Arriva l’inverno: ecco l’appuntamento a cui non puoi mancare e gli hotel nel torinese in cui alloggiare.

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Il Piemonte è una regione che si presta molto ad essere vissuta in tutta la sua pienezza nei mesi invernali. E’ possibile infatti sciare, praticare snowboard, fare sci di fondo, ciaspolare o semplicemente godere dell’ospitalità delle vallate durante la stagione invernale e al contempo visitare beni architettonici di grande suggestione, località intrise di cultura antica, abbazie e forti imponenti a pochi chilometri dalle piste e dalle principali località sciistiche, praticare sport in comprensori attrezzati per ogni passione invernale e nella stessa giornata passeggiare nel Polo Reale di Torino, nei suoi meravigliosi musei e nelle Residenze Reali di Stupinigi, Venaria, Rivoli o Racconigi, o sotto gli antichi portici di Cuneo, scoprire la maestosità dei Santuari di Oropa o di Vicoforte, vivere la magia dei Sacri Monti di Varallo o di Orta, fino a completare la giornata sulle sponde del Lago Maggiore.

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E’ questa l’offerta unica e impagabile della montagna invernale piemontese: neve e cultura sono un binomio vincente per coloro che desiderano coniugare giornate, week end o settimane bianche con le visite al patrimonio architettonico e artistico del Piemonte. La Regione Piemonte ha dato vita la scorsa stagione alla campagna di comunicazione “Neve&cultura: il modo intelligente di vivere l’inverno”, finalizzata a valorizzare questo connubio, in modo da proporre ai turisti la grande offerta culturale piemontese in abbinamento all’offerta della stagione invernale. In collaborazione con il sistema turistico locale sono state predisposte diverse proposte di vacanza sulla neve, che consentono la fruizione dei luoghi di cultura in stretto rapporto con quella dei comprensori sciistici e dell’outdoor.

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La campagna è stata pianificata selezionando un target di viaggiatori di ceto medio, coppie o famiglie con interessi ampi, dalle manifestazioni culturali allo sport, e disposti a scoprire nuove città ed itinerari. Un gruppo di potenziali visitatori ricostruito in collaborazione con Sinottica di Eurisko e la cui entità è stimata 1,5 milioni. Si tratta di un grande bacino, a cui si intende proporre la grande varietà di sport invernali, attività e visite culturali offerta dalla ricchezza del territorio piemontese. Un patrimonio unico il cui connubio può costituire uno dei maggiori valori aggiunti del Piemonte.

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L’hotel Italia di Coassolo Torinese è un punto di partenza strategico per la scoperta di questa parte di territorio piemontese, sia per la sua vicinanza con Torino, il Polo e le Residenze Reali sia perché i corsi d’acqua e le montagne circostanti permettono, in inverno, di divertirsi con gli sport su neve nelle stazioni limitrofe.

I panorami più belli a due passi da casa e i residence nelle Valli di Lanzo da cui osservarli

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L’autunno è per definizione una delle stagioni più belle, se non la migliore in assoluto, per compiere delle belle passeggiate all’aperto. In quanto a clima, altre stagioni sono sicuramente più indicate, ci sono pochissima dubbi a riguardo, ma per quanto riguarda i colori della natura i mesi autunnali sono quelli che restano più impressi negli occhi e nel cuore. Scenari naturali unici, con colorazioni spettacolari, sono pronti ad accoglierci per portarci per qualche ora in un mondo incantato: i cammini e i sentieri sono meno frequentati rispetto ad altre stagioni dell’anno e questo permette di godersi i panorami con ancor maggior tranquillità e piacere.

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Camminare in autunno può essere considerata una meravigliosa esperienza sia per gli occhi che per il nostro spirito e negli ultimi anni è andata via via consolidandosi una disciplina particolare, denominata “osservazione del foliage”. In che cosa consiste? E’ presto detto: significa organizzare escursioni in zone prestabilite in cui poter osservare da vicino la colorazione delle foglie e la loro caduta.
Le Valli di Lanzo si prestano eccome nei mesi autunnali per questo tipo di escursioni e per lunghe passeggiate all’aria aperta: a due passi da casa ci attendono panorami mozzafiato e l’Hotel Italia di Coassolo Torinese è un punto di partenza strategico per la scoperta di questa parte di territorio tutta da scoprire e da conoscere.

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Per tutti coloro che vogliono vivere la vacanza in modo indipendente, senza alcun vincolo di orario, il residence di via Capoluogo 188 è la scelta ideale. Da qui, infatti, i turisti possono raggiungere in breve tempo tanti percorsi naturalistici, immergendosi nella magia dell’autunno. Tra i più indicati per la non eccessiva altitudine, fattore importante in questo preciso periodo dell’anno, l’itinerario escursionistico al Pilone delle Frasche (1046 metri sul livello del mare, ndr), privo di difficoltà tecniche. Qui, troverete uno stupendo punto panoramico: l’orizzonte spazia sulle Alpi dal Monviso alle Levanne, sulla pianura del Po, sul Monferrato fino all’Appennino, regalando paesaggi mozzafiato.

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A regalare ampi e stupendi panorami è anche la salita a Punta Prarosso (1497 metri), località raggiungibile comodamente in un’ora e mezza circa di camminata con partenza da Saccona. Un altro percorso naturalistico privo di difficoltà, ma che è in grado di stupirci per la bellezza dei paesaggi incontrati sul cammino.
Discorso simile, infine, va fatto per il percorso che conduce al santuario di Marsaglia (1300 metri). L’itinerario si sviluppa in un bel bosco e offre interessanti scorci sulla Valle del Tesso e sulla pianura.

Supa ‘d Coj – Zuppa di verza

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Fonte immagine: http://www.buttalapasta.it/articolo/ricetta-cavolo-verza-alla-birra/14807/

La tradizione vuole che questa zuppa venga preparata nel giorno di Ognissanti, il 1° di novembre e che, al termine della cena, ne venga conservato un piatto in onore e ricordo dei propri cari.

INGREDIENTI

Dosi per 4/5 persone

Un cavolo verza

50gr di burro

Una cipolla

Uno spicchio d’aglio

Rosmarino

100gr di lardo

Brodo (1,5l)

Fette di pane tostato

PREPARAZIONE

Pulite e lavate il cavolo, stracciate le foglie a pezzetti. Fate soffriggere nel burro un trito di cipolla, lardo, aglio e rosmarino quindi aggiungete le verze che farete insaporire molto bene nel condimento.

Unite ora il brodo, pepate e all’occorrenza salate un poco. Lasciate cuocere a mezzo bollore finché il cavolo sarà pronto. Versate la zuppa nei piatti in cui avrete preparato fette di pane tostato cosparse di abbondante parmigiano grattugiato.

Il Giappone arriva in Occidente: ecco cosa non deve mancare in un giardino zen che si rispetti!

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L’autunno in natura porta in dote un’autentica esplosione di colori, che rendono magico un giardino zen. Certo, insieme all’inverno è la stagione più impopolare a causa di freddo, pioggia, neve e poche ore di luce che limitano le nostre occasioni di svago all’aria aperta, ma le sorprese non mancano. Nei mesi freddi, questo angolo di Giappone a casa nostra è di una bellezza che affascina, incanta, ed è la location ideale per matrimoni e cerimonie. L’albero che campeggia nel cuore del giardino giapponese si tinge di rosso fuoco nel periodo autunnale e viene immortalato da tutti gli ospiti con fotografie che resteranno impresse a lungo negli occhi, nella memoria e nel cuore. In terra nipponica, l’arrivo dell’autunno coincide con il Momijigari: migliaia di persone si radunano nei giardini, nei parchi, nei boschi e nelle valli montane per ammirare le foglie che prima diventano rosse e poi cadono a terra.

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Una spiccata passione per la natura e per la contemplazione delle sue meravigliose manifestazioni spontanee fa il resto, così il passaggio dall’estate ai mesi autunnali è atteso sempre con trepidazione. Osservare la natura e il suo spettacolo fa sì che la vita umana acquisti significato: la vita va assaporata giorno per giorno, in quanto breve, proprio come si osserva le meraviglie di un albero o di un fiore, anche se in quest’ultimo caso magari il giorno successivo sarà appassito.

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Il tipico giardino zen è ricco di simbolismi, pace e tranquillità, grazie anche al suo disegno preciso e alla cura con cui viene realizzato. In autunno, questa vera e propria scarica di colori che ci investe fa sì che il giardino diventi un paradiso del Sol Levante.

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La fioritura ha colori armonici, delicati ed eleganti, anche in autunno, e le piante ideali sono proprio a questo riguardo l’Acero Giapponese, il Ginkgo Biloba, il Ciliegio Giapponese, la Cryptomeria Japonica, il Prunus, la Camelia del Giappone, la Magnolia e la Hosta. Spostando l’attenzione sui fiori, i più adatti per un giardino zen che si rispetti sono la Begonia Grandis, l’Astilbe, l’Iris Germanica e la Physalis. Bambù e muschio spopolano, ma spesso quest’ultimo visto il clima delle nostre zone cresce di rado ed è quindi meglio sostituirlo con il Ginepro Strisciante, ancor più caratteristico.

Che gusti hanno i tuoi invitati? Sorprendili con il White Table, ancora più scenico delle torte da matrimonio!

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Fonte immagine: http://silasposi.it/torta-confetti-e-dessert-come-allestire-i-sweet-table/

I confetti sono dolci tipici di un matrimonio e simboleggiano sia l’unione della coppia, rappresentata dalla glassa di zucchero che tiene unite le due metà della mandorla, sia la fertilità, con la mandorla che rimanda al bambino in divenire nel ventre materno. C’è modo e modo, però, di servirli agli ospiti a fine matrimonio. Se volete stupire gli invitati, dovete pensare al White Table: il tavolo della confettata. Un’autentica chicca che renderà il vostro matrimonio ancor più speciale e soddisferà tutti i tipi di palati, anche i più pretenziosi!

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I confetti di oggi, infatti, sono molto diversi da quelli dell’immaginario tipico di qualche anno fa: sono prelibatezze dai mille gusti, sempre più pregiate e dal sapore unico. Cioccolato, mandorla, pistacchio, pera, rhum, cannella: ogni vostro desiderio verrà esaudito.

Il White Table viene solitamente allestito in modo molto scenografico, elegante, accanto al buffet dei dolci, in un’atmosfera romantica e allo stesso tempo colorata, con ampi e brillanti vasi di vetro destinati ai confetti cucchiai d’argento per offrirli, oltre a sacchetti già confezionati con cura e ricercatezza pronti per essere dati ad ogni invitato per ringraziarlo della sua partecipazione, salutandolo con un tocco estetico e di gusto. Scatoline o bomboniere restano comunque delle opzioni tradizionali, a cui pensare.

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In questo corner della festa, gli ospiti hanno la possibilità di degustare in assoluta tranquillità una grande varietà di confetti, magari assaggiandone qualcuno e tornandovi poco dopo per gustarne qualche altro di tipo diverso.
Quello del White Table è un modo fantastico per chiudere in bellezza un pranzo o una cena di matrimonio, accompagnando il tradizionale taglio della torta di matrimonio, uno dei momenti più attesi dagli sposi, dai loro famigliari e da tutti gli ospiti, con classe.

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Per i più tradizionalisti, non disperate: mandorla, cioccolato e nocciola sono i confetti che ancora oggi vanno per la maggiore, oltre al fatto che da consuetudine devono essere rigorosamente bianchi, anche se in occasione delle seconde o delle terze nozze possono essere serviti di colore giallo. Il numero dei confetti deve essere assolutamente dispari, non divisibile e superiore a tre, tuttavia cinque resta il numero ideale, rappresentando il simbolo dei voti augurali che vengono fatti agli sposi: salute, ricchezza, felicità, lunga vita e fertilità.

Autunno che delizia: prodotti gourmet a cui non potrai dire “NO” durante le tue cene di lavoro.

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L’autunno è iniziato da poche settimane, ma più passano i giorni e più le giornate si accorciano: la sera diventa buio sempre prima e i sorrisi gioiosi tipici dell’estate rischiano di svanire in un batter di ciglia. Per mantenere alto il buon umore, il consiglio è quello di organizzare con frequenza delle simpatiche cene di lavoro, per godere della compagnia di colleghi e colleghe al di fuori della routine quotidiana e, soprattutto, per trarre beneficio dalla cucina piemontese, con i suoi prodotti gourmet a cui proprio non si può dire di no. Certo, per le cene di lavoro Torino è l’ideale, in quanto la sua offerta di ristoranti, trattorie e locali è sicuramente la più ampia e variegata, ma spesso e volentieri in provincia si sta tutt’altro che peggio. Anzi!

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La regina della cucina piemontese in autunno è senza alcun dubbio l’uva: un’autentica eccellenza, che richiama nelle nostre terre appassionati e non. I vini come la barbera o il barolo sono un must, ma non vanno trascurati il moscato e lo spumante piemontese: da bere assolutamente.

Spostando l’attenzione dal bicchiere al piatto, perché non organizzare una bella cena di lavoro prenotando il fritto misto alla piemontese? Un piatto tipico, capace di soddisfare tutti i tipi di palati ed esaltare la cucina regionale. Per gli amanti dei primi, non si può assolutamente dire di no ai tajarin caserecci annaffiati con dolcetto: una delizia! E perché non ordinare un risotto da palati fini, magari ai funghi, altro prodotto autunnale per eccellenza.

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Assolutamente imperdibili anche i piatti arricchiti al tartufo: gli amanti ne vanno pazzi, ma sono da assaggiare almeno una volta nella vita da tutti. Non possono mancare in tavola in questo periodo dell’anno anche formaggi di varia stagionatura, accompagnati da miele e cugnà, salsa simile a marmellata a base di mosto d’uva, pere, mele e frutta secca, ideale da abbinare anche alle carni, oltre che ai formaggi; tra questi, una menzione speciale va riservata alla robiola.

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A fine pasto, è d’obbligo farsi servire un buon bonet, tipico dolce al cucchiaio a base di amaretti, cacao, uova, latte e ricoperto di caramello, oppure direttamente gli amaretti, accompagnati ad un bicchiere di vermouth o di grappa. Rigorosamente piemontese, ma siamo sicuri che non era il caso di specificarlo!

Matrimonio e tendenze: gli angoli “del vizio”.

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Gli spazi esclusivi sono una delle tendenze più in voga per i matrimoni del 2018 e il Cigar Corner sta diventando un must già in questi mesi. Quella che stiamo prendendo in esame è una tendenza che inizia a emergere in tutti i tipi di matrimoni: dal più esclusivo alla cerimonia più semplice o minimalista, un angolo dedicato ai sigari e ai suoi fumatori è d’obbligo. Uno spazio elegante e dedicato, ben definito, in modo che tutti gli ospiti interessati possano godersi un ottimo sigaro, magari in buona compagnia e in un posto appartato.

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Il Cigar Corner, conosciuto anche come “L’angolo del vizio”, non è però solo riservato ai fumatori: si possono trovare infatti distillati e vini di pregiata qualità, gustosi cioccolatini, frutta secca, per vivere al meglio qualche momento di relax. Alla coppia di futuri sposi non resta altro da fare che scegliere il tipo di allestimento del Cigar Corner: dallo stile della location (cubana, rustica, Old West) al tipo dei sigari offerti agli invitati e alla loro quantità, dalla personalizzazione dei sigari stessi, degli accendini e dei fiammiferi con i nomi degli sposi stessi e con la data del ricevimento nuziale alla presenza di dolci, prelibate cascate di cioccolato e liquori da abbinare ai sigari. Scelte importanti, per adattare questo angolo all’impronta data alla location del matrimonio, senza intaccarne assolutamente la qualità.

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Negli ultimi tempi, una variante del Cigar Corner è quello data dallo Shisha Corner, con narghilè dai gusti diversi da fumare seduti direttamente su tappeti, pouf e cuscini colorati in un ambiente caratterizzato dalla luce soffusa delle lanterne. Un piccolo spazio magico, in grado di rendere ancora più suggestiva e affascinante questa giornata così speciale.

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Discorso simile va fatto per il Beer Corner, anche se in questo caso la scelta è consigliabile soprattutto per un matrimonio dove gli invitati siano in gran parte di giovane età. Il perché è presto detto: dietro un bancone, un barman specializzato servirà tantissime tipologie di birra, scelte con cura e gusto, agli invitati. Una birra tirerà l’altra e presto il ricevimento si trasformerà in un’autentica festa che coinvolgerà i partecipanti al matrimonio e, in alcuni casi, verrà ricordata a fatica il giorno seguente… Il successo sarà comunque assicurato!

Valli di Lanzo: i percorsi che non ti aspetti nei tuoi soggiorni brevi nel torinese

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Il torinese e, in particolar modo, le Valli di Lanzo sono territori che si prestano favorevolmente a soggiorni brevi. Il perché è presto detto: sono luoghi ideali in cui compiere lunghe passeggiate all’aria aperta, immersi nella natura. Sono tanti i percorsi allestiti, naturalistici in primis, ma non solo: non mancano le opportunità culturali e artistiche. Soprattutto, ciò che più conta, è che questi percorsi non presentano grandi dislivelli e sono quindi accessibili a tutti, senza alcun distinguo.
Nella Val d’Ala e nella Val Grande, ad esempio, lungo la Stura sono percorribili due sentieri “Sport e Natura” che collegano i vari paesi circostanti per un tratto di oltre dieci chilometri e presentano entrambi una particolarità: una volta terminati questi percorsi, se non si vuole camminare a ritroso, si può comodamente salire su un mezzo pubblico e far ritorno alla partenza senza faticare ulteriormente.

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Spostando l’attenzione su Ala di Stura, a spiccare è la presenza di sette itinerari che raggiungono le varie borgate, immergendo i turisti in un viaggio nel tempo caratterizzato dal relax e dalla tranquillità: in questi territori, la fretta non è di casa e il tempo è scandito da decine di orologi solari, che rendono unici questi luoghi insieme ad incisioni rupestri e affreschi. Non è tutto: è possibile seguire percorsi tematici per rendersi conto con i propri occhi di come il turismo in queste valli abbia modificato l’architettura locale, in particolar modo negli ultimi due secoli, puntando prima su armoniose ville, poi su caratteristici chalet di montagna e, più recentemente, su palazzine in stile liberty.

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A Balme e nei boschi circostanti, i più curiosi non possono perdersi per alcuna ragione al mondo l’insieme di sculture lignee realizzate da una scuola di scultori del capoluogo piemontese che è conosciuta come la “Foresta di Sherwood”, nome che deriva dalla foresta inglese celebre per le imprese dei personaggi principali della leggenda di Robin Hood. Per non parlare degli ecomusei aperti per i visitatori: luoghi speciali in cui sono custoditi gli oggetti della vita quotidiana degli abitanti delle zone montane. Dai pastori ai fornai, passando per le guide alpine: si possono in questo modo scoprire e visitare le “chintane”, le “airette” e le borgate, autentici scorci di vita.

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Tra i soggiorni brevi nel torinese consigliabili, c’è sicuramente anche la visita alla miniera Brunetta in Val Grande, una miniera di talco immersa nei boschi, nella quale per alcuni minuti ci si potrà immedesimare nei minatori che in passato hanno popolato queste valli e si potranno conoscere meglio i tanti minerali presenti nella zona.
Infine, se siete amanti della natura, dei suoi rumori e dei suoi colori, non mancano nelle Valli di Lanzo numerosi sentieri da percorrere in solitaria ed in buona compagnia, fermandosi di tanto in tanto a leggere le informazioni presenti nelle apposite bacheche per scoprire tutto, ma proprio tutto, ciò che di interessante custodiscono gelosamente questi percorsi naturalistici ricchi di fascino.

Persi pien – Pesche ripiene

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Le pesce ripiene alla piemontese, un dessert semplice e genuino, il perfetto connubio tra origine e tradizione da gustare con piacere.

INGREDIENTI

Dosi per 4 persone:

  • 5  pesche a pasta gialla
  • un cucchiaio di cacao in polvere
  • cinque amaretti
  • un cucchiaio di brandy
  • un tuorlo d’uovo
  • la scorza di un limone
  • quattro cucchiai di zucchero
  • un bicchiere di vino bianco
  • burro

PREPARAZIONE

Lavate e tagliate a metà quattro pesche, spiccate via l’osso e scavate un poco d polpa che metterete da parte per rendere le scodelline più capienti.
Sbucciate e spiccate via l’osso alla pesca rimasta e tritatela con la mezzaluna assieme alla polpa delle altre pesche.
Mettete questo trito in una terrina ed amalgamate con lo zucchero, il cacao, gli amaretti sbriciolati, la scorza grattugiata del limone, legate col tuorlo ed il brandy. Riempite ora con questa crema le pesche, disponetele in una terrina imburrata, cospargete di zucchero ed innaffiatele col vino bianco.
Infornate per mezz’ora a 160° C.
Servitele tiepide oppure fredde accompagnate con dei lamponi.

Ricetta tratta dal manuale “le vere ricette della cucina piemontese” di Carla M. Orsi – 1976 –

 

Le 20 buone maniere che un matrimonio all’italiana deve osservare e le location più belle in cui celebrarlo

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Il giorno del matrimonio è uno dei più importanti della vita e sono molte le coppie straniere che scelgono l’Italia per le loro nozze, alla ricerca di paesaggi incantevoli, location da favola come le tante presenti a Torino e provincia, ma non solo. Molti scelgono il nostro Paese per le curiose tradizioni legate al matrimonio che rendono ancor più unica e memorabile questa giornata di per sé così speciale. Spesso queste tradizioni sono nate come regionali e nel corso degli anni sono state fatte nostre in tutta Italia. Andiamo a scoprirle insieme!

  • L’abito della sposa

Partiamo dal colore, che non dipende solo dalla volontà della coppia di dare vita ad un matrimonio convenzionale o ad una cerimonia meno tradizionale. Il bianco è il colore favorito dalla Dea Bendata, il più propizio, mentre altri colori hanno significati ben diversi: l’avorio preannuncia una vita turbolenta, il blu indica sincerità da parte della sposa, il rosa predice una perdita economica, il giallo mancanza di stima da parte della sposa, il verde timidezza e il nero pentimento, fino al rosso che sta addirittura a simboleggiare il desiderio di morte. Sempre stando alle superstizioni, la sposa una volta indossato l’abito non si deve guardare allo specchio il giorno del matrimonio. Inoltre, da tradizione, tutti gli invitati sono tenuti ad evitare i colori bianco e nero per il loro abbigliamento, ma questa indicazione quasi mai viene rispettata.

  • Il bouquet

Deve essere comprato dallo sposo, come ultimo regalo da fidanzato, e va fatto recapitare a casa della sposa la mattina stessa del matrimonio. A termine della cerimonia nuziale, la donna deve lanciare il bouquet verso un gruppo di donne nubili e la fortunata che lo raccoglierà, secondo la tradizione, sarà la prossima a convolare a nozze.

  • La bomboniera

Deve il suo nome all’usanza dei nobili di portare con loro cofanetti con caramelle a base di zucchero, chiamate bon bon in francese, ed è un dono di ringraziamento degli sposi a tutti coloro che festeggiano il matrimonio con loro.

  • I confetti

Da tradizione, devono essere morbidi e preferibilmente alla mandorla. Ne vanno messi nei rispettivi sacchetti solo cinque, numero indivisibile come dovrebbe essere il matrimonio e come e qualità che non dovrebbero mai mancare agli sposi: salute, ricchezza, felicità, fertilità e spiritualità.

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  • La cravatta dello sposo

Vige l’usanza di tagliare la cravatta dello sposo in piccoli pezzi e distribuirla tra gli uomini invitati in cambio di un obolo in denaro per gli sposi.

  • Il corteo nuziale

Suonare il clacson non è solo un’occasione per fare baccano, ma deriva dalla tradizione che cosi facendo si mettono in fuga gli spiriti maligni.

  • Le damigelle

Per confondere gli spiriti cattivi pronti a rovinare il giorno delle nozze, le amiche delle sposa si devono vestire con abiti di pregio e devono seguirla durante tutta la giornata.

  • Le fedi

La fede va indossata all’anulare sinistro, secondo la convinzione per cui lì scorre una vena in cui i sentimenti viaggiano dritti fino al cuore. In alcune regioni d’Italia, la fede è chiamata “vera”, termine che significa fedeltà. Dentro le fedi si è soliti incidere la data del matrimonio, il nome della sposa in quella di lui ed il nome dello sposo in quella di lei. La tradizione vuole che sia lo sposo a pagarle ed a conservarle fino al momento dello scambio durante la cerimonia nuziale, ma spesso sono i testimoni a regalarle e sono i paggetti a portarle sull’altare per la benedizione.

  • La dote

La famiglia della sposa fornisce gli abiti, biancheria e accessori, perché durante il primo anno di matrimonio lo sposo non deve sostenere spese per l ‘abbigliamento della moglie.

  • La giarrettiera

Nel diciassettesimo secolo gli invitati celibi dovevano cercare di impossessarsi della giarrettiera della sposa, attaccandola poi al loro cappello; con il tempo questa usanza si è trasformata nel lancio della giarrettiera, da parte dello sposo, per evitare che il vestito della sposa venga rovinato.

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  • Il giorno delle nozze

Secondo la tradizione scegliere accuratamente il giorno giusto del matrimonio può incidere sulla buona riuscita del matrimonio stesso. Il lunedì porta buona salute, essendo dedicato alla luna; il martedì porta ricchezza sicura; il mercoledì è molto propizio; il giovedì porta dispiaceri alla sposa; il venerdì porta disgrazia, il sabato è il giorno più sfortunato in assoluto.

  • Il mese del matrimonio

Discorso simile a quello fatto pocanzi: gennaio porta affetto, gentilezza e fedeltà; febbraio è il mese degli amori e degli accoppiamenti ed è per questo il mese migliore; marzo è portatore sia di gioia che di pene; aprile porta solo cose belle; maggio è nefasto; giugno è il mese dedicato a Giunone, dea che protegge l’amore e le nozze; luglio preannuncia fatiche per guadagnarsi da vivere; agosto assicura una vita ricca di cambiamenti; settembre porta agli sposi prosperità economiche e gioia; ottobre porta molto amore, ma poco denaro; novembre promette gioia e felicità; dicembre assicura agli sposi amore eterno.

  • La luna di miele

Deriva dall’usanza degli sposi dell’antica Roma di mangiare del miele per tutta la durata di “una luna” dopo il matrimonio.

  • Il letto degli sposi

Deve essere preparato la sera prima del matrimonio da due ragazze nubili, in segno di purezza.

  • La serenata

La sera prima del matrimonio, da tradizione lo sposo deve organizzare una serenata sotto la finestra della futura sposa, accompagnato da parenti, amici e un musicista con il violino, la chitarra o la fisarmonica. La famiglia della sposa, invece, a fine serenata dà vita ad un banchetto in segno di ringraziamento.

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  • Il riso

Tirarlo agli sposi una volta terminato il matrimonio simboleggia una pioggia di fertilità.

  • Gli oggetti della sposa

il giorno delle nozze la sposa deve indossare cinque oggetti simbolo di buon auspicio: una cosa nuova, una cosa vecchia, una cosa prestata, una cosa regalata e una cosa blu, simbolo di sincerità e purezza da parte della sposa

  • Gli sposi

Porta sfortuna che gli sposi si vedano prima dell’incontro in chiesa o in comune. Lo sposo, inoltre, non deve mai vedere il vestito della sposa se non al momento della cerimonia.

  • Il velo della sposa

La lunghezza del velo dipende dal numero di anni di fidanzamento: ogni anno corrisponde ad un metro. Inoltre il velo della sposa è considerato un portafortuna se è stato donato da una sposa felice.

  • Il vaso di vetro

Al termine del matrimonio, gli sposi devono romperlo e il numero dei cocci risultanti indica gli anni di felicità che attendono la nuova coppia.