I piloni votivi in Valle Tesso

Nei centri abitati così come nei prati e nei boschi di tutta la valle, si incontrano manufatti particolari: i piloni votivi.

Ovunque siano ubicati, essi rappresentano un elemento suggestivo del territorio, che arricchisce il paesaggio montano di aspetti storici, religiosi e culturali del passato.

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Origini

I piloni votivi – detti anche capitelli votivi o edicole votive – testimoniano la viva religiosità della popolazione che un tempo abitava la montagna: furono realizzati per manifestare materialmente la fede e la devozione religiosa, e in parte come ringraziamento in conseguenza di fatti interpretati come “grazie” ricevute: scampate pestilenze o carestie, guarigioni, buon rendimento dei raccolti.

Furono costruiti nei centri abitati e in stazioni più o meno isolate, lungo originarie linee di confine delle proprietà, agli incroci di strade e sentieri, in luoghi particolarmente legati alla vita rurale, e dovunque la tradizione popolare avesse individuato motivazioni significative.

E’ probabile che, almeno in parte, i piloni derivino da cumuli di pietre che le popolazioni celtiche prima e quelle cristiane poi, realizzarono ai lati delle strade, associando funzioni religiose ad altre di utilità pratica: segnavia, punti di riferimento (anche nell’oscurità notturna).

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La struttura è tipicamente a pianta quadrata e tetto piramidale in lastre di pietra – “lose” – generalmente sormontato da una croce in ferro; più raramente la pianta è rettangolare e il tetto a due falde.

Un’eccezione al modello tipico è fornita dal pilone a pianta triangolare sito in Coassolo, non distante dalla chiesa parrocchiale di San Nicolao.

Furono edificati generalmente in pietra – a secco o con malta di terra – e spesso rivestiti con calce.

Nel corso del tempo molti piloni sono stati ristrutturati, e in alcuni casi probabilmente ricostruiti; altri sono andati perduti, perché non più manutenuti e quindi crollati.

Il rivestimento in calce ha consentito di ottenere pareti affrescabili, perché liscie e senza fessure.

Decorazioni pittoriche

Tipicamente i piloni hanno due o tre facce affrescate; i dipinti sono solitamente contenuti all’interno di una nicchia ad arco o rettangolare.

Fra i principali soggetti rappresentati ricordiamo: la Madonna con il Bambino (quando non è dipinta, la Madonna è comunque rappresentata da una statuetta collocata in una nicchia), San Giuseppe (rappresentato con il bastone fiorito), San Sebastiano e l’Arcangelo Michele; nei dipinti, generalmente insieme alla Madonna, compaiono spesso uno o più Angeli.

Alcuni piloni mostrano una fascia orizzontale con motivi decorativi consistenti in foglie, fiori (rose) e forme geometriche.

Funzioni

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Essendo strutture materiali presso cui pregare, i piloni votivi – insieme a chiese e cappelle – svolsero anche una funzione sociale: le popolazioni locali si riunirono sul territorio evitando i grandi assemblamenti dei centri abitati ubicati più a valle e in pianura, temuti a causa di possibili contagi durante le pestilenze.

Le preghiere avevano anche scopo propiziatorio, per chiedere la protezione divina delle coltivazioni, dei raccolti e del bestiame contro danni meteorologici e malattie.

E’ probabile che all’aspetto religioso si associassero in parte elementi di origine superstiziosa, per cui i piloni, insieme ai luoghi in cui sorgevano, assunsero la funzione di allontanare gli spiriti maligni e la negatività in generale.

L’elemento superstizioso e scaramantico della cultura popolare si ritrova anche nell’assegnazione ad alcune piante – ad esempio l’Iperico e il Ciclamino – di poteri protettivi dalla negatività, oltre all’eventuale potere medicamentoso.

Valorizzazione

La sezione del CAI di Lanzo sta realizzando un’attività di censimento dei piloni votivi presenti sul territorio dell’Unione Montana di Comuni delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone (ex Comunità Montana). I manufatti vengono fotografati e ne viene rilevata la posizione con il GPS, ai fini di produrre una documentazione cartografica e fotografica da inserire in una banca dati consultabile da tutti.

L’attività di studio così come quella di manutenzione, sono fondamentali per conservare e valorizzare questo patrimonio lasciatoci dalle popolazioni passate, grandi conoscitrici della montagna e dei suoi segreti.