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I muri a secco in Valle Tesso

Il muro a secco rappresenta una tipologia di manufatto di origine antichissima, ideato per apportare all’ambiente modifiche vantaggiose per le attività umane. Fu realizzato unicamente in pietra, senza l’impiego di una malta legante.

Tecnica di realizzazione

Questi manufatti furono costruiti sovrapponendo e incastrando le pietre grezze reperite sul posto, opportunamente scelte per forma e dimensione. Erano preferite le pietre con almeno una faccia piana, perché consentivano di ridurre gli spazi vuoti offrendo maggiore superficie di contatto con le pietre vicine. Gli spazi vuoti venivano riempiti con pietre di minori dimensioni, opportunamente incastrate per rendere immobile, e quindi stabile, l’intera struttura. L’utilizzo di terra come materiale riempitivo e legante, avrebbe causato instabilità e crolli: l’acqua piovana infiltratasi fra le pietre, avrebbe progressivamente dilavato la terra creando vuoti fra le pietre, rendendole mobili.

La costruzione di questi manufatti, che richiese il posizionamento delle pietre giuste nei posti giusti, fu quindi un lavoro di grande pazienza e precisione.

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Struttura

La maggior parte dei muri presenti in valle ha un’altezza compresa fra 50 centimetri e 1 metro (in alcuni casi essa raggiunge i 2 metri). Probabilmente altezze maggiori avrebbero conferito alla struttura una insufficiente resistenza alla spinta del terreno retrostante; la spinta del suolo – forza dall’effetto ribaltante – aumenta ulteriormente se il terreno è appesantito per assorbimento dell’acqua piovana; essa fuoriesce dal muro attraverso gli interstizi fra le pietre, riducendo così la forza ribaltante esercitata del suolo.

La sezione verticale può essere rettangolare (parete esterna verticale) o a trapezio rettangolo con larghezza massima alla base (parete esterna con scarpa); questa soluzione, che conferisce maggiore stabilità al ribaltamento, fu adottata soprattutto per i muri più alti o sottoposti a spinte notevoli.

 

Tipologie e funzioni

I tipici muri “contro terra” furono introdotti per diminuire la pendenza del terreno, attraverso la realizzazione di superfici terrazzate: gli appezzamenti originari vennero suddivisi in porzioni piane o con pendenza ridotta, per ottenere maggiore comodità – e ridurre fatica e disagi – nei lavori agricoli e di fienagione. Questa tipologia, che ha dunque funzione contenitiva e di sostegno, è la più diffusa sul territorio.

Furono costruiti muri anche ai lati di corsi d’acqua, in condizioni di forte pendenza; in tal caso le strutture furono realizzate con grande profondità (spessore di poco inferiore all’altezza o pari a questa), affinchè potessero resistere alle notevoli sollecitazioni delle acque in piena. La funzione in questo caso è protettiva delle sponde dall’erosione idrica, e di prevenzione delle frane.

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Ci sono anche esempi di murature costruite lungo il tracciato dei corsi d’acqua – attivi soprattutto in occasione delle grandi piogge – paragonabili a rudimentali briglie. Queste strutture creano dei “salti”, e furono quindi concepite per ridurre l’energia cinetica delle acque in discesa verso valle; questo effetto produce:

1) la diminuzione del trasporto solido, per cui aumenta il deposito di materiali sul letto del corso d’acqua;

2) la riduzione della pendenza dei tratti compresi fra i “salti”;

3) la diminuzione della velocità – e della capacità erosiva – dell’acqua.

Infine si riscontra qualche esempio di “muretto divisorio”, eretto per indicare e delimitare un confine fra due proprietà. Questo tipo di muro presenta spesso sezione a trapezio isoscele (entrambe le pareti inclinate), che conferisce maggiore stabilità. Più frequentemente si incontrano cumuli di pietre accatastate in modo disordinato, con la medesima funzione; le pietre venivano accumulate ai margini degli appezzamenti anche per liberare il terreno (“spietramento”) e renderlo più facilmente lavorabile.

I piloni votivi in Valle Tesso

Nei centri abitati così come nei prati e nei boschi di tutta la valle, si incontrano manufatti particolari: i piloni votivi.

Ovunque siano ubicati, essi rappresentano un elemento suggestivo del territorio, che arricchisce il paesaggio montano di aspetti storici, religiosi e culturali del passato.

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Origini

I piloni votivi – detti anche capitelli votivi o edicole votive – testimoniano la viva religiosità della popolazione che un tempo abitava la montagna: furono realizzati per manifestare materialmente la fede e la devozione religiosa, e in parte come ringraziamento in conseguenza di fatti interpretati come “grazie” ricevute: scampate pestilenze o carestie, guarigioni, buon rendimento dei raccolti.

Furono costruiti nei centri abitati e in stazioni più o meno isolate, lungo originarie linee di confine delle proprietà, agli incroci di strade e sentieri, in luoghi particolarmente legati alla vita rurale, e dovunque la tradizione popolare avesse individuato motivazioni significative.

E’ probabile che, almeno in parte, i piloni derivino da cumuli di pietre che le popolazioni celtiche prima e quelle cristiane poi, realizzarono ai lati delle strade, associando funzioni religiose ad altre di utilità pratica: segnavia, punti di riferimento (anche nell’oscurità notturna).

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La struttura è tipicamente a pianta quadrata e tetto piramidale in lastre di pietra – “lose” – generalmente sormontato da una croce in ferro; più raramente la pianta è rettangolare e il tetto a due falde.

Un’eccezione al modello tipico è fornita dal pilone a pianta triangolare sito in Coassolo, non distante dalla chiesa parrocchiale di San Nicolao.

Furono edificati generalmente in pietra – a secco o con malta di terra – e spesso rivestiti con calce.

Nel corso del tempo molti piloni sono stati ristrutturati, e in alcuni casi probabilmente ricostruiti; altri sono andati perduti, perché non più manutenuti e quindi crollati.

Il rivestimento in calce ha consentito di ottenere pareti affrescabili, perché liscie e senza fessure.

Decorazioni pittoriche

Tipicamente i piloni hanno due o tre facce affrescate; i dipinti sono solitamente contenuti all’interno di una nicchia ad arco o rettangolare.

Fra i principali soggetti rappresentati ricordiamo: la Madonna con il Bambino (quando non è dipinta, la Madonna è comunque rappresentata da una statuetta collocata in una nicchia), San Giuseppe (rappresentato con il bastone fiorito), San Sebastiano e l’Arcangelo Michele; nei dipinti, generalmente insieme alla Madonna, compaiono spesso uno o più Angeli.

Alcuni piloni mostrano una fascia orizzontale con motivi decorativi consistenti in foglie, fiori (rose) e forme geometriche.

Funzioni

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Essendo strutture materiali presso cui pregare, i piloni votivi – insieme a chiese e cappelle – svolsero anche una funzione sociale: le popolazioni locali si riunirono sul territorio evitando i grandi assemblamenti dei centri abitati ubicati più a valle e in pianura, temuti a causa di possibili contagi durante le pestilenze.

Le preghiere avevano anche scopo propiziatorio, per chiedere la protezione divina delle coltivazioni, dei raccolti e del bestiame contro danni meteorologici e malattie.

E’ probabile che all’aspetto religioso si associassero in parte elementi di origine superstiziosa, per cui i piloni, insieme ai luoghi in cui sorgevano, assunsero la funzione di allontanare gli spiriti maligni e la negatività in generale.

L’elemento superstizioso e scaramantico della cultura popolare si ritrova anche nell’assegnazione ad alcune piante – ad esempio l’Iperico e il Ciclamino – di poteri protettivi dalla negatività, oltre all’eventuale potere medicamentoso.

Valorizzazione

La sezione del CAI di Lanzo sta realizzando un’attività di censimento dei piloni votivi presenti sul territorio dell’Unione Montana di Comuni delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone (ex Comunità Montana). I manufatti vengono fotografati e ne viene rilevata la posizione con il GPS, ai fini di produrre una documentazione cartografica e fotografica da inserire in una banca dati consultabile da tutti.

L’attività di studio così come quella di manutenzione, sono fondamentali per conservare e valorizzare questo patrimonio lasciatoci dalle popolazioni passate, grandi conoscitrici della montagna e dei suoi segreti.

La storia e l’utilizzo dell’antica ferrovia Decauville

Nel 1873 l’ingegnere Paul Decauville concepì una vera e propria ferrovia a scartamento ridotto a cui diede il nome “Decauville”.
La straordinaria particolarità di queste ferrovie sono i binari formati da elementi velocemente smontabili e rimontabili.
Stiamo parlando di una “ ferrovia componibile” a tutti gli effetti, costituita da spezzoni di binari accoppiabili a piacimento lunghi pochi metri e leggere rotaie montate su traverse in metallo. La Decauville ha anche la particolarità di poter essere costruita sopra qualsiasi tipo di terreno e con qualsiasi tracciato. L’ideale, quindi, per essere utilizzata in miniera e sui terreni irregolari.

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https://www.turismovallidilanzo.it/cosa-fare/sentiero-decauville/

L’utilizzo di queste ferrovie fu di grande aiuto per agevolare lo spostamento dei materiali nel momento in cui si decise di costruire dighe e centrali idriche nella vicina Val di Viù, verso la fine degli anni ’20.
Ad oggi è possibile ammirare le Decauville poiché sono ancora in buono stato, i tratti sono percorribili a piedi.

Sentiero della Decauville

Tra i vari percorsi di Decauville presenti nel nostro territorio, ne esiste uno che parte da Margone, una frazione di Usseglio ed arrivo fino al lago di Malciaussia.
L’itinerario ripercorre la piccola ferrovia che collegava il fondo valle con il cantiere per la costruzione della diga di Malciaussia.
Nel periodo invernale è sconsigliato causa tratti di terreno ghiacciato e richiede una certa esperienza su percorsi disagevoli.


Località di partenza: Margone (1458 m)
Località di arrivo: Malciaussia (1800 m)
Difficoltà: E + EE
Tempo di percorrenza: 2 h 15 min
Periodo consigliato: Giugno – Ottobre
Dislivello in salita: 430 m
Dislivello in discesa: 50 m

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https://www.gulliver.it/itinerario/14422/

Una volta arrivati a Margone (1458 m) , è possibile lasciare l’auto nel piazzale di fronte alla trattoria “Il Caminetto”.
Si prende il sentiero che conduce al rifugio Cibrario al Peraciaval, che si trova a pochi metri prima del piazzale. Si risale fino a giungere a un pianoro. Una volta risalito, si incrocia il tracciato della ferrovia, evidenziato da alcune rotaie ormai arrugginite.
Da questo momento si continua in piano seguendo la “Decauville”, il percorso è esposto ma una corda fissa agevola il passaggio. A un certo punto si arriva all’imbocco di una galleria di circa 350 m, per la quale è necessario munirsi di una pila frontale.
Dopo la galleria il sentiero prosegue in mezzo ai prati, infine è presente una breve discesa molto ripida, attrezzata con corda e scalini, e dopodiché si arriva alla strada asfaltata che conduce al lago di Malciaussia.

Il Pilone del Merlo a Coassolo, un percorso immerso nella natura

Il Pilone del Merlo a Coassolo è uno dei più grandi di tutte le Valli di Lanzo.

Il sentiero che conduce al Pilone è una vecchia mulattiera che un tempo collegava le due frazioni di Colle Olla e Coassolo, diventando poi un collegamento con l’acquedotto comunale.
Questo percorso permette di attraversare suggestivi boschi di faggi, e una volta giunti a destinazione si può notare quanto sia particolare la struttura del pilone, che presenta delle caratteristiche differenti da tutti gli altri presenti in valle.
Le dimensioni non sono conformi rispetto agli altri piloni, che generalmente hanno una sezione quadrata di 0.70 metri per 2,50 di altezza, bensì sono notevolmente più grosse, con la sua base quadrata di 2 metri e l’altezza che supera addirittura i 4.
Secondo alcune testimonianze degli anziani del paese,  potrebbe essere stato costruito nel XIX secolo.

Non sarebbe nato come pilone votivo, bensì come segnale trigonometrico per la produzione delle carte topografiche: le sue dimensioni e la collocazione lo rendono ben distinguibile anche da lontano, caratteristiche utili per effettuare misurazioni di altezze e distanze.

Altra particolarità è il fatto che non sia indicato specificamente il nome di un Santo o della Madonna. Sarebbe dunque successiva, e non originaria, l’aggiunta di riferimenti sacri: all’interno della nicchia sono presenti un’immagine della Madonna con bambino e due piccole statuette; sulla punta del tetto è posizionata una croce.

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L’ itinerario verso il pilone del Merlo e il Pian di Rossa

Per giungere fino al Pilone del Merlo, occorre partire dalla Chiesetta di Borgata Vietti.
Lasciata la macchina nel piazzale, risalire lungo la mulattiera da cui si raggiunge Case Olla inferiore, proseguire costeggiando le case e arrivare a Olla superiore. Costeggiando una strada sterrata e seguendo i cartelli indicatori, il tragitto adesso si snoda in un bel bosco di faggi secolari, continuando si arriverà ad una presa dell’acquedotto comunale per poi arrivare in un bosco di betulle e faggi, fino ad arrivare finalmente al Pilone del Merlo (m 1.046).
Da qui si apre un panorama stupendo con una bellissima vista su tutta le Valli di Lanzo.
Il tempo di percorrenza è di un ora e trenta minuti circa e il percorso non è particolarmente difficile.
Dal pilone volendo si può proseguire in direzione del Pian di Rossa (m 1308), un altro bellissimo punto panoramico.
Per arrivarci occorre seguire i cartelli indicatori lungo il sentiero che continua dal pilone.
Il ritorno si effettua seguendo a ritroso l’itinerario di salita.
Per chi volesse salire ancora, si può continuare su un sentiero poco visibile, sconsigliato in caso di nebbia, verso Rocca Rubat (m 1,473) e Punta Prarosso (m 1,497)

 

Informazioni naturalistiche – All’inizio del percorso, poco dopo la bacheca, si incontrano vecchi esemplari di Bosso di grande bellezza; questo arbusto, ampiamente coltivato con valenza ornamentale, è considerato spontaneo solo nelle Alpi occidentali.

Tutto il percorso è sotto copertura boschiva. L’albero predominante è il Faggio, al quale sono associati più o meno abbondantemente Frassino, Acero di monte e Ciliegio, insieme ad arbusti quali il Nocciolo e il Sambuco. L’area del versante in cui è collocato il Pilone presenta una diversa tipologia vegetazionale: l’albero più abbondante qui è la Betulla, alla quale si associano il Maggiociondolo e il Sorbo degli Uccellatori; nel sottobosco è abbondante il Ciclamino e compare l’Erba Trinità (Hepatica nobilis Schreb.), una bellissima ranuncolacea rara nelle Valli del Tesso e Tessuolo: è presente solo in alcune stazioni di questo distretto montano.

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E’ certo che dopo queste escursioni venga sempre una gran fame.
Il Ristorante Berta, che si trova all’ interno dell’Hotel Italia a Coassolo, è la struttura più vicina, ideale per poter ricaricare le energie.
Il personale altamente qualificato preparerà per voi piatti in grado di soddisfare ogni palato e ogni esigenza. Il tutto contornato dall’atmosfera di pace e serenità del maestoso parco che circonda la struttura.

 

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Il Santuario di Marsaglia, un luogo antico immerso nei boschi delle Valli di Lanzo

Nelle Valli di Lanzo, esiste un posto molto particolare e ricco di passato: il maestoso santuario di Marsaglia.
Percorrendo i sentieri immersi nel verde dei boschi di betulle, frassini e faggi, si trovano numerosi piloni votivi man mano che si avvicina al santuario.
Improvvisamente ci si ritrova qui, e non si può non rimanere stupiti da questa elegante chiesa in stile barocco e da tutte le casette in pietra che la circondano. La particolarità di questo santuario è che è una costruzione grandiosa in un piccolissimo borgo, in mezzo ai boschi.

Questo edificio sacro, situato a 1300 m di quota, è un “gioiello” della Valle Tesso, della quale rappresenta un elemento di notevole interesse storico, architettonico e religioso. Costruito negli anni 1771-1778, fu dedicato inizialmente alla Beata Maria Vergine della Pietà, poi all’Assunzione di Maria Vergine.
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La leggenda narra che fu costruito per voto di una pastorella sordomuta guarita dalla Madonna, e che i materiali e gli attrezzi radunati per l’edificazione vennero trovati spostati rispetto al punto iniziale prescelto: la narrazione interpreta il fatto come un intervento della Madonna, che volle così indicare il luogo preciso per l’edificazione del santuario. Il tema dello spostamento dei materiali si trova anche nella leggenda sulla costruzione della Sacra di San Michele, dalla quale può essere derivata quella di Marsaglia.
Secondo Augusto Cavallari Murat, la facciata del santuario è simile a quella di chiese ubicate intorno al lago di Como, e probabilmente alla sua realizzazione hanno lavorato dei “Maestri Luganesi”: risulta la stipula di contratti con maestranze di quelle zone per l’esecuzione di lavori nella chiesa parrocchiale di Monastero.

La chiesa è in stile barocco, caratterizzata da quattro lesene suddivise in tre ordini e un frontone centrale sul quale si erge un piccolo campanile. Ma esiste un’altra caratteristica affascinante all’interno del santuario: i dipinti antichi, all’incirca dei primi anni dell’Ottocento che raffigurano alcune vicende storiche. Molto interessanti sono i quattro evangelisti a grandezza naturale che troviamo sulle vele della volta, oppure le scene della prima guerra d’indipendenza e della prima e seconda guerra mondiale.
Molti dipinti sono stati portati in un luogo più sicuro, ma quelli presenti sono una grande testimonianza delle vicende storiche e sociali della vallata, un grande tesoro da ammirare e custodire con cura.

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Nelle vicinanze sono stati trovati molti manufatti in pietra e incisioni rupestri, simbolo di un’antica attività del luogo, esistevano numerosi alpeggi un tempo abitati.
Oggi il santuario è aperto da maggio ad ottobre, e si celebra una grande festa prima il 14 agosto con una fiaccolata, e poi tutto il giorno seguente.
I festeggiamenti della Natività di Maria invece avvengono l’8 settembre.
In queste occasioni si possono rivivere le antiche tradizioni, usi e costumi della zona.

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Il percorso per raggiungerlo è adatto alle famiglie, in quanto il tragitto è pianeggiante.
Dopo aver lasciato l’auto nel piazzale della fontana Sistina (m 1130) si imbocca la carrareccia che porta a Menulla, arrivando al pilone votivo di Curdumpero (m 1191). Qui inizia un percorso contornato da boschi di faggio, si supera il pilone “Dij Pusau” e si raggiunge l’incrocio dei “3 Rifugi”, dei sentieri che percorrono tutta la Valle Tesso. Si prosegue fino alle case di Proima (m 1291) e, lasciandosi alle spalle betulle e pascoli, si arriva fino a un punto panoramico vicino al Pilone di Punta Penna (m 1320) e si raggiungono due alpeggi ormai abbandonati di Roc Biulai e Coucuc. L’itinerario prosegue su sentiero pianeggiante fino ad alcune Baite, man mano noterete subito l’ imponente costruzione del Santuario di Marsaglia (m 1297).

La vicinanza del punto di partenza a Coassolo fa sì che l’Hotel Italia sia il luogo perfetto per poter soggiornare e gustare piatti tipici della tradizione piemontese, per poter entrare ancora di più in sintonia con questi luoghi antichi ricchi di storia.

Escursioni nella Val di Tesso, la Cialma e il Monte Vaccarezza

La salita verso Il Monte Vaccarezza o Castel Balanger è un’ idea per una piacevole gita da effettuare nelle Valli di Lanzo.
La vetta è caratterizzata da un grosso ometto di pietre, e da qui si può godere di una vista eccezionale. Ben visibile il panorama dagli Appennini alle Alpi Marittime, per poi proseguire con le Alpi Cozie, il Monviso accompagnato da tutte le più note montagne delle Valli di lanzo, continuando con il gruppo del Gran Paradiso e del Monte Rosa. Nelle giornate limpide è possibile anche notare a nord est le montagne del Bernina e dell’Adamello. Su queste pendici e sulle montagne vicine si possono notare diversi alpeggi, testimonianza del duro lavoro che dovevano sopportare i vecchi montanari per ricavare il necessario per poter sfamare le proprie famiglie e il loro bestiame.
Se ne avete la possibilità, è consigliato attendere qui il tramonto: il colore del cielo prima si tinge di rosa poi diventa sempre più rosso acceso, fondendosi alla perfezione con il  panorama che si aprirà davanti ai vostri occhi.

 

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Un’esperienza immancabile da aggiungere alla lista delle cose da fare per chi è affascinato dalla montagna e dalla natura incontaminata. L’ Hotel Italia a Coassolo è il punto di partenza perfetto per partire alla scoperta del Monte Vaccarezza.

Per questa escursione occorre partire da Letisetto, a Coassolo Torinese, oppure dalla Cialma (m 1559), accorciando notevolmente l’itinerario, ma tenendo presente che il transito è consentito ai residenti o ai proprietari e che la strada è molto dissestata.

Itinerario verso il Monte Vacarezza

Una volta giunti a Coassolo, proseguire verso la località Letisetto e parcheggiare l’auto al bivio. Imboccare la strada sterrata, superare un costone e successivamente i numerosi tornanti, raggiungendo la zona dei Gerbidi. Continuando lungo la strada sterrata, la zona boschiva terminerà iniziando già a regalarvi un bel panorama. Dopo una curva la strada si allarga in un ampio piazzale, e qui troverete l’alpeggio della Cialma. Proseguendo su una stradina che aggira un piccolo rilievo erboso, si arriva a un altro piccolo piazzale. Da qui si prosegue a sinistra imboccando un sentiero. Superando un pilone votivo e un grosso masso, si giunge così nei pressi dell’Alpe dei Merli e poco dopo alla Vaccarezza Inferiore (m 1900). Proseguendo si arriva alla Vaccarezza Superiore (m 200), per poi toccare infine la cresta che la unisce al Monte Angiolino.

 

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Il Roc d’le masche, un luogo avvolto nella leggenda e nel mistero.

Passeggiando nei pressi di Chialamberto, più precisamente nella frazione di Vonzo, è impossibile non notare un grosso masso squadrato e parallelepipedo innalzarsi a nord, in direzione del Vallone della Paglia.
Questo masso è noto come Roc d’le Masche, detto anche “Balma di Vonzo”, e dietro ad esso si nasconde un’antica leggenda. Il macigno, posto tra il bosco e i pascoli, è alto all’ incirca una ventina di metri e lungo trenta. Il ripiano superiore, non facilmente raggiungibile se non con attrezzature adatte, è coperto di bassa vegetazione ed erba. Lungo questo masso si possono anche notare delle anse, erosioni scavate dentro la roccia dal’ aspetto molto particolare e misterioso.
La leggenda narra che queste erosioni siano in realtà dei segni lasciati dalle masche, che si riunivano attorno alla pietra, e che quindi in origine la superficie del masso fosse liscia.

 

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http://valgrandedilanzo.altervista.org/rocce.php

Le masche sono presenti in numerose culture delle valli piemontesi.
La loro origine è simile a quella delle streghe. Potevano essere donne particolarmente emancipate, ostili all’omologazione sociale che applicavano le loro conoscenze in fatto di medicina primitiva e spiritualità, esperte in erbe e pratiche magiche. Da un lato venivano interpellate dalla gente perché si pensava fossero in grado di guarire i malanni con l’ausilio di erbe e pozioni misteriose. Dall’ altra parte, venivano guardate con sospetto per via delle loro credenze e delle loro pratiche.
Così le masche, accusate di fare stregoneria, dovettero trovare dei luoghi isolati e al sicuro dai cittadini in cui poter mettere in pratica le loro magie.
Luoghi come il  Roc d’le Masche.
L’antica leggenda narra che le masche, per far dispetto al Diavolo, avrebbero staccato il grosso masso portandolo a valle fino al Ponte da lui costruito –Il Ponte del Diavolo– per l’appunto.
Il Diavolo subito si accorse di questo affronto, e le obbligò a riportare sulla schiena il grosso masso fino al luogo di origine.
Così, con il masso sulla schiena, ripartirono. I segni che ancora oggi si notano sulla superficie del masso, sarebbero infatti le impronte dalle schiene lasciate durante il faticoso viaggio di ritorno.
Ma la leggenda non finisce qui. Durante il trasporto del masso, le masche si resero conto di non riuscire più a trasportarlo per l’elevato peso e la troppa fatica. Così ruppero una parte della roccia creando una cavità per facilitare il trasporto.
Se ci si reca in questo luogo magico infatti si può notare la balma, ovvero una roccia che individua su più lati una cavità, spesso adibita a bivacco o a cantina.

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https://camoscibianchi.wordpress.com/2012/04/06/alpis-graia/

 La balma di Vonzo è talmente grande che al suo interno è stata ricavata una stalla, chiudendo i lati esterni con un muro di pietra.
Entrando dentro a questa balma e osservando il soffitto, noterete subito i corrugamenti nella roccia presenti anche all’esterno. E’ facile capire come negli anni questo posto ha suggestionato così tanto la fantasia delle persone.
Per raggiungere il Roc d’le Masche, occorre lasciare la macchina nel piazzale della borgata di Vonzo. Da lì, imboccare il sentiero che porta al Santuario Mariano della “Madonna del Ciavanis”, superare l’alpeggio del Praias e poco oltre svoltare a sinistra, abbandonando il sentiero che porta al Santuario.
Il sentiero ora si inerpica sulle pendici che scendono dal Roc d’le Masche. Man mano che si percorrono gli ampi tornanti, il bosco si dirada e si arriva ad una balza rocciosa,  un bel punto panoramico, oltre il quale si può finalmente osservare questo enorme e misterioso masso.
Il tempo di percorrenza è di circa 45 minuti.

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Il perfetto matrimonio in montagna

Il matrimonio in montagna è stupendo in qualsiasi stagione: pensate al risveglio dei fiori e dei prati in primavera, al sole potente ma più fresco rispetto all’afa cittadina in estate, a una romantica neve bianca che si fonde con l’abito da sposa, in perfetto stile “regina delle nevi” in inverno.

Se il vostro sogno è quello di trascorrere il giorno del matrimonio in montagna, sicuramente sarete persone emotivamente vicine alla natura, ai panorami mozzafiato e legate alle antiche tradizioni e ai sapori di un tempo.
Non è una cosa da poco, infatti grazie alla vostra passione per la montagna potrete organizzare un matrimonio stupendo, dal ricevimento, al luogo della cerimonia, alle partecipazioni… e non dimentichiamo il vostro album di nozze, grazie all’ambiente montanaro avrete dei ricordi stupendi da conservare.
Potrete giocare con i vari elementi naturalmente presenti nel contesto come alberi, campi in fiore, uno scorcio di un paese di montagna ecc… Immaginate una foto di spalle in un punto panoramico, oppure un primo piano stesi su un prato contornati da fiori di campo.

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Anche per gli invitati sarà un’occasione per vivere un momento magico e speciale ed è facile che colgano l’occasione di passare un piacevole weekend in montagna soggiornando presso un hotel locale o presso la struttura dove deciderete di trascorrere il vostro matrimonio in montagna.

Un’ idea potrebbe essere quella di effettuare il ricevimento in una piccola chiesa in un villaggio di montagna opportunamente decorata con fiori rustici di campo intrecciati tra loro.
Per il rito civile, potreste anche decidere di sposarvi nel luogo che più preferite e che più vi fa sognare, presso l’ Hotel Italia a Coassolo è possibile effettuare tale rito nel maestoso parco che circonda la struttura, e dispone di suite matrimoniali ed eventuali stanze per i vostri ospiti.

Per quanto riguarda il cibo, potrete optare per un buffet all’aperto oppure deliziare voi e i vostri ospiti con un menù a base di prodotti tipici locali.
Presso l’Hotel Italia a Coassolo potrete richiedere un menù personalizzato per accontentare anche i palati più esigenti, e abbinare piatti tipici della tradizione della zona della Val di Tesso.
Per un tocco montanaro anche a tavola, potrete optare per decorazioni in stile rurale, utilizzando vecchi arnesi o fiori di campo.

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Per il vostro matrimonio in montagna non possono mancare gli inviti personalizzati.
Potete nascondere dentro alle partecipazioni dei fiori di campo o dei quadrifogli, oppure realizzare degli inviti fai da te ritagliando la parte superiore ricreando il profilo di una catena di montagne.
Oppure perché non dare ai tavoli i nomi delle località di montagna o delle vette che più vi piacciono?

Se siete appassionati delle antiche tradizioni, per finire in bellezza la bacchettata una banda del posto potrà intrattenervi con canti popolari e danze tipiche.

La storia del Santuario di Sant’Ignazio

Addentrandosi nel cuore delle Valli di Lanzo, è impossibile non rimanere colpiti dalla struttura che pian piano si rende ben visibile davanti ai nostri occhi: il maestoso Santuario di Sant’Ignazio

Questo luogo sacro è stato eretto sulla sommità del Monte Bastia a Pessinetto, tra il 1628 e il 1635, ed è dedicato a Sant’ Ignazio di Loyola.

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Si narra che nel 1626 la zona fu infestata dai lupi, che seminarono il terrore tra gli abitanti, ed uccisero alcuni animali e addirittura dei bambini. A seguito di questi terribili eventi, i cittadini invocarono e dedicarono funzioni religiose a Sant’ Ignazio. Miracolosamente i lupi abbandonarono la zona e non si fecero più vedere.

Così i cittadini in segno di ringraziamento chiamarono tutti i primogeniti con il nome del Santo, e promisero di costruire una chiesa in suo onore.
Qualche anno più avanti, nel 1629, il Santo apparve a una giovane contadina e suo marito proprio sul Monte Bastia.
Gli abitanti allora iniziarono a costruire una chiesa proprio lì.

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In un manoscritto è riportato che la primissima pietra fu posata dalla “Serenissima Pincipessa” Margherita di Savoia.
Dal 1630 al 1632 i lavori di edificazione furono sospesi a causa dell’ epidemia di peste che colpì la zona.

Presto la chiesa risultava essere troppo piccola per tutti i pellegrini che si recavano in questo luogo sacro, allora i cittadini donarono nel 1673 la punta del Monte Bastia ai Gesuiti, speranzosi che vi avrebbero costruito qualcosa di speciale.
E così fu. Sul monte fu eretto il santuario in fondo al quale ancora oggi si può vedere la vetta del Monte Bastia che spunta per ben cinque metri.

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La vetta del Monte Bastia

Il santuario oggi è un importante luogo di devozione, ma è principalmente utilizzato come casa per esercizi spirituali rivolti principalmente al clero torinese.
In questo luogo sacro infatti transitarono molte persone religiose importanti come S.Giovanni Bosco, S.Giuseppe Cafasso, S.Leonardo Murialdo, il Beato Giuseppe Allemanno.

Salendo verso il Santuario dalla sottostante frazione Tortore, si giunge a un grosso piazzale da cui su gode di una vista mozzafiato sulle Valli di Viù, Val d’Ala e Val Grande.
Il 31 luglio ogni anno si celebra la festa di Sant’Ignazio con pranzi, brani musicali e processioni.

L’ Hotel Italia a Coassolo è il punto di riferimento ideale per partire alla scoperta di questi luoghi ricchi di storia, immersi nel verde rigoglioso delle Valli di Lanzo.

Il sentiero dei mulini a Coassolo

Il sentiero dei mulini, un percorso in cui poter rivivere le antiche tradizioni della Val di Tesso

Il sentiero dei mulini è un percorso ad anello di facile percorribilità, attraversa i comuni di Coassolo e Monastero di lanzo e deve il suo nome ai numerosi mulini che si incontrano durante il percorso. Un tempo questo percorso era un transito importante per gli abitanti della zona, in quanto solo grazie a questi mulini potevano rifornirsi di farina. Lungo questo sentiero si possono ammirare anche la bianca chiesetta De Michelis, la cappella della Grata, e i classici piloni votivi.

Il percorso può iniziare dalla Borgata Cates di Lanzo, ed è indicato con dei segni bianco-rossi. Seguendo il corso del torrente Tessuolo, si attraversa un ponticello e si arriva a Coassolo.
Dopo essere arrivati alla località Plassa, si prosegue per la frazione Bogno, fino ad arrivare alla Cappella della Grata.
Questa struttura risale all’anno 1594, ed è caratterizzata dalla sua forma rotonda.

cap-grata
Proseguendo si può ammirare il primo vero protagonista di questo percorso, il Moulin d’Barot.
E’ un grande complesso composto da diversi fabbricati, di proprietà della famiglia Barra.
Nell’edificio più grande sono presenti le macine, indispensabili per la molitura del granoturco, del grano e della segale, un tempo prodotti in queste zone.
Nell’edificio più piccolo si può ammirare il torchio utilizzato per la spremitura di noci, nocciole, e faggiole, dalle quali si ricavava un particolare olio utilizzato in mancanza di quello d’oliva.
Questo mulino, attivo fino al 1970, veniva anche utilizzato per produrre l’energia elettrica che alimentava il paese di Coassolo.

mulino
Lasciandosi alle spalle il Moulin d’Barot, si giunge al Moulin d’Amun.
Questo mulino fu costruito dalla famiglia Barra, ed era dotato anche di un forno, per cui oltre la farina, forniva anche il pane già cotto. Di questa struttura rimangono solamente alcuni muri perimetrali, in quanto è diroccato, anche in seguito ad un incendio.
Da qui si prosegue fino ad arrivare al cimitero di Coassolo.

Proseguendo per la frazione Castiglione, parte un sentiero che porta al Moulin Turcin.
Il mulino, operativo fino agli anni Settanta,  è stato recuperato e trasformato in un accogliente struttura ricettiva. Sorge accanto al ponte di San Pietro, risalente probabilmente al XVII secolo. Proseguendo fino al caratteristico ponte di Casassa, seguire l’evidente sentiero che in 1 ora riporta al punto di partenza.

ponte

Questo percorso è un vero e proprio toccasana per la mente e per lo spirito, un tuffo nel passato in mezzo ai boschi incontaminati alla scoperta di antiche tradizioni.
Il sentiero è percorribile in due o tre ore con abbigliamento idoneo e scarpe comode o scarponcini.
L’Hotel Italia a Coassolo, è il perfetto punto di partenza per poter passare una piacevole giornata all’ insegna della natura.