricca di fascino e storia. Nei tantissimi ristoranti a Torino è possibile assaggiare autentiche prelibatezze culinarie, in grado di soddisfare anche i palati più esigenti. Una di queste ricette della tradizione è sicuramente quella delle lumache al verde, a cui lo staff in cucina dell’Hotel Italia di Coassolo Torinese tiene particolarmente, in quanto rispecchia fedelmente le origini campagnole del Piemonte. Un piatto gustoso, che vi sorprenderà!

INGREDIENTI

48 lumache (chiocciole)

3 foglie di salvia

2 spicchi d’aglio

1 cipolla

1 bicchiere di vino bianco

1 cucchiaio di farina

1 cucchiaio di salsa di pomodoro

1 bicchierino di grappa

q.b. prezzemolo

q.b. brodo

q.b. sale e pepe

PREPARAZIONE

Far bollire per tre ore le lumache, poi estrarle dal guscio ed esporle a rosolare su di un battuto fatto con una manciata di prezzemolo, due o tre foglie di salvia, due spicchi d’aglio e una cipolla. Bagnare il tutto con un bicchierino di grappa e aggiungere un cucchiaio di salsa di pomodoro e un bicchiere di vino bianco. Quindi far evaporare e allungare con il brodo; successivamente far addensare con cinque minuti di cottura aggiustando di sale e pepe e aggiungendo un cucchiaio di farina nel caso risultasse troppo liquido.

E’ bene sapere che nei ristoranti a Torino le lumache al verde possono essere servite a tavola in modi differenti. Questo piatto della cucina piemontese, ad esempio, è facile trovarlo accompagnato alla polenta: un binomio che si sposa perfettamente. Altri chef sono soliti preparare un trito con prezzemolo, aglio e peperoncino, da aggiungere nella casseruola; dopo aver tenuto il tutto sul fuoco per alcuni minuti, servono quindi a tavola le lumache calde. In alcuni casi, per rendere il sughetto ancora più gustoso, vengono aggiunti 40 grammi di burro fuso al trito di prezzemolo, aglio e peperoncino.

Un accorgimento di cui tenere conto: dopo aver lessato le lumache, bisogna sgocciolarle ed estrarre i molluschi, eliminando così la parte nera. Lavare successivamente bene i gusci, in modo da poter reinserire i molluschi e presentare così a tavola in maniera più scenografica e curata il piatto.

Anteprima menù feste di Natale 2016

PRANZO DI NATALE: euro 55 a persona; 20 euro menù bimbi
PRANZO SANTO STEFANO: euro 45 a persona

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CENONE SAN SILVESTRO con gruppo musicale CARNEVALE – DUO SPETTACOLO: 95 euro a persona; 25 euro menù bimbi
PACCHETTO SAN SILVESTRO (cena+pernottamento): euro 270 a coppia
PRANZO DI CAPODANNO 1 GENNAIO: euro 45 a persona

A breve pubblicheremo i menù.

Il Salame di Turgia – I sapori antichi della tradizione piemontese

Salame-di-Turgia-940x626Il salame di turgia

Protagonista del Paniere dei prodotti tipici piemontesi è El salam ed Turgia insaccato tipico delle Valli di Lanzo e del Basso Canavese. Patrimonio della cultura gastronomica della zona, legato alle tradizioni del territorio il salame di Turgia è un prodotto che non va trascurato.

Si muove nella direzione del “mangiar bene” ed è ricercato da consumatori consapevoli e attenti che mettono in tavola prodotti non solo di qualità ma che possiedono una forte identità.

Ma cos’è il salame di Turgia?

La tecnica dell’insaccato, nata per i maiali ha rappresentato per secoli il metodo di conservazione più efficace per le carni e si è estesa in Piemonte anche per altri animali. Nelle valli di Lanzo è nato questo prodotto preparato con la carne di vacca da latte che non ha avuto vitelli, quindi improduttiva. Infatti Turgia, in piemontese, è la vacca ormai giunta alla fine della sua carriera produttiva oppure una vacca da latte che non ha partorito vitelli.

Questo è sicuramente un piatto povero ma ricco di gusto dal sapore un po’ retrò che riporta alla produzione artigianale non di massa.

E’ un prodotto che sprigiona la passione e la tenacia di certi artigiani che hanno conservato uno stile di vita slow recandosi direttamente nelle cascine per cercare i capi adatti alla macellazione. Nelle Valli di Lanzo è ancora possibile trovare alcuni volenterosi che insaccano El salam ed Turgia nei loro laboratori nel rispetto della lavorazione tradizionale. Oltre alla materia prima cioè la carne di bovino reperibile sul territorio già alcuni secoli fa in questi salami erano presenti anche degli ingredienti che tutt’ora caratterizzano il sapore ovvero l’aglio e le spezie. Le spezie erano sicuramente presenti sul territorio piemontese anche nel passato, e l’aglio, ortaggio dalle virtù stimolanti, digestive e antisettiche era certamente utilizzato abbondantemente nei piatti della tradizione.

Il salame di Turgia attualmente è un piatto tipico destinato ad essere più antipasto che piatto principale, ma servito su crostoni di pane caldo o cucinato con ricette della tradizione più elaborate risulta essere una prelibatezza che trasporta la sua ferma identità sulle tavole di oggi.

Tartufo piemontese: storia e curiosità

tartufo piemontese

Noto fin dall’antichità, il tartufo piemontese è una delizie eccellenti del territorio italiano. Un frutto da una storia antica, che si presume risalga al 1700 a.c. quando i Sumeri ne scoprirono l’esistenza. Storie e leggende si susseguono intorno a questo prezioso tubero: furono i greci a ipotizzare che nascesse dalla combinazione di acqua, fulmini e calore della terra. La leggenda narra che Giove, arrabbiato con l’umanità, scagliò un fulmine ai piedi di una quercia dando vita al tartufo. Proprio da questa novella ha origine la diceria che vede il tartufo re degli alimenti afrodisiaci, in quanto frutto di Giove simbolo di fertilità e attività sessuale.

Il tartufo piemontese: oro fin dal Rinascimento

Fin dal Rinascimento il tartufo piemontese, in particolare bianco, ha preso un ruolo da protagonista rispetto a tutti gli altri tuberi italiani. Rossini era un grande estimatore di questo frutto, tanto da definirlo il “Mozart dei funghi”. Nel ‘900 il tartufo piemontese ha ottenuto un importante riconoscimento come “Re dei tartufi” dal Times di Londra a seguito di una massiccia promozione effettuata da un albergatore di Alba, tale Giacomo Morra.

Il tartufo piemontese: raccolta

Per raccogliere il tartufo fin dall’antichità i cercatori si avvalgono di animali addestrati. Cani, per la maggior parte dei casi, ma anche maiali e cinghiali in alcuni racconti. I cani vengono addestrati in un apposito corso che il conducente deve frequentare per ottenere il tesserino che lo autorizza nella raccolta. Ogni Regione ha un calendario diverso per la raccolta del tartufo e anche regole specifiche, tra le quali spicca quella di dover “tappare” il terreno una volta raccolto il tubero, per favorire la prolificazione.

Ricette piemontesi a base di tartufo:

Re delle tavole piemontesi, il tartufo ha ruolo da protagonista in diverse ricette. Buono con la polenta, delizioso nel risotto, è eccellente anche nelle zuppe, come in quella di patate con acciughe. La ricetta è molto semplice e di facile esecuzione anche nelle cucine casalinghe: si crea dapprima la crema di patate facendole rosolare con cipolla e brodo. A parte si preparano le acciughe che vanno ben sfilettate e poi ridotte a crema. Servire la cream di patate nel piatto con un cucchiaio di crema di acciughe e una spolverata di tartufo in scaglie.

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Toma: storia di un formaggio antico

toma piemontese_toma di lanzoUn formaggio dalla buccia decisa e dal sapore pungente, la Toma piemontese nasce come cibo della tradizione contadina e piano piano prende uno dei primi posti nelle tavole blasonate di tutta Italia.

Sembra che le sue origini risalgano al XI secolo, ma non è da escludere che si preparasse anche prima. Veniva definito il cibo dei poveri grazie al sapore forte e alla sostanza che contiene ogni singola piccola fetta. Solo dopo qualche secolo si è scoperto la Toma come cibo non solo destinato ai contadini, ma a tutti coloro che amano la buona cucina. Quando è successo? Nel XIV secolo quando un veto vietava di mangiare formaggio, facendolo diventare un piatto ricercato. E da allora di forme di Toma nel mondo se ne sono vendute molte!

Toma: dal piemonte e non solo

La zona di produzione della toma piemontese va da Cuneo a Torino abbracciando Biella, Novara, Verbania, Vercelli e alcuni comuni delle province di Asti e Alessandria. Viene prodotta con latte intero, ma esiste anche la versione “moderna” realizzata con latte scremato. In questo ultimo caso il sapore è meno pungente, ma comunque deciso.
Le forme sono grandi, alte e hanno un peso variabile da 2 a 8 kg a seconda della casa produttrice. Forse non tutti sanno che la Toma piemontese esiste anche nella variante Toma di Lanzo, autoctona della valle ed è propri quella utilizzata nel Ristorante Berta per preparare deliziosi manicaretti per le vostre cene o le cerimonie più importanti.
La Toma di Lanzo era forse quella che raggiungeva per prima la città di Torino visto che veniva prodotta in zone più vicine. Era proprio nella Valle di Lanzo infatti che due volte a settimana si ritrovavano i contadini locali per vendere i loro prodotti, molti dei quali venivano acquistati per raggiungere i negozi di Torino. Anche questa particolare varietà di Toma viene preparata con latte scremato o con latte intero.

Tantissime sono le ricette che vedono la Toma come protagonista, una fra tutte la polenta concia preparata nel piemontese mescolando alla polenta piccoli pezzi di burro e Toma e mantecando solo pochi secondi fuori dal fuoco.