Il sambuco: utilità e curiosità

In montagna sono diffusi molti alberi e arbusti interessanti sotto vari aspetti. Ad alcuni sono riconosciute proprietà officinali, altri offrono un legno adatto a varie tipologie di impiego; infine fiori, frutti e semi di alcune specie sono commestibili. E non mancano le curiosità, derivate dalla cultura popolare.

Iniziamo questa rassegna con il Sambuco (Sambucus nigra L., famiglia Adoxaceae), arbusto o alberello che può raggiungere i 7-8 metri di altezza. E’ comune nei boschi umidi (soprattutto ai margini), nelle schiarite e nelle siepi. Ha foglie pennate composte da 5-7 foglioline, e fiori stellati bianco-lattei con antere gialle che compaiono in maggio-giugno, riuniti in ricche infiorescenze ombrelliformi (corimbi); i frutti sono piccole drupe nero-violacee e maturano in settembre-ottobre.

Sambuco-intero

I fiori possono essere utilizzati in cucina per preparare deliziose frittelle dolci: si aggiungono a una pastella ottenuta sbattendo 3 tuorli (montare a neve gli albumi) con 100 g di zucchero, e aggiungendo 100 g di farina, mezza bustina di lievito per dolci, 1 bicchiere di latte e gli albumi. Si possono anche preparare frittelle salate, aggiungendo i fiori a un composto di farina (150 g), acqua (200 g), 1 uovo, sale. Per un maggiore effetto coreografico, si immergono le ombrelle nella pastella (anziché staccare i fiori dai peduncoli) prendendole per il “gambo”. Possiamo anche aggiungere i fiori al battuto di uova, sale e parmigiano, per ottenere una profumata frittata.

sambuco-fiori

I frutti – da raccogliere ben maturi e consumare cotti – si utilizzano per preparare una marmellata: fare cuocere a fuoco basso per 40 minuti 1/2 kg di frutti, il succo di 1 limone e 250 g di zucchero integrale (per ottenere una consistenza più compatta, unire anche 1/2 -1 mela tagliata a pezzetti con la buccia). Può essere mescolata allo yogurt o abbinata alla ricotta, a formaggi freschi (esempio robiola), o a tome di media stagionatura.

sambuco

Alle varie parti della pianta sono riconosciute proprietà officinali: i fiori sono diaforetici (aumentano la sudorazione), le foglie – da non consumare fresche perché vomitorie – sono purgative, la corteccia è diuretica e i frutti sono lassativi.

L’infuso dei fiori (8-12 g in 200 g di acqua) è utile in caso di febbre, per provocare la sudorazione e abbassare così la temperatura corporea; utile anche per aumentare le difese immunitarie, quindi per prevenire raffreddori e influenze. Il decotto delle foglie (10-15 g in 300 g di acqua, bollire per 2-3 minuti e bere a digiuno o parte la sera) ha l’effetto di liberare l’intestino. Anche il decotto dei frutti (7-10 g in 150 g di acqua, bollire per 5 minuti e bere al mattino o alla sera) può essere impiegato come efficace evacuante.

 

Attenzione: il Sambuco non va confuso con il suo “parente” Ebbio (Sambucus ebulus L.) i cui frutti sono tossici. E’ un “cespuglio” con fusti interamente erbacei, alto al massimo 1 metro e mezzo, con foglie pennate composte da 5-9 foglioline; i fiori hanno antere violette.

 

Curiosità – Il Sambuco in varie parti d’Europa veniva piantato intorno a monasteri, abitazioni rurali e fortezze perché si credeva che proteggesse i vari ambienti, le persone e gli animali da incantesimi, mali e dai serpenti.

Nel Medioevo, il folklore germanico sosteneva che i Sambuchi che crescevano presso laghi e corsi d’acqua fossero abitati da una fata, e che gli Elfi si nascondessero nel fogliame. La pianta era anche oggetto di divinazione. Un esempio, evidentemente legato al culto agrario: preannunciava un anno siccitoso se le sue infiorescenze erano piccole e povere di fiori, indicava invece un anno propizio per il raccolto se le infiorescenze erano grandi e ricche. E ancora, annunciava un nuovo figlio se i suoi fiori erano gialli.

 

Nota – Gli utilizzi riportati hanno finalità culturale e informativa; sono basati su nozioni di erboristeria, ricette culinarie e ricerche empiriche, non su studi medici convalidati da esperimenti scientifici. Essi pertanto non sostituiscono cure mediche o assunzione di farmaci. In caso di patologie, allergie e disturbi specifici, consultare sempre il medico curante. Si declina pertanto ogni responsabilità sull’utilizzo delle piante a scopo alimentare e curativo.

Come consumare le piante spontanee massimizzando le caratteristiche nutritive

Le piante, organismi indispensabili alla nostra alimentazione, sono uno straordinario laboratorio chimico: a partire da anidride carbonica atmosferica, radiazione solare, acqua e sostanze minerali assunte attraverso le radici, producono una grande varietà di molecole organiche fra le quali: carboidrati, lipidi, amminoacidi e proteine, vitamine, oli essenziali, pigmenti.

Alcune fra queste sostanze sono termolabili, cioè si alterano e si inattivano per azione del calore perdendo la loro funzionalità; sono termolabili ad esempio le vitamine C, A e alcune del gruppo B (B1, B2, B5, B9).

Il consumo dei vegetali crudi consente di valorizzare al massimo le loro caratteristiche nutrizionali, perchè nessun componente nutritivo viene perso. Il trattamento termico, comunque necessario per alcune erbe (ad esempio l’Ortica per ovvi motivi, e la Consolida Tuberosa densamente pelosa), comporta invece una perdita di sostanze nutritive.
La cottura a vapore in pentola a pressione è il metodo che minimizza la perdita di vitamine e sali minerali, perché comporta brevi tempi di cottura senza immergere i vegetali nell’acqua .
Valida comunque la cottura al vapore, sconsigliata invece la bollitura in acqua.
La preparazione di minestre o il riutilizzo dell’acqua di lessatura – ad esempio come brodo vegetale – consente comunque di recuperare in parte i nutrienti rilasciati per azione del calore.

Il consumo delle erbe crude richiede che vengano raccolte nei periodi adatti, quando sono allo stadio giovanile; spesso è bene raccogliere le rosette basali – il “ciuffo” di foglie riunite a livello del suolo – prima che la pianta sviluppi il fusto e successivamente i fiori. Anche le foglie del fusto sono commestibili, ma generalmente più coriacee e piccole di quelle basali.

 

Un classico esempio di erba altamente nutritiva da consumare cruda è il Crescione d’acqua (Nasturtium officinale R. Br., famiglia Brassicaceae) – Conosciuto anche con i nomi “agretto”, “chersonil”, “chersunit”, è una perenne acquatica che può superare i 50 cm di altezza. E’ diffusa in montagna negli ambienti ombrosi e freschi caratterizzati dalla presenza di acqua: ruscelli, fossi, rupi umide, sorgenti; la si può trovare anche ai margini di fiumi e torrenti, dove lo scorrimento dell’acqua è meno impetuoso.

Pianta di Crescione

Pianta di Crescione

Le foglie si raccolgono da aprile-maggio a luglio (cioè prima e durante la fioritura della pianta), sono pennate e carnosette; hanno un sapore leggermente acre e piccante, e sono ottime consumate crude nelle insalate miste; tritate, si possono aggiungere alla maionese, oppure a yogurt, olio extravergine e sale, per preparare una salsa da spalmare sulle tartine, o di accompagnamento a verdure cotte, patate lesse, pesce.

Proprietà
La pianta, ricca di vitamina C, vitamina E e sali minerali, è disintossicante, diuretica, depurativa, digestiva, ricostituente.

Nota bene

1) Il Crescione va raccolto in corsi d’acqua non inquinati, e lontani dagli animali al pascolo.

2) La pianta si confonde facilmente con il suo “parente” Billeri amaro (Cardamine amara L.), anch’esso commestibile e utilizzabile allo stesso modo, ma caratterizzato dal sapore amaro; cresce negli stessi ambienti e presenta aspetto esteriore pressochè identico al Crescione.

Billeri-amaro-fiori

Per evitare comunque confusioni, riportiamo alcuni caratteri discriminanti delle due specie.

Crescione – foglie dal sapore gradevole e un po’ piccante, non amaro; fusto tubuloso, cavo (comprimibile fra le dita); antere gialle nel fiore appena schiuso.

Crescione-fiori

Crescione – fiori

Billeri amaro – foglie amare, fusto pieno, antere violette nel fiore appena schiuso.
Nota – Gli utilizzi riportati hanno finalità culturale e informativa; sono basati su nozioni di erboristeria, ricette culinarie e ricerche empiriche, non su studi medici convalidati da esperimenti scientifici. Essi pertanto non sostituiscono cure mediche o assunzione di farmaci. In caso di patologie, allergie e disturbi specifici, consultare sempre il medico curante. Si declina pertanto ogni responsabilità sull’utilizzo delle piante a scopo alimentare e curativo.

Piante spontanee commestibili e officinali: Tarassaco e Primula

La tradizione popolare, riconoscendo a numerose piante anche proprietà officinali, associa spesso commestibilità e valenza medicamentosa.
Gli articoli dedicati a questo argomento riportano i possibili impieghi di erbe comuni nei prati e nei boschi, insieme ad immagini utili al loro riconosimento e ad informazioni specifiche.

Tarassaco (Taraxacum officinale Weber, famiglia: Asteraceae) 

Detto anche “dente di leone” o “soffione”, è un’erba perenne piuttosto comune nei prati dalla pianura alla montagna. Si presenta con una rosetta di foglie profondamente dentate – da raccogliere in marzo-maggio, prima della fioritura – dalla quale poi si sviluppa l’infiorescenza gialla. Le foglie delle piante giovani, dal gusto amarognolo, sono ottime in insalata specialmente con le uova sode.
Le foglie si possono anche utilizzare nel ripieno di torte salate, in minestra o come “verdura cotta”. Con le infiorescenze si può preparare una deliziosa confettura, da provare anche insieme a formaggi e yogurt: si fanno lessare per 20 minuti in 1 litro d’acqua un centinaio di infiorescenze e 1 limone affettato; si filtra il liquido con un colino a maglie sottili, e lo si fa bollire con 1 kg di zucchero (meglio se integrale) per 40-50 minuti, finchè il composto si sarà un po’ addensato; invasare e sterilizzare.
Proprietà – La radice della pianta – in minor misura le foglie – ha proprietà depurative-disintossicanti perché stimola l’attività epatica e renale. Si può preparare un decotto depurativo facendo bollire per qualche minuto una tazza d’acqua con 1 cucchiaio raso di radice sminuzzata; coprire, lasciare riposare per una decina di minuti, filtrare e bere.

Tarassaco

Primula (Primula vulgaris Hudson, Primulaceae)

E’ un’erba perenne che fiorisce già in inverno (anche da dicembre); dalla densa rosetta di foglie, che si presentano piuttosto rugose e che possono raggiungere i 9 cm di lunghezza in competo sviluppo, si sviluppano i fiori giallo-chiaro con macchia centrale più scura. Predilige posizioni in pendenza, nei vari ambienti: prati, pascoli, boschi e ripe.
Le foglie giovani (raccolte in marzo-maggio) e i fiori si possono consumare crudi nell’insalata mista; le foglie adulte, dopo essere state sbollentate per alcuni minuti, si possono passare in padella e consumare come “verdura cotta”, oppure utilizzare in frittata e nei ripieni per torte salate.
Proprietà – A tutta la pianta sono riconosciute proprietà sedative e calmanti; la radice è anche espettorante e antispasmodica (contro raffreddori e in generale le infiammazioni delle vie respiratorie).
Infuso per favorire la distensione e il sonno: lasciare in infusione per almeno 5 minuti qualche foglia e fiore in una tazza d’acqua calda, filtrare e bere. Contro l’emicrania di origine nervosa si può provare il decotto delle radici; entrambe le preparazioni sono utili in caso di raffreddore, tosse, catarro.
Nota bene: è bene astenersi dal consumare la pianta se si è allergici all’aspirina.

 

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Nota – Gli utilizzi riportati hanno finalità culturale e informativa; sono basati su nozioni di erboristeria, ricette culinarie e ricerche empiriche, non su studi medici convalidati da esperimenti scientifici. Essi pertanto non sostituiscono cure mediche o assunzione di farmaci. In caso di patologie, allergie e disturbi specifici, consultare sempre il medico curante. Si declina pertanto ogni responsabilità sull’utilizzo delle piante a scopo alimentare e curativo.

Piante spontanee commestibili e officinali: Alliaria e Borsa del pastore

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta di erbe spontanee che possiamo utilizzare in cucina.
Si tratta di piante comuni e facilmente riconoscibili; costituiscono un cibo sano e di alto valore nutritivo, anche perchè siamo noi stessi a raccoglierlo e cucinarlo.
Oggi dedichiamo questo spazio a due erbe appartenenti alla famiglia Brassicaceae: è quella di cavoli e cavolfiore, broccoli, rucola, rape e rapanelli, cime di rapa, rafano, senape e crescione; si tratta quindi di un gruppo botanico che riveste grande importanza alimentare, e annovera anche varie specie ornamentali, fra le quali citiamo: Violaciocca, Iberis, Alisso, Aubrezia, Monete del Papa.
La famiglia è anche conosciuta con il termine “Crucifere”; il nome si riferisce alla tipica forma del fiore, che presenta 4 petali disposti a croce.

Alliaria (Alliaria petiolata (Bieb.) Cavara et Grande)

Erba biennale che a piena maturità può raggiungere un’altezza di 80 cm; è diffusa nei boschi (soprattutto ai margini) e nei luoghi concimati, dalla pianura alla montagna (1700 m).
Come suggerisce il nome, la pianta ha un aroma simile a quello dell’aglio, anche se più delicato e senza produrre gli effetti indesiderati di quest’ultimo.
Presenta foglie basali reniformi e foglie superiori triangolari-cuoriformi. Si consumano cotte come ripieno di torte salate, o in frittata; crude sono ottime insieme all’insalata, o impiegate come condimento per la pasta: si può preparare un “pesto” con abbondanti foglie di Alliaria, noci, pinoli, olio extravergine e parmigiano. In alternativa si può spalmare questa salsa sul pane tostato, per realizzare delicate tartine da servire con l’aperitivo.
Proprietà – La pianta, privata della radice e utilizzata allo stato fresco, è espettorante e curativa delle affezioni dell’apparato respiratorio. Per il catarro bronchiale e per depurare l’organismo si può assumere un infuso, in quantità di due tazzine al giorno, preparato con 3 grammi di pianta e 100 ml di acqua calda (non bollente).

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Borsa del Pastore (Capsella bursa-pastoris (L.) Medik.)

Erba biennale, alta fino a 40 cm, che emana un odore solforato se viene stropicciata.
Si presenta inizialmente con una rosetta di foglie allungate di forma molto variabile: possono avere denti da appena accennati a molto profondi, raggiungenti anche la nervatura centrale.
Dalla rosetta presto emerge un fusto eretto e ramificato, recante i fiori. I frutti sono appiattiti e hanno una caratteristica forma triangolare. E’ comunissima in pianura negli incolti, ai lati di prati e strade, e diffusa infestante di orti e campi; nei medesimi ambienti in cui si può facilmente incontrare anche in montagna.
Si utilizzano le foglie – meglio se raccolte durante la primavera quando sono più tenere – nelle minestre di verdure miste, anche insieme ad altre erbe come Tarassaco e Ortica.
Proprietà – Le vengono riconosciute proprietà astringenti a livello enterico (contro la diarrea), esplicate attraverso l’infuso: 1 cucchiaio raso di sommità (porzioni apicali del fusto) in una tazza d’acqua calda per 10 minuti; 2 tazze al giorno lontano dai pasti.
Si citano anche proprietà a livello circolatorio: antiemorragiche, emostatiche e di contrasto a disturbi da insufficienza venosa come le varici.

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Nota – Gli utilizzi riportati hanno finalità culturale e informativa; sono basati su nozioni di erboristeria, ricette culinarie e ricerche empiriche, non su studi medici convalidati da esperimenti scientifici. Essi pertanto non sostituiscono cure mediche o assunzione di farmaci. In caso di patologie, allergie e disturbi specifici, consultare sempre il medico curante. Si declina pertanto ogni responsabilità sull’utilizzo delle piante a scopo alimentare e curativo.

Erbe spontanee e commestibili: Valerianella e Silene rigonfia

Ci sono erbe commestibili che, oltre a vegetare naturalmente in prati, pascoli e boschi, crescono altrettanto bene negli incolti – anche sabbiosi – e in campi e orti: in tal caso si comportano come infestanti.
Spesso varie specie erbacee si trovano vicino a noi, intorno alle nostre case e comunque in luoghi comodamente raggiungibili; se poi si va “a colpo sicuro”, conoscendo le zone di crescita preferite, si può fare una raccolta abbondante in poco tempo.
E’ buona cosa portare con sé un coltellino, per recidere le parti aeree – sommità fiorite e singoli fiori – senza sradicare la pianta, la quale potrà generare nuove foglie, fiorire, fruttificare e quindi riprodursi.

Valerianella (Valerianella locusta (L.) Laterr., famiglia Caprifoliaceae)

Questa erba annuale, conosciuta anche con i nomi di “songino”, “sarset”, “lattughetta” e “gallinetta”, è coltivata come insalata ma esiste anche allo stato spontaneo: è un esempio di infestante in coltivi, giardini e orti di pianura, collina e montagna (fino a 1400 m); la si può incontrare anche su ripe e sponde dei fossi; preferisce i suoli sabbiosi e in generale drenati. Raggiunge un’altezza di 35 cm; il fusto è eretto e ripetutamente ramificato; i fiori (1,5-2 mm) sono di colore azzurro-chiaro o bianco, compaiono numerosi in aprile-maggio.
La pianta si coglie a inizio primavera (marzo-aprile, a seconda dell’altitudine di crescita), quando si presenta come una rosetta di foglie basali; queste sono di forma spatolata, molto tenere, di sapore dolce e delicato; contengono vitamine (B, C e soprattutto A), potassio, ferro, magnesio, calcio e fosforo. L’impiego ottimale, che permette di sfruttare al meglio tutte le sue valenze nutrizionali e di apprezzare il suo gusto delicato, è quindi cruda in insalata, da sola o mescolata con altre erbe.
Proprietà – E’ diuretica e depurativa, rivitalizzante e digestiva.
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Silene rigonfia (Silene vulgaris (Moench) Garcke, famiglia Caryophyllaceae)

Di questa pianta, conosciuta con vari nomi fra i quali ricordiamo “cuiet”, “sciopet”, “strigoli”, “campanelle”, non si hanno informazioni precise su specifiche proprietà officinali; abbiamo però una ricca indicazione su interessanti impieghi in cucina, per cui ci concentreremo su questi ultimi.
Si tratta di un’erba perenne alta 30-50 cm e comune nei prati, pascoli e incolti dalla pianura fino ad altitudini di 1500-2000 m. I fiori sono inconfondibili: dal calice rigonfio e ovoide, ornato di nervature verdastre o più o meno violacee, fuoriesce la corolla bianca, formata da 5 petali suddivisi ciascuno in due lacinie.
Le foglie, carnosette e di colore verde-glauco, sono un ottimo alimento; vanno raccolte prima della fioritura (che avviene da marzo ad agosto a seconda dell’altitudine) e consumate cotte; dal sapore dolce e amarognolo, si prestano a numerosi impieghi: in risotti e minestre, nella farcia per torte salate, cannelloni e ravioli (in generale per la pasta ripiena), in polpette, sformati e frittate, o semplicemente come “verdura cotta”.
Con le foglie di Silene possiamo anche per preparare un sugo per condire la pastasciutta.
In una padella fare soffriggere della cipolla (o porro o scalogno) e aglio tritati, insieme a del prosciutto cotto (o pancetta) a dadini; sfumare con vino bianco secco, aggiungere le foglie (e, volendo, anche un po’ di salsa di pomodoro); far cuocere per qualche minuto, scolare la pasta e farla saltare in padella.
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Nota
Gli utilizzi riportati hanno finalità culturale e informativa; sono basati su nozioni di erboristeria, ricette culinarie e ricerche empiriche, non su studi medici convalidati da esperimenti scientifici. Essi pertanto non sostituiscono cure mediche o assunzione di farmaci. In caso di patologie, allergie e disturbi specifici, consultare sempre il medico curante. Si declina pertanto ogni responsabilità sull’utilizzo delle piante a scopo alimentare e curativo.

Piante spontanee commestibili e officinali

La primavera genera sempre un senso di rinascita, di rinnovamento: dopo la fredda pausa invernale, la Vita torna nuovamente a manifestarsi con tutta la sua energia.
L’allungamento delle giornate, associato all’innalzamento della temperatura, induce nelle piante la ripresa vegetativa: germinano i semi dai quali nascono nuove piante, e contemporaneamente le piante biennali e perenni riprendono progressivamente la loro attività.
E’ molto piacevole passeggiare nella Natura e partecipare a questo “risveglio”; le nostre uscite possono anche essere produttive, se decidiamo di raccogliere erbe da utilizzare in cucina.
In questo periodo dell’anno la vegetazione è particolarmente “viva”: costituisce un alimento di grande valore nutrizionale e depurativo.
Alcune erbe hanno anche specifiche proprietà officinali, per cui possiamo associare l’impiego commestibile alla loro valenza medicamentosa.
Ecco alcuni suggerimenti di impiego delle erbe che si possono incontrare frequentemente nei prati o nei boschi, e di facile riconoscimento.

Tarassaco
Tarassaco (Taraxacum officinale Weber, famiglia: Asteraceae) – Detto anche “dente di leone” o “soffione”, è un’erba perenne piuttosto comune nei prati dalla pianura alla media montagna.
Si presenta con una rosetta di foglie profondamente dentate, dalla quale poi si sviluppa l’infiorescenza gialla. Le foglie delle piante giovani, dal gusto amarognolo, sono ottime in insalata specialmente con le uova sode. Le foglie giovani e adulte possono entrare nel ripieno di torte salate, o essere consumate come “verdura cotta”, anche in minestra.
Con le infiorescenze si può preparare una deliziosa confettura, da provare insieme ai formaggi o allo yogurt; si fanno lessare per 20 minuti in 1 litro d’acqua un centinaio di infiorescenze e 1 limone tagliato a fette; si filtra il liquido con un colino a maglie sottili, e lo si fa bollire con 1 kg di zucchero (meglio se integrale) per almeno 40 minuti, finchè il composto si addensa un po’; invasare e sterilizzare.
Proprietà – La radice della pianta – in minor misura le foglie – ha proprietà depurative-disintossicanti (stimola l’attività epatica e renale) e antinfiammatorie. Si può preparare un decotto depurativo facendo bollire per qualche minuto una tazza d’acqua con 1 cucchiaio raso di radice sminuzzata; coprire, lasciare riposare per una decina di minuti, filtrare e bere.

Alliaria

Alliaria (Alliaria petiolata (Bieb.) Cavara et Grande, famiglia: Brassicaceae) – Erba biennale che a piena maturità può raggiungere un’altezza di 80 cm; è diffusa nei boschi (soprattutto ai margini) e nei luoghi concimati, dalla pianura alla montagna (1700 m). Come suggerisce il nome, la pianta ha un aroma simile a quello dell’aglio – anche se più delicato – senza però produrre gli effetti indesiderati di quest’ultimo. Presenta foglie basali reniformi e foglie superiori triangolari-cuoriformi.
Si consumano cotte come ripieno di torte salate, in frittata o nelle minestre; crude sono ottime insieme all’insalata, o impiegate come condimento per la pasta: si prepara un “pesto” con abbondanti foglie di Alliaria, noci, pinoli, olio extravergine e parmigiano.
Proprietà – La pianta, privata della radice e utilizzata allo stato fresco, è espettorante e curativa delle affezioni dell’apparato respiratorio. Per il catarro bronchiale e per depurare l’organismo si può assumere un infuso, in quantità di due tazzine al giorno, preparato con 3 grammi di pianta e 100 ml di acqua calda (non bollente).

Piante officinali, medicinali o aromatiche…Conosci la differenza?

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L’estate è una delle stagioni predilette per celebrare matrimoni a Torino. Nella scelta della location, che si tratti di una villa o un ristorante, un ruolo importante ricopre il parco, il giardino, luogo in cui solitamente si passa gran parte del tempo nelle pause del pranzo di nozze o al termine del servizio. Molti invitati vengono colpiti proprio dalla bellezza dei fiori e delle piante in esso presenti, ma in quanti sanno distinguerle realmente? Chi conosce la differenza tra piante officinali, medicinali o aromatiche? Il rischio che si corre in casi come questi è quello di fare di tutta l’erba un fascio e, al contempo, di confondere le idee. L’intento è quindi quello di fare chiarezza, senza addentrarsi eccessivamente in tecnicismi o utilizzando termini di difficile comprensione.

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Le piante officinali sono specie vegetali che, grazie ai principi attivi contenuti nei loro organi (fiori, semi, gemme, foglie, frutti, radici), vengono utilizzate in molteplici campi, a scopi medicinali, erboristici, liquoristici, aromatizzanti, alimentari, cosmetici, igienici e molto altro. Quando si parla di piante officinali, si fa riferimento a quelle piante che hanno proprietà e azioni salutari in relazione alle funzioni fisiologiche dell’organismo umano. Come anticipato, le piante officinali vengono impiegate per i loro principi attivi in grado di apportare effetti benefici e si distinguono dalle piante alimentare che, invece, sono utilizzate soprattutto per le loro componenti nutrizionali ed energetiche (carboidrati, proteine, vitamine, grassi). I principi attivi sono sostanze prodotte dal metabolismo secondario della pianta stessa, presenti in piccolissime quantità, ma assolutamente sufficienti per svolgere la loro attività: è proprio per questa ragione che vengono chiamati principi attivi o sostanze bioattive.

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Alcaloidi, flavonoidi, glicosidi, oli essenziali, polifenoli, polisaccaridi: il quadro ora dovrebbe essere un po’ più completo e chiaro.
Un altro termine utilizzato per indicare le piante officinali è piante medicinali, impiegate esclusivamente per impieghi terapeutici, come la produzione di farmaci. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), le piante medicinali contengono nei suoi organi sostanze che possono venire utilizzate a fini terapeutici. Grazie a questa spiegazione, qualsiasi pianta officinale può dunque essere ritenuta anche medicinale.

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Si parla di pianta aromatica, invece, quando una pianta officinale contiene sostanze biochimiche di particolare odore e sapore: le piante aromatiche sono dunque erbe officinali e sono utilizzate particolarmente in cucina e nel settore dei profumi e della cosmesi.

Storie di un giardino segreto e di un residence magico nella provincia di Torino.

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Chialamberto è un comune delle Valli di Lanzo con poche centinaia di abitanti, ma come spesso accade a far la differenza non è la quantità, bensì la qualità. Nel maggengo alpino Urturè, infatti, è nato il progetto MASCA: acronimo di Moderne Attività nel Solco della Cultura Alpina, che comprende diverse attività a contatto con la natura. La masca nella cultura alpina è la strega, una donna oscura e temuta che conosce le piante medicinali e i riti di guarigione. Il progetto MASCA nasce dall’amore per la montagna, per le piante e per l’ambiente di Aldo Chiariglione, naturalista, alpinista, instancabile esploratore e autore della Guida Naturalistica delle Valli di Lanzo, di Silvia Maria Nepote Fus, erborista e raccoglitrice seminomade, e di Giovanni Tornabene, operatore forestale che per anni si è occupato di cooperazione sociale lavorando nell’ambito della manutenzione del verde urbano e in seguito della manutenzione delle aree boschive e dei sentieri per conto SMAT nelle Valli di Lanzo.

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Fonte immagini: https://pixabay.com/it/primavera-fiore-di-primavera-342610/

Urturè è un luogo nascosto, raggiungibile a piedi percorrendo il sentiero CAI con partenza da Inverso di Chialamberto, ma merita sicuramente una visita per scoprire il giardino segreto di MASCA, in cui Aldo, Silvia e Giovanni coltivano e raccolgono in natura le specie officinali utilizzate dall’erboristeria tradizionale delle Alpi. Qui vengono organizzati corsi, workshop e passeggiate per accompagnare le persone a conoscere le erbe selvatiche buone e salutari per la cucina, ma anche ideali per infusi piacevoli e curativi.

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Fonte immagine: https://pixabay.com/it/genziana-blu-alpine-fiore-431575/

Gli ideatori di MASCA sono contenti di condividere le loro conoscenze cercando di trovare la modalità più adatta. Per questo motivo, sono stati pensati i corsi ESCO (Erbe Spontanee Commestibili e Officinali). Gli incontri proposti comprendono sempre una parte teorica e una pratica, in quanto la modalità “laboratorio” è ritenuta dallo staff di MASCA quella ideale per imparare di più. Nel corso dell’anno e a seconda della stagione, vengono proposti come eventi, da non perdere!

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Sono tanti i punti in comune tra il progetto MASCA e l’Hotel Italia di Coassolo Torinese, primi tra tutti l’amore per la natura e la passione per le erbe alpine e le piante officinali. Storie affascinanti quelle di un giardino segreto e di un residence magico in provincia di Torino, tutte da scoprire. Allora, cosa state aspettando?

Una cena di lavoro in montagna ed un ricordo d’infanzia: il trifoglio.

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“Dopo una cena di lavoro in montagna, nei pressi di Torino, in Valle Tesso, mi è capitato di passeggiare immerso nella natura. Ad un certo punto, con lo sguardo rivolto al suolo, qualcosa ha ricordato la mia infanzia: era un trifoglio”.

Inoltrandosi nella natura è facile imbattersi in un trifoglio (o trifolium), genere di piante erbacee della famiglia delle Fabaceae. Si tratta di una pianta comunemente diffusa nelle regioni temperate e in quelle montane e deve il suo nome alla forma della foglia, divisa in tre o più foglioline. Attualmente in natura ci sono circa 250 specie note di trifoglio: le più comuni sono il trifoglio rosso (trifolium pratense) e il trifoglio bianco o ladino (trifolium repens).

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Questa pianta è tipicamente annuale o biennale, tuttavia in alcuni casi può essere perenne, e la sua altezza solitamente non supera i 30 centimetri; predilige i terreni argillosi, ma solitamente si adatta abbastanza facilmente a tutti i tipi di suolo. Il trifoglio viene comunemente utilizzato nel sistema di rotazione delle colture per migliorare la fertilità del suolo, grazie alla sua capacità di ospitare tra le radici dei batteri in grado di fissare l’azoto atmosferico, e nelle zone agricole per controllare la diffusione dell’Ambrosia, in aggiunta alle granaglie. Inoltre, molte specie di trifoglio sono ricche di proteine e proprio per questa ragione vengono coltivate come foraggio per il bestiame. Non meno importanti sono le sue proprietà medicamentose: vengono estratti infatti ormoni vegetali, in particolare estrogeni, ideali per rallentare l’invecchiamento della cute ed efficaci per disturbi caratteristici delle donne in menopausa, come osteoporosi, vampate di calore, problemi vasomotori e depressione. Proprio per questo, è inquadrato come il più potente fitoestrogeno naturale.

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Infine, una menzione speciale va spesa per le tante curiosità che riguardano questa pianta: il trifoglio è il simbolo dell’Irlanda e secondo la tradizione fu usato prima da San Patrizio, l’evangelizzatore di questa isola, e da San Colombano, per spiegare alla popolazione il mistero della Trinità. Non è tutto: nell’antichità il trifoglio fu apprezzato sia dai Greci che dai Romani per le sue proprietà curative e fu addirittura venerato dai druidi, dignitario appartenente ad una classe dirigente sacerdotale tipica dei Celti della Gallia e delle isole britanniche.

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In rari casi, stimati nell’ordine di 1:10.000, il trifoglio può avere quattro foglioline: viene così comunemente chiamato con il nome di quadrifoglio e considerato un portafortuna per le poche possibilità di essere trovato rispetto ai più diffusi trifogli.

Ospiti di un hotel di montagna in Piemonte: ecco quali erbe possiamo raccogliere nel corso delle nostre passeggiate

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Cosa c’è di meglio di una bella passeggiata in montagna immersi nel verde e nella natura? Lo sanno bene gli ospiti dell’Hotel Italia di Coassolo Torinese, una delle strutture ricettive tipiche delle montagne piemontesi. In un’atmosfera di assoluto relax, è un’esperienza da provare quella di addentrarsi nella boscaglia seguendo i sentieri adibiti all’uopo. Un consiglio è quello di prestare attenzione a dove si mettono i piedi, scoprendo le tante erbe alpine che caratterizzano i verdi prati montani e che spesso distano pochi passi dai percorsi seguiti. L’opera di rinascimento è abbastanza semplice, perché ognuna si caratterizza per delle particolarità e, da non trascurare, contiene sostanze utili a parti diverse del corpo umano. Sono tante infatti le proprietà officinali delle erbe alpine, con effetti benefici tutti da scoprire.

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Tra le più conosciute e facili da trovare, l’achillea, pianta perenne di tipo erbaceo, apprezzata per la sua azione cicatrizzante; gli infusi sono indicati per i disturbi digestivi, per quelli genitali femminili e per i trattamenti per le alopecie. Non da meno il trifoglio, genere appartenente alla famiglia delle Fabaceae. Quest’erba alpina viene utilizzata nel sistema di rotazione delle colture per la sua azione fertilizzante e molte sue specie sono ricche di proteine e proprio per questa ragione indicate come foraggio per il bestiame. Ma non solo: il trifoglio viene comunemente utilizzato nelle insalate e ha interessanti proprietà medicamentose: si estraggono i fitormoni, in particolare estrogeni, che rallentano l’invecchiamento di cute e mucose e sono utilizzati per curare i disturbi caratteristici delle donne in menopausa.

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Molto comune è anche il dente di leone, conosciuto anche come tarassaco, pianta a fiore della famiglia delle Asteracee. A colpire sono le curiosità relative al nome di questa erba alpina, chiamata dente di leone per la forma dentata delle foglie, ma anche soffione a causa della palla lanosa che contiene i semi e tarassaco, nome ufficiale che proviene dai termini greci tarakè ‘scompiglio’ e àkos ‘rimedio’, per la sua capacità di rimettere in ordine l’organismo. Il dente di leone è ideale per riprendere le forze dopo l’influenza. In cucina, il tarassaco è usato per preparare un’apprezzata insalata che facilita la depurazione e in Piemonte, regione in cui è chiamato anche girasole, si usa consumarlo con uova sode durante le gite fuori porta primaverili.

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Da conoscere il plantago, nome che deriva dal termine latino planta ‘pianta del piede’, in riferimento alle piatte foglie simili alla pianta di un piede. Questa erba alpina viene utilizzata soprattutto come cura per la tosse, in virtù del suo effetto calmante. Infine, merita attenzione l’ortica, pianta erbacea perenne che possiede peli che, se toccati, espellono un fluido che causa bruciore e prurito. L’ortica è nota per le sue proprietà medicinali, soprattutto depurative, e per il suo uso in cucina, in particolar modo nei risotti, nelle zuppe e nelle frittate.