Il sambuco: utilità e curiosità

In montagna sono diffusi molti alberi e arbusti interessanti sotto vari aspetti. Ad alcuni sono riconosciute proprietà officinali, altri offrono un legno adatto a varie tipologie di impiego; infine fiori, frutti e semi di alcune specie sono commestibili. E non mancano le curiosità, derivate dalla cultura popolare.

Iniziamo questa rassegna con il Sambuco (Sambucus nigra L., famiglia Adoxaceae), arbusto o alberello che può raggiungere i 7-8 metri di altezza. E’ comune nei boschi umidi (soprattutto ai margini), nelle schiarite e nelle siepi. Ha foglie pennate composte da 5-7 foglioline, e fiori stellati bianco-lattei con antere gialle che compaiono in maggio-giugno, riuniti in ricche infiorescenze ombrelliformi (corimbi); i frutti sono piccole drupe nero-violacee e maturano in settembre-ottobre.

Sambuco-intero

I fiori possono essere utilizzati in cucina per preparare deliziose frittelle dolci: si aggiungono a una pastella ottenuta sbattendo 3 tuorli (montare a neve gli albumi) con 100 g di zucchero, e aggiungendo 100 g di farina, mezza bustina di lievito per dolci, 1 bicchiere di latte e gli albumi. Si possono anche preparare frittelle salate, aggiungendo i fiori a un composto di farina (150 g), acqua (200 g), 1 uovo, sale. Per un maggiore effetto coreografico, si immergono le ombrelle nella pastella (anziché staccare i fiori dai peduncoli) prendendole per il “gambo”. Possiamo anche aggiungere i fiori al battuto di uova, sale e parmigiano, per ottenere una profumata frittata.

sambuco-fiori

I frutti – da raccogliere ben maturi e consumare cotti – si utilizzano per preparare una marmellata: fare cuocere a fuoco basso per 40 minuti 1/2 kg di frutti, il succo di 1 limone e 250 g di zucchero integrale (per ottenere una consistenza più compatta, unire anche 1/2 -1 mela tagliata a pezzetti con la buccia). Può essere mescolata allo yogurt o abbinata alla ricotta, a formaggi freschi (esempio robiola), o a tome di media stagionatura.

sambuco

Alle varie parti della pianta sono riconosciute proprietà officinali: i fiori sono diaforetici (aumentano la sudorazione), le foglie – da non consumare fresche perché vomitorie – sono purgative, la corteccia è diuretica e i frutti sono lassativi.

L’infuso dei fiori (8-12 g in 200 g di acqua) è utile in caso di febbre, per provocare la sudorazione e abbassare così la temperatura corporea; utile anche per aumentare le difese immunitarie, quindi per prevenire raffreddori e influenze. Il decotto delle foglie (10-15 g in 300 g di acqua, bollire per 2-3 minuti e bere a digiuno o parte la sera) ha l’effetto di liberare l’intestino. Anche il decotto dei frutti (7-10 g in 150 g di acqua, bollire per 5 minuti e bere al mattino o alla sera) può essere impiegato come efficace evacuante.

 

Attenzione: il Sambuco non va confuso con il suo “parente” Ebbio (Sambucus ebulus L.) i cui frutti sono tossici. E’ un “cespuglio” con fusti interamente erbacei, alto al massimo 1 metro e mezzo, con foglie pennate composte da 5-9 foglioline; i fiori hanno antere violette.

 

Curiosità – Il Sambuco in varie parti d’Europa veniva piantato intorno a monasteri, abitazioni rurali e fortezze perché si credeva che proteggesse i vari ambienti, le persone e gli animali da incantesimi, mali e dai serpenti.

Nel Medioevo, il folklore germanico sosteneva che i Sambuchi che crescevano presso laghi e corsi d’acqua fossero abitati da una fata, e che gli Elfi si nascondessero nel fogliame. La pianta era anche oggetto di divinazione. Un esempio, evidentemente legato al culto agrario: preannunciava un anno siccitoso se le sue infiorescenze erano piccole e povere di fiori, indicava invece un anno propizio per il raccolto se le infiorescenze erano grandi e ricche. E ancora, annunciava un nuovo figlio se i suoi fiori erano gialli.

 

Nota – Gli utilizzi riportati hanno finalità culturale e informativa; sono basati su nozioni di erboristeria, ricette culinarie e ricerche empiriche, non su studi medici convalidati da esperimenti scientifici. Essi pertanto non sostituiscono cure mediche o assunzione di farmaci. In caso di patologie, allergie e disturbi specifici, consultare sempre il medico curante. Si declina pertanto ogni responsabilità sull’utilizzo delle piante a scopo alimentare e curativo.

Il Roc d’le masche, un luogo avvolto nella leggenda e nel mistero.

Passeggiando nei pressi di Chialamberto, più precisamente nella frazione di Vonzo, è impossibile non notare un grosso masso squadrato e parallelepipedo innalzarsi a nord, in direzione del Vallone della Paglia.
Questo masso è noto come Roc d’le Masche, detto anche “Balma di Vonzo”, e dietro ad esso si nasconde un’antica leggenda. Il macigno, posto tra il bosco e i pascoli, è alto all’ incirca una ventina di metri e lungo trenta. Il ripiano superiore, non facilmente raggiungibile se non con attrezzature adatte, è coperto di bassa vegetazione ed erba. Lungo questo masso si possono anche notare delle anse, erosioni scavate dentro la roccia dal’ aspetto molto particolare e misterioso.
La leggenda narra che queste erosioni siano in realtà dei segni lasciati dalle masche, che si riunivano attorno alla pietra, e che quindi in origine la superficie del masso fosse liscia.

 

balmavonzo1

http://valgrandedilanzo.altervista.org/rocce.php

Le masche sono presenti in numerose culture delle valli piemontesi.
La loro origine è simile a quella delle streghe. Potevano essere donne particolarmente emancipate, ostili all’omologazione sociale che applicavano le loro conoscenze in fatto di medicina primitiva e spiritualità, esperte in erbe e pratiche magiche. Da un lato venivano interpellate dalla gente perché si pensava fossero in grado di guarire i malanni con l’ausilio di erbe e pozioni misteriose. Dall’ altra parte, venivano guardate con sospetto per via delle loro credenze e delle loro pratiche.
Così le masche, accusate di fare stregoneria, dovettero trovare dei luoghi isolati e al sicuro dai cittadini in cui poter mettere in pratica le loro magie.
Luoghi come il  Roc d’le Masche.
L’antica leggenda narra che le masche, per far dispetto al Diavolo, avrebbero staccato il grosso masso portandolo a valle fino al Ponte da lui costruito –Il Ponte del Diavolo– per l’appunto.
Il Diavolo subito si accorse di questo affronto, e le obbligò a riportare sulla schiena il grosso masso fino al luogo di origine.
Così, con il masso sulla schiena, ripartirono. I segni che ancora oggi si notano sulla superficie del masso, sarebbero infatti le impronte dalle schiene lasciate durante il faticoso viaggio di ritorno.
Ma la leggenda non finisce qui. Durante il trasporto del masso, le masche si resero conto di non riuscire più a trasportarlo per l’elevato peso e la troppa fatica. Così ruppero una parte della roccia creando una cavità per facilitare il trasporto.
Se ci si reca in questo luogo magico infatti si può notare la balma, ovvero una roccia che individua su più lati una cavità, spesso adibita a bivacco o a cantina.

chiesa-san-bernardo-in-vonzo

https://camoscibianchi.wordpress.com/2012/04/06/alpis-graia/

 La balma di Vonzo è talmente grande che al suo interno è stata ricavata una stalla, chiudendo i lati esterni con un muro di pietra.
Entrando dentro a questa balma e osservando il soffitto, noterete subito i corrugamenti nella roccia presenti anche all’esterno. E’ facile capire come negli anni questo posto ha suggestionato così tanto la fantasia delle persone.
Per raggiungere il Roc d’le Masche, occorre lasciare la macchina nel piazzale della borgata di Vonzo. Da lì, imboccare il sentiero che porta al Santuario Mariano della “Madonna del Ciavanis”, superare l’alpeggio del Praias e poco oltre svoltare a sinistra, abbandonando il sentiero che porta al Santuario.
Il sentiero ora si inerpica sulle pendici che scendono dal Roc d’le Masche. Man mano che si percorrono gli ampi tornanti, il bosco si dirada e si arriva ad una balza rocciosa,  un bel punto panoramico, oltre il quale si può finalmente osservare questo enorme e misterioso masso.
Il tempo di percorrenza è di circa 45 minuti.

mappa_masche

http://www.cailanzo.it/images/sentieri_natura/masche/mappa_masche.jpg

 

Piemonte: la terra dei vini

Con i suoi 45.000 ettari di vigneti, il Piemonte vanta 44 vini DOC e 12 DOCG, equivalente all’80 % della produzione in Italia.

I vini Piemontesi vengono principalmente prodotti in collina, ma esistono vigneti anche nelle fasce alpine e prealpine.
In questa regione inoltre nasce un vino importantissimo, lo spumante, il protagonista per eccellenza delle serate e degli eventi importanti.
langhe
L’antichissima pianta della vite arriva tra miti e leggende dal Caucaso, per poi essere portata dai Fenici in tutto il Mediterraneo e successivamente diffusa dai Greci e dai Romani.
Non è chiaro se in Italia esistesse una vite o se furono proprio i Fenici a portarla qui, però senza dubbio l’habitat e il clima sono stati favorevoli alla coltivazione di queste meravigliose piante. Grazie a queste coltivazioni, il Piemontese oggi vanta un’ incredibile quantità di vini unici, che stanno alla base del patrimonio vitivinicolo del nostro paese.
L’origine morenico-alluvionale di queste colline, generate milioni di anni da fa dal mare, le rende diverse l’una all’altra e quindi con una ricchezza di cru e di caratteristiche organolettiche uniche nel loro genere.
Ad influire moltissimo è anche il microclima delle Alpi, Appennini, le umide pianure e le escursioni termiche.

langhe2
Le aree di maggiore produzione sono due: le Langhe, il Monferrato e il Roero, (comprendenti le province di Asti, Alessandria e Cuneo) e il Canavese, le Coste della Sesia e le Colline novaresi (comprendenti le province d Biella, Novara, Torino, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola)

La zona delle Langhe è senza dubbio quella più importante. Il nome deriva dal dialetto del posto: le “langhe” sono infatti le creste delle colline. Questo paesaggio è caratterizzato da immense distese di vigneti, e in cima a numerose colline sono presenti castelli, antiche fortezze e borghi medioevali.
Qui vengono coltivati i celebri vini che ritroviamo sulle nostre tavole ed accompagnano in maniera eccellente i nostri pasti, come ad esempio il Barbera, il Dolcetto, il Moscato e il Nebbiolo.

Nella zona del Monferrato vengono prodotti vini altrettanto importanti, consumati in tutta Italia e nel mondo. Qui le colline, in parte coltivate e in parte boscose, trovano un terreno calcareo e sabbioso. Recentemente il paesaggio di Langhe, Roero e Monferrato è stato recentemente proclamato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Il Canavese è una terra ricca di vitigni autoctoni, tra cui spiccano certamente il Nebbiolo, il Caluso e il Carema. Tre vitigni diversi di origine controllata e garantita (DOCG) che danno vita a vini e spumanti dal sapore deciso e fruttato.
Il Ristorante Berta presso l’ Hotel Italia a Coassolo predilige la somministrazione di vino locale, genuino e a km zero, per offrire ai propri ospiti solo il meglio che questo territorio ha da offrire.

Un’idea per un gita fuori porta, in cui poter vivere i sapori, i profumi e i colori di questi luoghi è la Strada Reale dei vini torinesi.
E’ un percorso lungo 600 km che si snoda attraverso il Canavese, la Collina Torinese, il  Pinerolese e la Val Susa.

La danza in terza età: divertimento e salute

Ballare in terza età ha molti benefici, non solo sotto l’aspetto mentale ed emotivo, ma anche per la salute.

La danza è una disciplina eccellente e aiuta a dare una “svolta” a una vita monotona e sedentaria, con numerosi vantaggi per la mente, l’umore e il fisco.
Molti scelgono di intraprendere un percorso di ballo perché dà la possibilità di muoversi divertendosi. E’ un giusto modo per poter coniugare attività fisica e svago.
Un’ atmosfera positiva ed allegra, contribuisce a mantenere la motivazione e l’entusiasmo, e i benefici che ne ricaverete non saranno indifferenti!

Gli anziani in un contesto di svago e divertimento infatti sono maggiormente predisposti ad essere costanti, a differenza della palestra, che a lungo andare può anche annoiare.
Inoltre, danzare è un’ottima occasione per poter stimolare la propria vita sociale e quindi conoscere nuove persone.
I maggiori stili di ballo considerati dagli anziani sono fox-trot, tango argentino e l’ intramontabile liscio.

danza
La danza è una disciplina che aiuta molto a mantenere una postura eretta ed elegante, allontana le preoccupazioni e favorisce il buonumore grazie all’aumento dei livelli di endorfina.
E’ a tutti gli effetti una ginnastica dolce che stimola i muscoli a tonificarsi aumentando forza, flessibilità e resistenza.

Alcune ricerche inoltre, hanno dimostrato che chi pratica questa disciplina ha migliorato il senso dell’equilibrio, fattore molto importante per gli anziani.
In questo modo è possibile ridurre gli incidenti di caduta, che possono portare anche a gravi conseguenze in questa fase delicata della vita.
Anche i benefici sulla mente sono interessanti.
La danza riduce il rischio di Alzheimer e demenze varie, e stimola quindi l’acutezza cognitiva.

È importante ricordare che il ballo è sempre un’attività fisica, per cui ci si deve avvicinare in maniera graduale, facendosi consigliare preventivamente dal proprio medico.

Presso l’Hotel Italia a Coassolo, è possibile praticare questa disciplina, grazie alle numerose giornate organizzate all’insegna dell’intrattenimento musicale e danzante.
In questo contesto rilassante, immerso nel verde della Val di Tesso, sarà facile lasciarvi trasportare a ritmo di musica!

Wedding cake 2018, le nuove tendende per torte nuziali di tutti gusti e colori

Non solo buone da mangiare…  ma anche belle da vedere!

Le ultime “dolci” tendenze prevedono sui nostri banchetti torte scenografiche e uniche mai viste prima. Lasciatevi ispirare!

La dress wedding cake, quando la torta si “veste” a festa…

La dress wedding cake è una torta nuziale che farà stupire i vostri ospiti, e si chiederanno indubbiamente se sia “nata prima la torta o il vestito”.
Questa torta ripropone in miniatura l’abito della sposa, senza tralasciare i dettagli.
Il pasticcere per realizzare questa torta dovrà essere molto abile nel riproporre lo stile dell’abito e quindi “improvvisarsi sarto” per un giorno, ma il risultato sarà strabiliante!

 … E quando la torta si sveste? La naked cake

E’ sul mercato già da un po’ di tempo, ma la naked wedding cake continua ad essere di tendenza.
Sarà che con il suo stile un po’ shabby e romantico conquista tutti!
Questa torta a piani non è ricoperta, quindi lascia intravedere gli strati interni di crema e i soffici pan di spagna. In questo modo ci si potrà sbizzarrire scegliendo gusti differenti, creando cromi mai viste prima.
Verranno successivamente decorate con tanti fiori alimentari, nastrini e fragole.

naked

La drip wedding cake, una torta “che sgocciola”

Direttamente dall’Australia, arriva la drop wedding cake, una torta a piani ricoperta uniformemente di glassa, sopra al quale viene fatta colare un’altra glassa di colore diverso, ricreando un’ effetto ottico molto particolare. Successivamente può essere decorata ancora con frutta fresca o praline, perfetta se il vostro matrimonio è in stile shabby chic.
Grazie al loro effetto scenico, sarà un’ottima idea porla al centro della sala dove avverrà il banchetto nuziale.

Una torta per ogni invitato.. le mini wedding cake!

In questo caso non ci sarà un’unica imponente torta nuziale, ma tante piccole mini-torte.
I gusti e le forme possono essere differenti tra di loro, magari disposte in cerchio su un tavolo, oppure ricreare delle fantasiose composizioni, magari con l’aiuto di alzatine.
E’ un’idea romantica e divertente insieme, perché in questo modo ogni invitato potrà fare da sé il taglio della torta.

chalkboard

https://www.pinterest.co.uk/katelshields/wedding-cakes/?lp=true

 

Ti lascio un messaggio sulla torta…  la chalkboard wedding cake

La “torta di nozze a lavagna” è un’ idea innovativa e originale, una vera novità del 2018.
Perfetta per gli amanti del total black. Si tratta di una torta ricoperta da glassa nera sopra al quale si possono ricreare scritte bianche ricordando quindi una lavagna. In contrasto, dei fiori avorio daranno equilibrio alla composizione e la renderanno davvero glamour!
I messaggi sulla torta posso essere svariati, che sia una frase d’amore, il nome degli sposi o una dedica da parte dello sposo alla futura moglie, di sicuro l’effetto wow è garantito!

Presso l’Hotel Italia a Coassolo è possibile celebrare uno dei momenti più emozionanti di sempre, ovvero il taglio della torta, nel maestoso parco che circonda la struttura all’ombra di un romantico gazebo.

torta

Come consumare le piante spontanee massimizzando le caratteristiche nutritive

Le piante, organismi indispensabili alla nostra alimentazione, sono uno straordinario laboratorio chimico: a partire da anidride carbonica atmosferica, radiazione solare, acqua e sostanze minerali assunte attraverso le radici, producono una grande varietà di molecole organiche fra le quali: carboidrati, lipidi, amminoacidi e proteine, vitamine, oli essenziali, pigmenti.

Alcune fra queste sostanze sono termolabili, cioè si alterano e si inattivano per azione del calore perdendo la loro funzionalità; sono termolabili ad esempio le vitamine C, A e alcune del gruppo B (B1, B2, B5, B9).

Il consumo dei vegetali crudi consente di valorizzare al massimo le loro caratteristiche nutrizionali, perchè nessun componente nutritivo viene perso. Il trattamento termico, comunque necessario per alcune erbe (ad esempio l’Ortica per ovvi motivi, e la Consolida Tuberosa densamente pelosa), comporta invece una perdita di sostanze nutritive.
La cottura a vapore in pentola a pressione è il metodo che minimizza la perdita di vitamine e sali minerali, perché comporta brevi tempi di cottura senza immergere i vegetali nell’acqua .
Valida comunque la cottura al vapore, sconsigliata invece la bollitura in acqua.
La preparazione di minestre o il riutilizzo dell’acqua di lessatura – ad esempio come brodo vegetale – consente comunque di recuperare in parte i nutrienti rilasciati per azione del calore.

Il consumo delle erbe crude richiede che vengano raccolte nei periodi adatti, quando sono allo stadio giovanile; spesso è bene raccogliere le rosette basali – il “ciuffo” di foglie riunite a livello del suolo – prima che la pianta sviluppi il fusto e successivamente i fiori. Anche le foglie del fusto sono commestibili, ma generalmente più coriacee e piccole di quelle basali.

 

Un classico esempio di erba altamente nutritiva da consumare cruda è il Crescione d’acqua (Nasturtium officinale R. Br., famiglia Brassicaceae) – Conosciuto anche con i nomi “agretto”, “chersonil”, “chersunit”, è una perenne acquatica che può superare i 50 cm di altezza. E’ diffusa in montagna negli ambienti ombrosi e freschi caratterizzati dalla presenza di acqua: ruscelli, fossi, rupi umide, sorgenti; la si può trovare anche ai margini di fiumi e torrenti, dove lo scorrimento dell’acqua è meno impetuoso.

Pianta di Crescione

Pianta di Crescione

Le foglie si raccolgono da aprile-maggio a luglio (cioè prima e durante la fioritura della pianta), sono pennate e carnosette; hanno un sapore leggermente acre e piccante, e sono ottime consumate crude nelle insalate miste; tritate, si possono aggiungere alla maionese, oppure a yogurt, olio extravergine e sale, per preparare una salsa da spalmare sulle tartine, o di accompagnamento a verdure cotte, patate lesse, pesce.

Proprietà
La pianta, ricca di vitamina C, vitamina E e sali minerali, è disintossicante, diuretica, depurativa, digestiva, ricostituente.

Nota bene

1) Il Crescione va raccolto in corsi d’acqua non inquinati, e lontani dagli animali al pascolo.

2) La pianta si confonde facilmente con il suo “parente” Billeri amaro (Cardamine amara L.), anch’esso commestibile e utilizzabile allo stesso modo, ma caratterizzato dal sapore amaro; cresce negli stessi ambienti e presenta aspetto esteriore pressochè identico al Crescione.

Billeri-amaro-fiori

Per evitare comunque confusioni, riportiamo alcuni caratteri discriminanti delle due specie.

Crescione – foglie dal sapore gradevole e un po’ piccante, non amaro; fusto tubuloso, cavo (comprimibile fra le dita); antere gialle nel fiore appena schiuso.

Crescione-fiori

Crescione – fiori

Billeri amaro – foglie amare, fusto pieno, antere violette nel fiore appena schiuso.
Nota – Gli utilizzi riportati hanno finalità culturale e informativa; sono basati su nozioni di erboristeria, ricette culinarie e ricerche empiriche, non su studi medici convalidati da esperimenti scientifici. Essi pertanto non sostituiscono cure mediche o assunzione di farmaci. In caso di patologie, allergie e disturbi specifici, consultare sempre il medico curante. Si declina pertanto ogni responsabilità sull’utilizzo delle piante a scopo alimentare e curativo.

Il Ponte del Diavolo a Lanzo: storia e leggenda

A Lanzo, a pochi chilometri da Torino, si trova l’antichissimo e famoso Ponte del Diavolo.

Fu costruito nel 1378 per collegare il piccolo borgo di Lanzo alla città di Torino. Fu eretto perché per i Savoia era necessaria una strada alternativa per arrivare in città senza dover necessariamente passare in territori ostili, oltre che per facilitare gli scambi commerciali e turistici. I Savoia infatti erano in conflitto con i princi d’Acaja (che governavano su Mathi, Balangero e Villanova) e con i marchesi del Monferrato (che governavano su Corio).
Furono molti i disagi, il ponte non ne voleva sapere di stare in piedi: tra bufere improvvise e fulmini, crollò diverse volte.
Il costo per la costruzione fu talmente elevato che la castellania di Lanzo impose una tassa sul vino per anni.Ma il risultato è ancora ben visibile ancora oggi. Si tratta di una struttura a schiena d’asino alta 16 metri e lunga 65, collocata in una stretta gola scavata dal fiume Stura in tempi antichissimi.
Nell’anno 1564 fu costruita una porta al centro del ponte per per preservare il borgo dalle epidemie di peste e salvaguardare la salute degli abitanti.
Quello che rimane di questa porta oggi è un arco al centro del ponte

https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_del_Diavolo_(Lanzo_Torinese)

https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_del_Diavolo_(Lanzo_Torinese)

Dietro al Ponte del Diavolo esiste un’antica leggenda.

Si narra che il Diavolo, assistendo a questi continui incidenti di costruzione, propose di costruire lui stesso il ponte. Ma a una condizione: lo avrebbe costruito in cambio dell’anima del primo che lo avrebbe attraversato. Gli abitanti accettarono e così il ponte fu eretto.
Il giorno dello scambio non si presentò nessun cittadino, anzi , fecero attraversare il ponte a un cagnolino. Visto ciò il Diavolo si adirò e pestò pesantemente le zampe sulle rocce, formando dei solchi visibili dietro la Cappella di San Rocco, locato all’imbocco del ponte sul lato Lanzese.

http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/parchi-piemontesi/item/408-visitare-il-ponte-del-diavolo

http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/parchi-piemontesi/item/408-visitare-il-ponte-del-diavolo

Questi solchi sono chiamati “Marmitte dei Giganti”, e sono in realtà dei fenomeni geologici dovuti all’erosione della pietra in seguito all’azione vorticosa dell’acqua.
Nel Parco nazionale del Ponte del Diavolo è facile notare “Marmitte” di diverse dimensioni. Quasi tutti i solchi sono ormai all’asciutto a parte la “Marmitta Grande”, in parte immersa nell’acqua e quindi ancora soggetta ai fenomeni di erosione. Un’altra leggenda narra inoltre che le Marmitte dei Giganti” siano state le pentole in cui il Diavolo ha cucinato la minestra per i suoi aiutanti durante costruzione del Ponte del Diavolo.

Tra le varie strutture nei dintorni del Ponte del Diavolo, l’Hotel Italia a Coassolo è il luogo perfetto in cui poter soggiornare o assaporare piatti tipici della tradizione.

Il perfetto matrimonio in montagna

Il matrimonio in montagna è stupendo in qualsiasi stagione: pensate al risveglio dei fiori e dei prati in primavera, al sole potente ma più fresco rispetto all’afa cittadina in estate, a una romantica neve bianca che si fonde con l’abito da sposa, in perfetto stile “regina delle nevi” in inverno.

Se il vostro sogno è quello di trascorrere il giorno del matrimonio in montagna, sicuramente sarete persone emotivamente vicine alla natura, ai panorami mozzafiato e legate alle antiche tradizioni e ai sapori di un tempo.
Non è una cosa da poco, infatti grazie alla vostra passione per la montagna potrete organizzare un matrimonio stupendo, dal ricevimento, al luogo della cerimonia, alle partecipazioni… e non dimentichiamo il vostro album di nozze, grazie all’ambiente montanaro avrete dei ricordi stupendi da conservare.
Potrete giocare con i vari elementi naturalmente presenti nel contesto come alberi, campi in fiore, uno scorcio di un paese di montagna ecc… Immaginate una foto di spalle in un punto panoramico, oppure un primo piano stesi su un prato contornati da fiori di campo.

matrimonio-montagna
Anche per gli invitati sarà un’occasione per vivere un momento magico e speciale ed è facile che colgano l’occasione di passare un piacevole weekend in montagna soggiornando presso un hotel locale o presso la struttura dove deciderete di trascorrere il vostro matrimonio in montagna.

Un’ idea potrebbe essere quella di effettuare il ricevimento in una piccola chiesa in un villaggio di montagna opportunamente decorata con fiori rustici di campo intrecciati tra loro.
Per il rito civile, potreste anche decidere di sposarvi nel luogo che più preferite e che più vi fa sognare, presso l’ Hotel Italia a Coassolo è possibile effettuare tale rito nel maestoso parco che circonda la struttura, e dispone di suite matrimoniali ed eventuali stanze per i vostri ospiti.

Per quanto riguarda il cibo, potrete optare per un buffet all’aperto oppure deliziare voi e i vostri ospiti con un menù a base di prodotti tipici locali.
Presso l’Hotel Italia a Coassolo potrete richiedere un menù personalizzato per accontentare anche i palati più esigenti, e abbinare piatti tipici della tradizione della zona della Val di Tesso.
Per un tocco montanaro anche a tavola, potrete optare per decorazioni in stile rurale, utilizzando vecchi arnesi o fiori di campo.

ritocivile

Per il vostro matrimonio in montagna non possono mancare gli inviti personalizzati.
Potete nascondere dentro alle partecipazioni dei fiori di campo o dei quadrifogli, oppure realizzare degli inviti fai da te ritagliando la parte superiore ricreando il profilo di una catena di montagne.
Oppure perché non dare ai tavoli i nomi delle località di montagna o delle vette che più vi piacciono?

Se siete appassionati delle antiche tradizioni, per finire in bellezza la bacchettata una banda del posto potrà intrattenervi con canti popolari e danze tipiche.

Cibi anti-caldo perfetti per sopportare l’afa e sentirsi leggeri

Fresche insalate, carni magre, pasta fredda e pesce, frullati, macedonie ma soprattutto tanta verdura e frutta di stagione, i giusti alleati per combattere il caldo.

Un buon alleato per combattere il caldo e l’afa che ci opprime durante la bella stagione, può essere senza dubbio il cibo.
Scegliendo i giusti alimenti e facendo piccoli pasti frequenti, possiamo infatti contrastare il grande caldo e rimetterci anche in forma.
Nei momenti afosi, è necessario optare per cibi e bevande ricchi di minerali e di acqua, limitando le proteine.
 Tra i vari alleati a tavola non devono mancare alimenti ricchi di carotenoidi, una sostanza importante per la protezione della pelle dai raggi solari.
Attenzione a consumare il gelato convinti di fare un pasto leggero: come spesso erroneamente si crede, non può sostituire un pasto poiché è ricco di zuccheri e scarso in proteine e grassi, per cui non è né saziante, né nutriente. Piuttosto si può considerare come uno spuntino, magari optando per i gusti a bare di frutta o comunque tipologie non troppo elaborate.
Ovviamente l’acqua non deve mancare, anzi, berne almeno 2 litri al giorno può aiutare a reidratare il corpo dopo che si suda e inoltre espelle le tossine. L’ideale sarebbe consumare almeno 10 bicchieri d’acqua in estate.

bere
Tra gli alimenti consigliati ci sono:

Le zucchine. Con il loro bassissimo valore calorico, sono ottime in estate perché contengono il 95 per cento d’acqua e contengono minerali, vitamina A, C e carotenoidi.
I cetrioli. Contengono moltissima acqua, vitamina C, amminoacidi e sostanze nutritive importanti come potassio, fosforo e sodio. E’ disintossicante, diuretico e rinfrescante.
La menta. Si può consumare in tisane o bevande fredde in caso di problemi digestivi. 
Il melone. Idratante, ricco di vitamina C e potassio, ottimo per la circolazione e per la pressione arteriosa.

L’anguria. E’ il frutto protagonista dell’estate, senza dubbio idratante, rinfrescante, diuretico e ricco di carotenoidi. Utile per i gonfiori e la ritenzione idrica alle gambe e per i momenti di maggiore spossatezza.
La pesca. Protegge la pelle e gli occhi grazie alla presenza di beta carotene, ha inoltre un’azione disintossicante e rinfrescante.

pesche
Come carne, ottimo il pollo, molto digeribile e ricco di sodio e vitamine, oppure la sogliola, ricca di proteine e con un sapore delicato.
Per il vostro soggiorno estivo nelle Valli di Lanzo, L’ Hotel Italia a Coassolo è la struttura ideale per poter degustare piatti con frutta e verdura di stagione e un menù personalizzabile per tutte le esigenze e per tutti i palati

La storia del Santuario di Sant’Ignazio

Addentrandosi nel cuore delle Valli di Lanzo, è impossibile non rimanere colpiti dalla struttura che pian piano si rende ben visibile davanti ai nostri occhi: il maestoso Santuario di Sant’Ignazio

Questo luogo sacro è stato eretto sulla sommità del Monte Bastia a Pessinetto, tra il 1628 e il 1635, ed è dedicato a Sant’ Ignazio di Loyola.

sant'ignazio2
Si narra che nel 1626 la zona fu infestata dai lupi, che seminarono il terrore tra gli abitanti, ed uccisero alcuni animali e addirittura dei bambini. A seguito di questi terribili eventi, i cittadini invocarono e dedicarono funzioni religiose a Sant’ Ignazio. Miracolosamente i lupi abbandonarono la zona e non si fecero più vedere.

Così i cittadini in segno di ringraziamento chiamarono tutti i primogeniti con il nome del Santo, e promisero di costruire una chiesa in suo onore.
Qualche anno più avanti, nel 1629, il Santo apparve a una giovane contadina e suo marito proprio sul Monte Bastia.
Gli abitanti allora iniziarono a costruire una chiesa proprio lì.

sant'-ignazio
In un manoscritto è riportato che la primissima pietra fu posata dalla “Serenissima Pincipessa” Margherita di Savoia.
Dal 1630 al 1632 i lavori di edificazione furono sospesi a causa dell’ epidemia di peste che colpì la zona.

Presto la chiesa risultava essere troppo piccola per tutti i pellegrini che si recavano in questo luogo sacro, allora i cittadini donarono nel 1673 la punta del Monte Bastia ai Gesuiti, speranzosi che vi avrebbero costruito qualcosa di speciale.
E così fu. Sul monte fu eretto il santuario in fondo al quale ancora oggi si può vedere la vetta del Monte Bastia che spunta per ben cinque metri.

sant-ignazio3

La vetta del Monte Bastia

Il santuario oggi è un importante luogo di devozione, ma è principalmente utilizzato come casa per esercizi spirituali rivolti principalmente al clero torinese.
In questo luogo sacro infatti transitarono molte persone religiose importanti come S.Giovanni Bosco, S.Giuseppe Cafasso, S.Leonardo Murialdo, il Beato Giuseppe Allemanno.

Salendo verso il Santuario dalla sottostante frazione Tortore, si giunge a un grosso piazzale da cui su gode di una vista mozzafiato sulle Valli di Viù, Val d’Ala e Val Grande.
Il 31 luglio ogni anno si celebra la festa di Sant’Ignazio con pranzi, brani musicali e processioni.

L’ Hotel Italia a Coassolo è il punto di riferimento ideale per partire alla scoperta di questi luoghi ricchi di storia, immersi nel verde rigoglioso delle Valli di Lanzo.