I muri a secco in Valle Tesso

Il muro a secco rappresenta una tipologia di manufatto di origine antichissima, ideato per apportare all’ambiente modifiche vantaggiose per le attività umane. Fu realizzato unicamente in pietra, senza l’impiego di una malta legante.

Tecnica di realizzazione

Questi manufatti furono costruiti sovrapponendo e incastrando le pietre grezze reperite sul posto, opportunamente scelte per forma e dimensione. Erano preferite le pietre con almeno una faccia piana, perché consentivano di ridurre gli spazi vuoti offrendo maggiore superficie di contatto con le pietre vicine. Gli spazi vuoti venivano riempiti con pietre di minori dimensioni, opportunamente incastrate per rendere immobile, e quindi stabile, l’intera struttura. L’utilizzo di terra come materiale riempitivo e legante, avrebbe causato instabilità e crolli: l’acqua piovana infiltratasi fra le pietre, avrebbe progressivamente dilavato la terra creando vuoti fra le pietre, rendendole mobili.

La costruzione di questi manufatti, che richiese il posizionamento delle pietre giuste nei posti giusti, fu quindi un lavoro di grande pazienza e precisione.

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Struttura

La maggior parte dei muri presenti in valle ha un’altezza compresa fra 50 centimetri e 1 metro (in alcuni casi essa raggiunge i 2 metri). Probabilmente altezze maggiori avrebbero conferito alla struttura una insufficiente resistenza alla spinta del terreno retrostante; la spinta del suolo – forza dall’effetto ribaltante – aumenta ulteriormente se il terreno è appesantito per assorbimento dell’acqua piovana; essa fuoriesce dal muro attraverso gli interstizi fra le pietre, riducendo così la forza ribaltante esercitata del suolo.

La sezione verticale può essere rettangolare (parete esterna verticale) o a trapezio rettangolo con larghezza massima alla base (parete esterna con scarpa); questa soluzione, che conferisce maggiore stabilità al ribaltamento, fu adottata soprattutto per i muri più alti o sottoposti a spinte notevoli.

 

Tipologie e funzioni

I tipici muri “contro terra” furono introdotti per diminuire la pendenza del terreno, attraverso la realizzazione di superfici terrazzate: gli appezzamenti originari vennero suddivisi in porzioni piane o con pendenza ridotta, per ottenere maggiore comodità – e ridurre fatica e disagi – nei lavori agricoli e di fienagione. Questa tipologia, che ha dunque funzione contenitiva e di sostegno, è la più diffusa sul territorio.

Furono costruiti muri anche ai lati di corsi d’acqua, in condizioni di forte pendenza; in tal caso le strutture furono realizzate con grande profondità (spessore di poco inferiore all’altezza o pari a questa), affinchè potessero resistere alle notevoli sollecitazioni delle acque in piena. La funzione in questo caso è protettiva delle sponde dall’erosione idrica, e di prevenzione delle frane.

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Ci sono anche esempi di murature costruite lungo il tracciato dei corsi d’acqua – attivi soprattutto in occasione delle grandi piogge – paragonabili a rudimentali briglie. Queste strutture creano dei “salti”, e furono quindi concepite per ridurre l’energia cinetica delle acque in discesa verso valle; questo effetto produce:

1) la diminuzione del trasporto solido, per cui aumenta il deposito di materiali sul letto del corso d’acqua;

2) la riduzione della pendenza dei tratti compresi fra i “salti”;

3) la diminuzione della velocità – e della capacità erosiva – dell’acqua.

Infine si riscontra qualche esempio di “muretto divisorio”, eretto per indicare e delimitare un confine fra due proprietà. Questo tipo di muro presenta spesso sezione a trapezio isoscele (entrambe le pareti inclinate), che conferisce maggiore stabilità. Più frequentemente si incontrano cumuli di pietre accatastate in modo disordinato, con la medesima funzione; le pietre venivano accumulate ai margini degli appezzamenti anche per liberare il terreno (“spietramento”) e renderlo più facilmente lavorabile.