I prodotti tipici delle Valli di Lanzo: il gusto e la tradizione delle alpi piemontesi

Trattandosi di zone montanare, la tradizione culinaria e i prodotti gastronomici delle Valli di Lanzo si basano per lo più su prodotti della cultura contadina.
Ogni prodotto porta con sé una storia e un sapore unico.
Per la maggior parte si trovano quindi prodotti di origine casearia.
Tra questi ultimi, spicca senza dubbio la Toma di Lanzo per il suo gradevolissimo gusto. Questo formaggio ha una lavorazione che varia in base ai paesi e ai pascoli in cui viene prodotta, ma si riferisce solo ed esclusivamente al formaggio prodotto negli alpeggi durante il periodo estivo.

Molto apprezzata è anche la Toma del “Lait brusc”, che, come suggerisce il nome, viene ottenuta attraverso un processo di acidificazione del latte. Questa particolarità le riferisce un gusto fresco e una consistenza friabile, con note di erborinatura.
Poi vi sono i formaggi ottenuti con il latte di capra, detti i Ciavrin, consumabili sia freschi che stagionati.

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Essendoci così tanti alpeggi, pascoli e allevamenti, gli altri protagonisti della tradizione piemontese sono senza dubbio i salumi: di capra, cinghiale, le mocette e i lardi.
Il più conosciuto è senza dubbio il salame di Turgia, ottenuto da bovini adulti a fine carriera, principalmente viene consumato fresco, quando si presenta morbido e gustoso.

Tra i prodotti da forno, bisogna ricordare il grissino stirato a mano.
L’impasto si presenta molto elastico, in modo da poter essere lavorato a lungo con le mani formando dei piccoli cilindri lunghissimi che con la cottura si incurvano leggermente ed assumono un bel colore dorato. Il grissino pare che sia nato proprio a Lanzo, dalle abili mani di un fornaio che cercava di accontentare le esigenze alimentari del giovane duca Vittorio Amedeo II.

Altro prodotto intramontabile per la popolazione di queste valli, sono i Torcetti di Lanzo, deliziosi biscotti a lievitazione naturale glassati in superficie e dalla particolare forma intrecciata.
Vi sono ancora le “paste ‘d mèlia”, biscotti croccanti e friabili realizzati con farina di mais.

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Grazie alla numerosa presenza di mele troviamo anche diverse marmellate e succhi di frutta.
Presso Lanzo Torinese, il 14, 15 e 16 settembre ci sarà la 14° edizione della “Sagra della Toma, del torcetto e del grissino”. Un evento da non perdere per gli amanti dei prodotti della tradizione.

Per quanto riguarda i liquori, troviamo il Genepy, l’Amaro d’Lans e l’Amaro Coassolo, il quale gode di un’ ottima fama grazie alle sue proprietà stimolanti della funzione digestiva. Questo elisir viene ottenuto con un infuso in alcol di 23 erbe officinali e radici, raccolte nelle Valli durante il periodo primaverile, con aggiunta di zucchero e privo di aromi artificiali.

Per gustare l’Amaro Coassolo è indispensabile recarsi presso l’Hotel Italia, che produce da decenni questo prelibato e caratteristico amaro.

I prodotti tipici delle Valli di Lanzo diventano a loro volta elementi essenziali per la preparazione dei piatti della tradizione,  rielaborati e proposti in diversi modi.
Presso il Ristorante Berta è possibile degustare questi piatti, che non solo parlano al palato, ma raccontano anche tradizioni e usanze antiche.

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Il Santuario di Marsaglia, un luogo antico immerso nei boschi delle Valli di Lanzo

Nelle Valli di Lanzo, esiste un posto molto particolare e ricco di passato: il maestoso santuario di Marsaglia.
Percorrendo i sentieri immersi nel verde dei boschi di betulle, frassini e faggi, si trovano numerosi piloni votivi man mano che si avvicina al santuario.
Improvvisamente ci si ritrova qui, e non si può non rimanere stupiti da questa elegante chiesa in stile barocco e da tutte le casette in pietra che la circondano. La particolarità di questo santuario è che è una costruzione grandiosa in un piccolissimo borgo, in mezzo ai boschi.

Questo edificio sacro, situato a 1300 m di quota, è un “gioiello” della Valle Tesso, della quale rappresenta un elemento di notevole interesse storico, architettonico e religioso. Costruito negli anni 1771-1778, fu dedicato inizialmente alla Beata Maria Vergine della Pietà, poi all’Assunzione di Maria Vergine.
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La leggenda narra che fu costruito per voto di una pastorella sordomuta guarita dalla Madonna, e che i materiali e gli attrezzi radunati per l’edificazione vennero trovati spostati rispetto al punto iniziale prescelto: la narrazione interpreta il fatto come un intervento della Madonna, che volle così indicare il luogo preciso per l’edificazione del santuario. Il tema dello spostamento dei materiali si trova anche nella leggenda sulla costruzione della Sacra di San Michele, dalla quale può essere derivata quella di Marsaglia.
Secondo Augusto Cavallari Murat, la facciata del santuario è simile a quella di chiese ubicate intorno al lago di Como, e probabilmente alla sua realizzazione hanno lavorato dei “Maestri Luganesi”: risulta la stipula di contratti con maestranze di quelle zone per l’esecuzione di lavori nella chiesa parrocchiale di Monastero.

La chiesa è in stile barocco, caratterizzata da quattro lesene suddivise in tre ordini e un frontone centrale sul quale si erge un piccolo campanile. Ma esiste un’altra caratteristica affascinante all’interno del santuario: i dipinti antichi, all’incirca dei primi anni dell’Ottocento che raffigurano alcune vicende storiche. Molto interessanti sono i quattro evangelisti a grandezza naturale che troviamo sulle vele della volta, oppure le scene della prima guerra d’indipendenza e della prima e seconda guerra mondiale.
Molti dipinti sono stati portati in un luogo più sicuro, ma quelli presenti sono una grande testimonianza delle vicende storiche e sociali della vallata, un grande tesoro da ammirare e custodire con cura.

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Nelle vicinanze sono stati trovati molti manufatti in pietra e incisioni rupestri, simbolo di un’antica attività del luogo, esistevano numerosi alpeggi un tempo abitati.
Oggi il santuario è aperto da maggio ad ottobre, e si celebra una grande festa prima il 14 agosto con una fiaccolata, e poi tutto il giorno seguente.
I festeggiamenti della Natività di Maria invece avvengono l’8 settembre.
In queste occasioni si possono rivivere le antiche tradizioni, usi e costumi della zona.

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Il percorso per raggiungerlo è adatto alle famiglie, in quanto il tragitto è pianeggiante.
Dopo aver lasciato l’auto nel piazzale della fontana Sistina (m 1130) si imbocca la carrareccia che porta a Menulla, arrivando al pilone votivo di Curdumpero (m 1191). Qui inizia un percorso contornato da boschi di faggio, si supera il pilone “Dij Pusau” e si raggiunge l’incrocio dei “3 Rifugi”, dei sentieri che percorrono tutta la Valle Tesso. Si prosegue fino alle case di Proima (m 1291) e, lasciandosi alle spalle betulle e pascoli, si arriva fino a un punto panoramico vicino al Pilone di Punta Penna (m 1320) e si raggiungono due alpeggi ormai abbandonati di Roc Biulai e Coucuc. L’itinerario prosegue su sentiero pianeggiante fino ad alcune Baite, man mano noterete subito l’ imponente costruzione del Santuario di Marsaglia (m 1297).

La vicinanza del punto di partenza a Coassolo fa sì che l’Hotel Italia sia il luogo perfetto per poter soggiornare e gustare piatti tipici della tradizione piemontese, per poter entrare ancora di più in sintonia con questi luoghi antichi ricchi di storia.

Piemonte: la terra dei vini

Con i suoi 45.000 ettari di vigneti, il Piemonte vanta 44 vini DOC e 12 DOCG, equivalente all’80 % della produzione in Italia.

I vini Piemontesi vengono principalmente prodotti in collina, ma esistono vigneti anche nelle fasce alpine e prealpine.
In questa regione inoltre nasce un vino importantissimo, lo spumante, il protagonista per eccellenza delle serate e degli eventi importanti.
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L’antichissima pianta della vite arriva tra miti e leggende dal Caucaso, per poi essere portata dai Fenici in tutto il Mediterraneo e successivamente diffusa dai Greci e dai Romani.
Non è chiaro se in Italia esistesse una vite o se furono proprio i Fenici a portarla qui, però senza dubbio l’habitat e il clima sono stati favorevoli alla coltivazione di queste meravigliose piante. Grazie a queste coltivazioni, il Piemontese oggi vanta un’ incredibile quantità di vini unici, che stanno alla base del patrimonio vitivinicolo del nostro paese.
L’origine morenico-alluvionale di queste colline, generate milioni di anni da fa dal mare, le rende diverse l’una all’altra e quindi con una ricchezza di cru e di caratteristiche organolettiche uniche nel loro genere.
Ad influire moltissimo è anche il microclima delle Alpi, Appennini, le umide pianure e le escursioni termiche.

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Le aree di maggiore produzione sono due: le Langhe, il Monferrato e il Roero, (comprendenti le province di Asti, Alessandria e Cuneo) e il Canavese, le Coste della Sesia e le Colline novaresi (comprendenti le province d Biella, Novara, Torino, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola)

La zona delle Langhe è senza dubbio quella più importante. Il nome deriva dal dialetto del posto: le “langhe” sono infatti le creste delle colline. Questo paesaggio è caratterizzato da immense distese di vigneti, e in cima a numerose colline sono presenti castelli, antiche fortezze e borghi medioevali.
Qui vengono coltivati i celebri vini che ritroviamo sulle nostre tavole ed accompagnano in maniera eccellente i nostri pasti, come ad esempio il Barbera, il Dolcetto, il Moscato e il Nebbiolo.

Nella zona del Monferrato vengono prodotti vini altrettanto importanti, consumati in tutta Italia e nel mondo. Qui le colline, in parte coltivate e in parte boscose, trovano un terreno calcareo e sabbioso. Recentemente il paesaggio di Langhe, Roero e Monferrato è stato recentemente proclamato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Il Canavese è una terra ricca di vitigni autoctoni, tra cui spiccano certamente il Nebbiolo, il Caluso e il Carema. Tre vitigni diversi di origine controllata e garantita (DOCG) che danno vita a vini e spumanti dal sapore deciso e fruttato.
Il Ristorante Berta presso l’ Hotel Italia a Coassolo predilige la somministrazione di vino locale, genuino e a km zero, per offrire ai propri ospiti solo il meglio che questo territorio ha da offrire.

Un’idea per un gita fuori porta, in cui poter vivere i sapori, i profumi e i colori di questi luoghi è la Strada Reale dei vini torinesi.
E’ un percorso lungo 600 km che si snoda attraverso il Canavese, la Collina Torinese, il  Pinerolese e la Val Susa.

Il Ponte del Diavolo a Lanzo: storia e leggenda

A Lanzo, a pochi chilometri da Torino, si trova l’antichissimo e famoso Ponte del Diavolo.

Fu costruito nel 1378 per collegare il piccolo borgo di Lanzo alla città di Torino. Fu eretto perché per i Savoia era necessaria una strada alternativa per arrivare in città senza dover necessariamente passare in territori ostili, oltre che per facilitare gli scambi commerciali e turistici. I Savoia infatti erano in conflitto con i princi d’Acaja (che governavano su Mathi, Balangero e Villanova) e con i marchesi del Monferrato (che governavano su Corio).
Furono molti i disagi, il ponte non ne voleva sapere di stare in piedi: tra bufere improvvise e fulmini, crollò diverse volte.
Il costo per la costruzione fu talmente elevato che la castellania di Lanzo impose una tassa sul vino per anni.Ma il risultato è ancora ben visibile ancora oggi. Si tratta di una struttura a schiena d’asino alta 16 metri e lunga 65, collocata in una stretta gola scavata dal fiume Stura in tempi antichissimi.
Nell’anno 1564 fu costruita una porta al centro del ponte per per preservare il borgo dalle epidemie di peste e salvaguardare la salute degli abitanti.
Quello che rimane di questa porta oggi è un arco al centro del ponte

https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_del_Diavolo_(Lanzo_Torinese)

https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_del_Diavolo_(Lanzo_Torinese)

Dietro al Ponte del Diavolo esiste un’antica leggenda.

Si narra che il Diavolo, assistendo a questi continui incidenti di costruzione, propose di costruire lui stesso il ponte. Ma a una condizione: lo avrebbe costruito in cambio dell’anima del primo che lo avrebbe attraversato. Gli abitanti accettarono e così il ponte fu eretto.
Il giorno dello scambio non si presentò nessun cittadino, anzi , fecero attraversare il ponte a un cagnolino. Visto ciò il Diavolo si adirò e pestò pesantemente le zampe sulle rocce, formando dei solchi visibili dietro la Cappella di San Rocco, locato all’imbocco del ponte sul lato Lanzese.

http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/parchi-piemontesi/item/408-visitare-il-ponte-del-diavolo

http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/parchi-piemontesi/item/408-visitare-il-ponte-del-diavolo

Questi solchi sono chiamati “Marmitte dei Giganti”, e sono in realtà dei fenomeni geologici dovuti all’erosione della pietra in seguito all’azione vorticosa dell’acqua.
Nel Parco nazionale del Ponte del Diavolo è facile notare “Marmitte” di diverse dimensioni. Quasi tutti i solchi sono ormai all’asciutto a parte la “Marmitta Grande”, in parte immersa nell’acqua e quindi ancora soggetta ai fenomeni di erosione. Un’altra leggenda narra inoltre che le Marmitte dei Giganti” siano state le pentole in cui il Diavolo ha cucinato la minestra per i suoi aiutanti durante costruzione del Ponte del Diavolo.

Tra le varie strutture nei dintorni del Ponte del Diavolo, l’Hotel Italia a Coassolo è il luogo perfetto in cui poter soggiornare o assaporare piatti tipici della tradizione.

La storia del Santuario di Sant’Ignazio

Addentrandosi nel cuore delle Valli di Lanzo, è impossibile non rimanere colpiti dalla struttura che pian piano si rende ben visibile davanti ai nostri occhi: il maestoso Santuario di Sant’Ignazio

Questo luogo sacro è stato eretto sulla sommità del Monte Bastia a Pessinetto, tra il 1628 e il 1635, ed è dedicato a Sant’ Ignazio di Loyola.

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Si narra che nel 1626 la zona fu infestata dai lupi, che seminarono il terrore tra gli abitanti, ed uccisero alcuni animali e addirittura dei bambini. A seguito di questi terribili eventi, i cittadini invocarono e dedicarono funzioni religiose a Sant’ Ignazio. Miracolosamente i lupi abbandonarono la zona e non si fecero più vedere.

Così i cittadini in segno di ringraziamento chiamarono tutti i primogeniti con il nome del Santo, e promisero di costruire una chiesa in suo onore.
Qualche anno più avanti, nel 1629, il Santo apparve a una giovane contadina e suo marito proprio sul Monte Bastia.
Gli abitanti allora iniziarono a costruire una chiesa proprio lì.

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In un manoscritto è riportato che la primissima pietra fu posata dalla “Serenissima Pincipessa” Margherita di Savoia.
Dal 1630 al 1632 i lavori di edificazione furono sospesi a causa dell’ epidemia di peste che colpì la zona.

Presto la chiesa risultava essere troppo piccola per tutti i pellegrini che si recavano in questo luogo sacro, allora i cittadini donarono nel 1673 la punta del Monte Bastia ai Gesuiti, speranzosi che vi avrebbero costruito qualcosa di speciale.
E così fu. Sul monte fu eretto il santuario in fondo al quale ancora oggi si può vedere la vetta del Monte Bastia che spunta per ben cinque metri.

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La vetta del Monte Bastia

Il santuario oggi è un importante luogo di devozione, ma è principalmente utilizzato come casa per esercizi spirituali rivolti principalmente al clero torinese.
In questo luogo sacro infatti transitarono molte persone religiose importanti come S.Giovanni Bosco, S.Giuseppe Cafasso, S.Leonardo Murialdo, il Beato Giuseppe Allemanno.

Salendo verso il Santuario dalla sottostante frazione Tortore, si giunge a un grosso piazzale da cui su gode di una vista mozzafiato sulle Valli di Viù, Val d’Ala e Val Grande.
Il 31 luglio ogni anno si celebra la festa di Sant’Ignazio con pranzi, brani musicali e processioni.

L’ Hotel Italia a Coassolo è il punto di riferimento ideale per partire alla scoperta di questi luoghi ricchi di storia, immersi nel verde rigoglioso delle Valli di Lanzo.

La 101esima edizione del Giro d’Italia attraverserà il Canavese.

L’edizione del Giro d’Italia 2018 sarà molto speciale.

Non solo perché la partenza prevista per il 4 maggio sarà da Gerusalemme, ma anche perché toccherà molto da vicino il Canavese e le Valli di Lanzo.

Il prossimo venerdì 25 maggio, durante la 19° tappa del Giro d’Italia, il gruppo di ciclisti professionisti in rosa attraverserà il centro di Lanzo a mezzogiorno e un quarto.

Un’ottima occasione per la città, il Giro sarà infatti seguito da milioni di persone in tutta Italia.
Sono stati già contattati dal comune diverse associazioni, scuole e amministrazioni limitrofe al fine di allestire al meglio delle coreografie che addobberanno Lanzo durante questo gran giorno.
Naturalmente ci saranno anche delle azioni di bonifica e messa in sicurezza stradale.

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La 19° tappa, lunga 184 chilometri, partirà da Venaria, dal Parco della Mandria.
Gli atleti attraverseranno la direttissima che porta nelle Valli di Lanzo, attraverseranno Robassomero e il ponte della Stura, entreranno successivamente a Lanzo, per poi scendere al Colombaro e tagliare il centro di Germagnano. Arrampicandosi lungo i tornanti della Valle di Viù, arriveranno fino al Col del Lys e scenderanno quindi in Val Susa, dove successivamente affronteranno la salita verso il Colle delle Finestre fino ad arrivare alla destinazione finale della tappa, Jafferau, a Bardonecchia.
Le strade saranno chiuse già due ore prima del passaggio degli atleti.

Il giorno seguente, il 26 maggio, gli atleti torneranno a transitare nel nostro territorio nella tappa successiva, la Susa-Cervinia, toccando di nuovo Robassomero per poi procedere verso Ciriè e Favria. L’ultima volta che il Giro d’ Italia attraversò il Ciriacese fu nel 2013.
La 101esima edizione si concluderà poi il 27 maggio a Roma.

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http://www.giroditalia.it/it/tappa/tappa-19-2018/

 

…Un po’ di storia

Il 7 agosto 1908 La Gazzetta dello Sport annunciava che presto avrebbe organizzato il “Giro d’Italia”, un evento che aspirava a diventare “una delle prove più ambite di ciclismo internazionale”.
Così, il 13 maggio 1909 partì la prima gara ufficiale, lunga 2,447 km e divisa in otto tappe.
Il vincitore di questa primissima edizione fu Luigi Ganna
Dopo il grande successo del primo anno, si decise di replicare la gara negli anni a seguire fino ad oggi, con un aumento significativo delle tappe e quindi del chilometraggio di gara.

Valli di Lanzo: storia, curiosità e prodotti tipici

Le Valli di Lanzo sono un posto affascinante e ricco di storia.

Moltissimo tempo fa, nella Valli di Lanzo si insediarono i Graiceli, una popolazione di origine ligure. Grazie alla romanizzazione, fu sistemata un strada che collegava Augusta Taurinorum ai valichi dell’Autaret e dell’Arnas, in Val di Viù.

Le Valli venivano chiamate “Mategasche” durante in periodo medioevale, da qui nacque l’origine del nome del paese di Mathi.
In questo periodo si estendeva la signoria del vescovo di Torino, nel mentre i Savoia fecero ingresso a Caselle e Ciriè, e si impadronirono delle valli dopo il XII secolo.
La popolazione delle Valli di Lanzo crebbe notevolmente tra settecento e ottocento, fino ad arrivare ad un picco demografico nel XIX secolo.
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Nel corso del XX secolo, però, i comuni delle valli iniziarono a perdere addirittura fino al 70% della loro popolazione, che si trasferirono all’estero o nei grandi centri industriali in cerca di fortuna.
Questo calo demografico comportò la soppressione di diversi comuni.
Infatti, le numerose frazioni presenti nelle Valli di lanzo, un tempo erano comuni autonomi.

Le Valli di Lanzo furono collegate alla città di Torino dalla fine del XIX secolo tramite la ferrovia Torino – Ceres. Questa fu la prima tratta ferroviaria d’Europa alimentata con corrente continua ad alta tensione .
Verso l’inizio del  XX secolo, nelle Valli Lanzo ci fu una grossa crescita del turismo, soprattutto in estate. Le famiglie agiate di Torino infatti trascorrevano le loro vacanze al fresco nelle valli.

Prodotti tipici

Nel 1679 il medico lanzo Teobaldo Pecchio, insieme al panettiere Antonio Brunero, diedero vita al “ghersin”, che successivamente si diffuse col nome di grissino. Aiutato da Brunero, Pecchio volle creare un pane molto sottile e croccante, per curare l’ inappetenza di Vittorio Amedeo II di Savoia. Questa ricetta è commemorata a Lanzo da una targa posta all’ esterno della casa dove un tempo viveva Pecchio. La ricetta si è poi diffusa in tutto il mondo, nonostante non venga ricordata l’ origine lanzese.
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Un altro prodotto tipico sono i Torcetti di Lanzo. Considerati una variante dolce dei grissini, sono dei biscotti al burro composti da una striscia di pasta, arrotolata e fatta caramellare in superficie. Fanno parte del Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino, ovvero una raccolta di prodotti locali artigianali con tradizione storica e contenenti materie prime locali.
La Toma di Lanzo è un formaggio prodotto negli alpeggi e nei pascoli delle valli, di latte vaccino intero e crudo. Una volta inserito nelle forme viene pressato e fatto stagionare almeno 60 giorni, per poi dare vita a un prodotto artigianale e gustoso.
Per finire in bellezza, tra i prodotti tipici bisogna ancora citare il Salame di Turgia, è un salame morbido ottenuto da carni di vacche adulte (turge, in piemontese) con l’aggiunta di lardo, pepe e spezie. E’ ottimo consumato crudo grazie alla sua caratteristica morbidezza.
Se non siete mai stati in queste valli, e questi racconti hanno stuzzicato la vostra curiosità, esistono varie strutture nelle quali poter trascorrere un piacevole soggiorno, tra i quali l’Hotel Italia a Coassolo. Qui vengono prodotti artigianalmente diversi prodotti, come l’Amaro di Coassolo, il pane e i grissini.

Valle Tesso e Coassolo: un pò di storia

Le Valli di Lanzo attraversano il cuore della catena alpina, si trovano a Nord-Ovest di Torino e si dividono in quattro vallate: Valle di Viù a sud, la Val d’Ala nel centro, la Val Grande a nord e la Valle Tesso e Malone nella Bassa Valle.

La Valle Tesso, in particolare si distingue per essere un vero parco naturale, percorrendo a piedi i sentieri, soprattutto al mattino presto, non è raro incontrare caprioli, camosci, volpi, tassi e magari anche qualche traccia di lupi.

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Tra le località dalle molteplici tradizioni, troviamo Coassolo.
In questo territorio erano in funzione 13 canali irrigui artificiali principali, le “roye”, che, grazie a deviazioni secondarie, alimentavano i lavatoi e assicuravano il necessario contributo idrico a prati, pascoli e frutteti.
Tutto ciò favorì a incrementare in particolare la coltivazione delle mele, uno dei pochi beni commerciali ad uscire dai confini nazionali.
Venivano coltivati anche ortaggi o cereali; per questo Coassolo si distingue per i suoi numerosi mulini presenti lungo il torrente Tesso.

Gli abitanti di Coassolo così si producevano autonomamente farine di ogni tipo.
Ancora oggi nell’edificio più grande del “Mulino d’barot” si vedono le macine usate per la molitura del grano e del granoturco, e in quello più piccolo c’è un torchio per la spremitura delle noci dalle quali si ricavava un olio dal sapore particolare.
Il “Mulin Turcin” è un’ altro importante edificio storico per Coassolo. Prese il nome da Bertetti Giacomo, detto “Turcin”, per via della sua corporatura robusta.
Egli fu l’ultimo mugnaio a lavorare in questo posto, la sua attività principale era la panificazione, che iniziava molto presto al mattino. Inoltre, qui il pane si pesava con una bilancia a mano, costituita da un’asta graduata con contrappesi.

Tra i monumenti più importanti a Coassolo troviamo la chiesa di S. Pietro, la torre campanaria o la chiesa di S. Nicolao, che sorge dove originariamente vi era una chiesa più piccola risalente alla metà del 1500.
La facciata è considerata un monumento nazionale ed è stata ultimata  nel 1750.
Nell’interno, da notare l’organo in tipico stile ottocentesco, l’altare maggiore sovrastato dalla statua lignea di S.Nicolao e la ricostruzione della grotta di Lourdes.

S.-Nicolao

Chiesa di San Nicolao

Tra gli avvenimenti importanti nella storia di Coassolo, ricordiamo il soggiorno di Vittorio Emanuele II presso l’ Hotel Italia. L’ hotel nacque nel 1800, originariamente si chiamava Albergo Italia, posizionato in una valle di passaggio strategica  tra Francia e Italia.
La struttura sorgeva a fianco dell’attuale Hotel, ma nel 1931  il figlio di Antonio, Pietro Berta, costruì una nuova struttura turistica, a fianco della precedente, a cui dette nome Hotel Italia.

All’ hotel Italia le tradizioni di certo non mancano: qui potrete degustare e acquistare l’amaro di Coassolo, preparato artigianalmente secondo l’antica ricetta, a base di erbe e radici nel rispetto della flora alpina piemontese.

Amaro Coassolo

Amaro Coassolo

I panorami più belli a due passi da casa e i residence nelle Valli di Lanzo da cui osservarli

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Fonte immagine: http://www.boorp.com/sfondi_gratis_desktop_pc/sfondo_paesaggi_autunno_montagna_gratis.php

L’autunno è per definizione una delle stagioni più belle, se non la migliore in assoluto, per compiere delle belle passeggiate all’aperto. In quanto a clima, altre stagioni sono sicuramente più indicate, ci sono pochissima dubbi a riguardo, ma per quanto riguarda i colori della natura i mesi autunnali sono quelli che restano più impressi negli occhi e nel cuore. Scenari naturali unici, con colorazioni spettacolari, sono pronti ad accoglierci per portarci per qualche ora in un mondo incantato: i cammini e i sentieri sono meno frequentati rispetto ad altre stagioni dell’anno e questo permette di godersi i panorami con ancor maggior tranquillità e piacere.

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Fonte immagine: http://www.ortobotanico.unina.it/OBN4/5_Manifestazioni/Festaalbero%202016.htm

Camminare in autunno può essere considerata una meravigliosa esperienza sia per gli occhi che per il nostro spirito e negli ultimi anni è andata via via consolidandosi una disciplina particolare, denominata “osservazione del foliage”. In che cosa consiste? E’ presto detto: significa organizzare escursioni in zone prestabilite in cui poter osservare da vicino la colorazione delle foglie e la loro caduta.
Le Valli di Lanzo si prestano eccome nei mesi autunnali per questo tipo di escursioni e per lunghe passeggiate all’aria aperta: a due passi da casa ci attendono panorami mozzafiato e l’Hotel Italia di Coassolo Torinese è un punto di partenza strategico per la scoperta di questa parte di territorio tutta da scoprire e da conoscere.

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Fonte immagine: https://www.hotelallanave.it/it/news/lautunno-in-trentino-scopri-lincanto-dei-colori

Per tutti coloro che vogliono vivere la vacanza in modo indipendente, senza alcun vincolo di orario, il residence di via Capoluogo 188 è la scelta ideale. Da qui, infatti, i turisti possono raggiungere in breve tempo tanti percorsi naturalistici, immergendosi nella magia dell’autunno. Tra i più indicati per la non eccessiva altitudine, fattore importante in questo preciso periodo dell’anno, l’itinerario escursionistico al Pilone delle Frasche (1046 metri sul livello del mare, ndr), privo di difficoltà tecniche. Qui, troverete uno stupendo punto panoramico: l’orizzonte spazia sulle Alpi dal Monviso alle Levanne, sulla pianura del Po, sul Monferrato fino all’Appennino, regalando paesaggi mozzafiato.

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Fonte immagine: https://maranoeyecare.com/2016/09/fall-allergies-in-nj/

A regalare ampi e stupendi panorami è anche la salita a Punta Prarosso (1497 metri), località raggiungibile comodamente in un’ora e mezza circa di camminata con partenza da Saccona. Un altro percorso naturalistico privo di difficoltà, ma che è in grado di stupirci per la bellezza dei paesaggi incontrati sul cammino.
Discorso simile, infine, va fatto per il percorso che conduce al santuario di Marsaglia (1300 metri). L’itinerario si sviluppa in un bel bosco e offre interessanti scorci sulla Valle del Tesso e sulla pianura.