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I prodotti tipici delle Valli di Lanzo: il gusto e la tradizione delle alpi piemontesi

Trattandosi di zone montanare, la tradizione culinaria e i prodotti gastronomici delle Valli di Lanzo si basano per lo più su prodotti della cultura contadina.
Ogni prodotto porta con sé una storia e un sapore unico.
Per la maggior parte si trovano quindi prodotti di origine casearia.
Tra questi ultimi, spicca senza dubbio la Toma di Lanzo per il suo gradevolissimo gusto. Questo formaggio ha una lavorazione che varia in base ai paesi e ai pascoli in cui viene prodotta, ma si riferisce solo ed esclusivamente al formaggio prodotto negli alpeggi durante il periodo estivo.

Molto apprezzata è anche la Toma del “Lait brusc”, che, come suggerisce il nome, viene ottenuta attraverso un processo di acidificazione del latte. Questa particolarità le riferisce un gusto fresco e una consistenza friabile, con note di erborinatura.
Poi vi sono i formaggi ottenuti con il latte di capra, detti i Ciavrin, consumabili sia freschi che stagionati.

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Essendoci così tanti alpeggi, pascoli e allevamenti, gli altri protagonisti della tradizione piemontese sono senza dubbio i salumi: di capra, cinghiale, le mocette e i lardi.
Il più conosciuto è senza dubbio il salame di Turgia, ottenuto da bovini adulti a fine carriera, principalmente viene consumato fresco, quando si presenta morbido e gustoso.

Tra i prodotti da forno, bisogna ricordare il grissino stirato a mano.
L’impasto si presenta molto elastico, in modo da poter essere lavorato a lungo con le mani formando dei piccoli cilindri lunghissimi che con la cottura si incurvano leggermente ed assumono un bel colore dorato. Il grissino pare che sia nato proprio a Lanzo, dalle abili mani di un fornaio che cercava di accontentare le esigenze alimentari del giovane duca Vittorio Amedeo II.

Altro prodotto intramontabile per la popolazione di queste valli, sono i Torcetti di Lanzo, deliziosi biscotti a lievitazione naturale glassati in superficie e dalla particolare forma intrecciata.
Vi sono ancora le “paste ‘d mèlia”, biscotti croccanti e friabili realizzati con farina di mais.

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Grazie alla numerosa presenza di mele troviamo anche diverse marmellate e succhi di frutta.
Presso Lanzo Torinese, il 14, 15 e 16 settembre ci sarà la 14° edizione della “Sagra della Toma, del torcetto e del grissino”. Un evento da non perdere per gli amanti dei prodotti della tradizione.

Per quanto riguarda i liquori, troviamo il Genepy, l’Amaro d’Lans e l’Amaro Coassolo, il quale gode di un’ ottima fama grazie alle sue proprietà stimolanti della funzione digestiva. Questo elisir viene ottenuto con un infuso in alcol di 23 erbe officinali e radici, raccolte nelle Valli durante il periodo primaverile, con aggiunta di zucchero e privo di aromi artificiali.

Per gustare l’Amaro Coassolo è indispensabile recarsi presso l’Hotel Italia, che produce da decenni questo prelibato e caratteristico amaro.

I prodotti tipici delle Valli di Lanzo diventano a loro volta elementi essenziali per la preparazione dei piatti della tradizione,  rielaborati e proposti in diversi modi.
Presso il Ristorante Berta è possibile degustare questi piatti, che non solo parlano al palato, ma raccontano anche tradizioni e usanze antiche.

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Piemonte: la terra dei vini

Con i suoi 45.000 ettari di vigneti, il Piemonte vanta 44 vini DOC e 12 DOCG, equivalente all’80 % della produzione in Italia.

I vini Piemontesi vengono principalmente prodotti in collina, ma esistono vigneti anche nelle fasce alpine e prealpine.
In questa regione inoltre nasce un vino importantissimo, lo spumante, il protagonista per eccellenza delle serate e degli eventi importanti.
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L’antichissima pianta della vite arriva tra miti e leggende dal Caucaso, per poi essere portata dai Fenici in tutto il Mediterraneo e successivamente diffusa dai Greci e dai Romani.
Non è chiaro se in Italia esistesse una vite o se furono proprio i Fenici a portarla qui, però senza dubbio l’habitat e il clima sono stati favorevoli alla coltivazione di queste meravigliose piante. Grazie a queste coltivazioni, il Piemontese oggi vanta un’ incredibile quantità di vini unici, che stanno alla base del patrimonio vitivinicolo del nostro paese.
L’origine morenico-alluvionale di queste colline, generate milioni di anni da fa dal mare, le rende diverse l’una all’altra e quindi con una ricchezza di cru e di caratteristiche organolettiche uniche nel loro genere.
Ad influire moltissimo è anche il microclima delle Alpi, Appennini, le umide pianure e le escursioni termiche.

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Le aree di maggiore produzione sono due: le Langhe, il Monferrato e il Roero, (comprendenti le province di Asti, Alessandria e Cuneo) e il Canavese, le Coste della Sesia e le Colline novaresi (comprendenti le province d Biella, Novara, Torino, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola)

La zona delle Langhe è senza dubbio quella più importante. Il nome deriva dal dialetto del posto: le “langhe” sono infatti le creste delle colline. Questo paesaggio è caratterizzato da immense distese di vigneti, e in cima a numerose colline sono presenti castelli, antiche fortezze e borghi medioevali.
Qui vengono coltivati i celebri vini che ritroviamo sulle nostre tavole ed accompagnano in maniera eccellente i nostri pasti, come ad esempio il Barbera, il Dolcetto, il Moscato e il Nebbiolo.

Nella zona del Monferrato vengono prodotti vini altrettanto importanti, consumati in tutta Italia e nel mondo. Qui le colline, in parte coltivate e in parte boscose, trovano un terreno calcareo e sabbioso. Recentemente il paesaggio di Langhe, Roero e Monferrato è stato recentemente proclamato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Il Canavese è una terra ricca di vitigni autoctoni, tra cui spiccano certamente il Nebbiolo, il Caluso e il Carema. Tre vitigni diversi di origine controllata e garantita (DOCG) che danno vita a vini e spumanti dal sapore deciso e fruttato.
Il Ristorante Berta presso l’ Hotel Italia a Coassolo predilige la somministrazione di vino locale, genuino e a km zero, per offrire ai propri ospiti solo il meglio che questo territorio ha da offrire.

Un’idea per un gita fuori porta, in cui poter vivere i sapori, i profumi e i colori di questi luoghi è la Strada Reale dei vini torinesi.
E’ un percorso lungo 600 km che si snoda attraverso il Canavese, la Collina Torinese, il  Pinerolese e la Val Susa.

I ravioli del plin: alla ricerca degli antichi gusti e delle specialità piemontesi

Un primo piatto piemontese che non può mancare sulle nostre tavole sono i ravioli del plin.
Nascono nel Novecento nel territorio delle Langhe come una variante del classico raviolo, ma sono caratterizzati dalla loro particolare forma e da un gustoso ripieno di carne e verdura racchiuso in una fresca pasta all’uovo.

In dialetto piemontese, il termine plin significa pizzicotto, e sta proprio ad indicare il gesto con cui viene racchiuso il ripieno tra un raviolo e l’altro.

L’utilizzo di un misto di carni stufate, nacque propio da una necessità, e cioè quella di riutilizzare le carni avanzate, nulla andava sprecato in quei tempi.

I ravioli vengono successivamente conditi con il sugo delle carni cotte con le verdure, anche se esistono altre varianti, sia con il ripieno alla verza, sia utilizzando il tartufo come condimento.

Ingredienti per circa 200 ravioli
Farina 400 g
Uova (circa 70 g l’una) 4

Ingredienti per il ripieno
Lonza di maiale 200 g
Vitello polpa 250 g
Cosce di coniglio 200 g
Carote 300 g
Sedano 100 g
Cipolle grande 1
Spinaci 30 g
Scarola 30 g
Uova 1
Parmigiano grattugiato 15 g
Sale Fino q.b.
Pepe nero q.b.
Brodo Vegetale q.b.
Olio extravergine d’oliva q.b.

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Disponete la farina a fontana sul piano di lavoro e rompete al suo interno le uova: dall’interno, mescolatele con un cucchiaio, lavorate poi con le mani l’impasto finché la farina non viene assorbita.
Nel caso in cui l’impasto non dovesse raccogliere completamente la farina o risultasse leggermente duro, aggiungete poca acqua tiepida ed impastate finchè non risulterà liscio e compatto.
Coprite la pasta con pellicola trasparente, lasciatela riposare in un luogo fresco e asciutto per 1 ora.

Tagliate grossolanamente il sedano, le carote, la cipolla e tenetele da parte.
Eliminate la parte grassa della lonza e della polpa di vitello e lasciateli rosolare in una pentola capiente fino a quando non risulteranno ben dorate. In un’altra padella rosolate anche le cosce di coniglio con due cucchiai di olio.
Unite le carni e aggiungeteci anche le carote, il sedano e la cipolla.
Salate, pepate e aggiungete un mestolo di brodo o acqua, coprite e lasciate cuocere per circa un’ora. Se necessario aggiungete brodo durante la cottura.

Lasciate raffreddare le carni. Conservate le verdure a parte con il fondo di cottura che servirà per condire i ravioli. Cuocete spinaci e scarola in un’unica padella avendo cura di cuocere prima la scarola e successivamente gli spinaci (richiedono minor tempo).

Mettete tutte le carni in un mixer, unite l’uovo, le verdure e il formaggio.
Frullate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un ripieno denso e compatto.

Ora preparate i ravioli del plin: prendete una porzione di pasta (avvolgete nella pellicola il resto della pasta, in modo che non si secchi) e tirate la sfoglia sottile. Ponete su metà della sfoglia inferiore una pallina di ripieno da circa 20 gr, lasciando uno spazio di 1-2 cm tra di loro.
E’ molto importante lavorare la sfoglia rapidamente per evitare che si indurisca.
Ripiegate la pasta su se stessa dal verso lungo e pizzicate con le dita i lembi di pasta ai lati delle palline di ripieno. Con una rotella tagliate la pasta nel senso della lunghezza a pochi millimetri dal ripieno.
Mettete i ravioli del plin su un canovaccio spolverizzato di farina.

Per la salsa: prendete le verdure stufate in precedenza, frullatele in un mixer fino ad ottenere una salsa liscia.
Cuocete i ravioli  del plin in abbondante acqua salata, appena saliranno in superficie scolateli e conditeli con la salsa.
 I vostri ravioli del plin sono pronti!

Mele delle Valli di Lanzo, la dolcezza della tradizione

mele Valle di LanzoLe Valli di Lanzo sono una terra ricca di opportunità per chi apprezza la natura e le sue innumerevoli caratteristiche. Tra i tanti prodotti autoctoni che dominano la zona ricordiamo le mele delle Valli di Lanzo, un connubio perfetto tra dolcezza e croccantezza, tra sapore e mangiar sano.

Sono molte le mele che si coltivano in questa zona e che ricordano, anche solo all’occhio, la tradizione che traspare da qualsiasi angolo della Valle. La varietà più diffusa è la Bugin che deve il suo nome alla famiglia Bogino che per primo l’ha commercializzata. È una mela dalla storia antica che si coltiva in questa zona fin dagli anni ’50 e viene raccolta nel mese di ottobre quando ancora non è completamente matura. La maturazione si completa durante l’inverno e ha la caratteristica di durare molto a lungo: la mela bugin si mangia fino all’estate. Il colore è giallo/verde leggermente striato di rosso e la polpa risulta zuccherina e lievemente acidula. Perfetta sia per preparazioni dolci che per innovativi contorni ai piatti di carne locali.

La mela Contessa è la più grande della zona. Vista la sua dimensione viene colta prima delle altre, a inizio settembre, perché durante la maturazione tende a cadere a causa dell’importante peso. La maturazione termina in “fruttaio” all’interno di casse di legno in cui è stata preventivamente inserita della paglia per fare in modo che il frutto non subisca alcuna alterazione né nella buccia né nella polpa. La buccia è gialla con qualche leggera striatura rossa e la polpa bianca ha un sapore zuccherino e leggermente acidulo come si confà a una buona mela di montagna.

Una delle mele più tipiche delle Valli di Lanzo è la mela Pum dla Lira che deve il suo nome all’antica tradizione locale: questa mela autoctona veniva venduta nel 1920 a prezzo vantaggioso, 10 kg per una lira. Il sapore è simile a quello della Grammy Smith, la mela verde per eccellenza, così come la buccia che ha un colore verde brillante. Non è una mela che si conserva molto a lungo, viene raccolta nel mese di settembre e può essere gustata già dai primi di ottobre.

Con queste gustose mele e anche con altre specie locali come la Rigadin e la Coronei, il Ristorante Berta è in grado di offrirvi tutta la tradizione locale in piatti di prima qualità come le frittelle di mele o la Glara di mele, un dolce tipico della montagna piemontese che viene cucinato usando pane raffermo.