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I muri a secco in Valle Tesso

Il muro a secco rappresenta una tipologia di manufatto di origine antichissima, ideato per apportare all’ambiente modifiche vantaggiose per le attività umane. Fu realizzato unicamente in pietra, senza l’impiego di una malta legante.

Tecnica di realizzazione

Questi manufatti furono costruiti sovrapponendo e incastrando le pietre grezze reperite sul posto, opportunamente scelte per forma e dimensione. Erano preferite le pietre con almeno una faccia piana, perché consentivano di ridurre gli spazi vuoti offrendo maggiore superficie di contatto con le pietre vicine. Gli spazi vuoti venivano riempiti con pietre di minori dimensioni, opportunamente incastrate per rendere immobile, e quindi stabile, l’intera struttura. L’utilizzo di terra come materiale riempitivo e legante, avrebbe causato instabilità e crolli: l’acqua piovana infiltratasi fra le pietre, avrebbe progressivamente dilavato la terra creando vuoti fra le pietre, rendendole mobili.

La costruzione di questi manufatti, che richiese il posizionamento delle pietre giuste nei posti giusti, fu quindi un lavoro di grande pazienza e precisione.

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Struttura

La maggior parte dei muri presenti in valle ha un’altezza compresa fra 50 centimetri e 1 metro (in alcuni casi essa raggiunge i 2 metri). Probabilmente altezze maggiori avrebbero conferito alla struttura una insufficiente resistenza alla spinta del terreno retrostante; la spinta del suolo – forza dall’effetto ribaltante – aumenta ulteriormente se il terreno è appesantito per assorbimento dell’acqua piovana; essa fuoriesce dal muro attraverso gli interstizi fra le pietre, riducendo così la forza ribaltante esercitata del suolo.

La sezione verticale può essere rettangolare (parete esterna verticale) o a trapezio rettangolo con larghezza massima alla base (parete esterna con scarpa); questa soluzione, che conferisce maggiore stabilità al ribaltamento, fu adottata soprattutto per i muri più alti o sottoposti a spinte notevoli.

 

Tipologie e funzioni

I tipici muri “contro terra” furono introdotti per diminuire la pendenza del terreno, attraverso la realizzazione di superfici terrazzate: gli appezzamenti originari vennero suddivisi in porzioni piane o con pendenza ridotta, per ottenere maggiore comodità – e ridurre fatica e disagi – nei lavori agricoli e di fienagione. Questa tipologia, che ha dunque funzione contenitiva e di sostegno, è la più diffusa sul territorio.

Furono costruiti muri anche ai lati di corsi d’acqua, in condizioni di forte pendenza; in tal caso le strutture furono realizzate con grande profondità (spessore di poco inferiore all’altezza o pari a questa), affinchè potessero resistere alle notevoli sollecitazioni delle acque in piena. La funzione in questo caso è protettiva delle sponde dall’erosione idrica, e di prevenzione delle frane.

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Ci sono anche esempi di murature costruite lungo il tracciato dei corsi d’acqua – attivi soprattutto in occasione delle grandi piogge – paragonabili a rudimentali briglie. Queste strutture creano dei “salti”, e furono quindi concepite per ridurre l’energia cinetica delle acque in discesa verso valle; questo effetto produce:

1) la diminuzione del trasporto solido, per cui aumenta il deposito di materiali sul letto del corso d’acqua;

2) la riduzione della pendenza dei tratti compresi fra i “salti”;

3) la diminuzione della velocità – e della capacità erosiva – dell’acqua.

Infine si riscontra qualche esempio di “muretto divisorio”, eretto per indicare e delimitare un confine fra due proprietà. Questo tipo di muro presenta spesso sezione a trapezio isoscele (entrambe le pareti inclinate), che conferisce maggiore stabilità. Più frequentemente si incontrano cumuli di pietre accatastate in modo disordinato, con la medesima funzione; le pietre venivano accumulate ai margini degli appezzamenti anche per liberare il terreno (“spietramento”) e renderlo più facilmente lavorabile.

I piloni votivi in Valle Tesso

Nei centri abitati così come nei prati e nei boschi di tutta la valle, si incontrano manufatti particolari: i piloni votivi.

Ovunque siano ubicati, essi rappresentano un elemento suggestivo del territorio, che arricchisce il paesaggio montano di aspetti storici, religiosi e culturali del passato.

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Origini

I piloni votivi – detti anche capitelli votivi o edicole votive – testimoniano la viva religiosità della popolazione che un tempo abitava la montagna: furono realizzati per manifestare materialmente la fede e la devozione religiosa, e in parte come ringraziamento in conseguenza di fatti interpretati come “grazie” ricevute: scampate pestilenze o carestie, guarigioni, buon rendimento dei raccolti.

Furono costruiti nei centri abitati e in stazioni più o meno isolate, lungo originarie linee di confine delle proprietà, agli incroci di strade e sentieri, in luoghi particolarmente legati alla vita rurale, e dovunque la tradizione popolare avesse individuato motivazioni significative.

E’ probabile che, almeno in parte, i piloni derivino da cumuli di pietre che le popolazioni celtiche prima e quelle cristiane poi, realizzarono ai lati delle strade, associando funzioni religiose ad altre di utilità pratica: segnavia, punti di riferimento (anche nell’oscurità notturna).

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La struttura è tipicamente a pianta quadrata e tetto piramidale in lastre di pietra – “lose” – generalmente sormontato da una croce in ferro; più raramente la pianta è rettangolare e il tetto a due falde.

Un’eccezione al modello tipico è fornita dal pilone a pianta triangolare sito in Coassolo, non distante dalla chiesa parrocchiale di San Nicolao.

Furono edificati generalmente in pietra – a secco o con malta di terra – e spesso rivestiti con calce.

Nel corso del tempo molti piloni sono stati ristrutturati, e in alcuni casi probabilmente ricostruiti; altri sono andati perduti, perché non più manutenuti e quindi crollati.

Il rivestimento in calce ha consentito di ottenere pareti affrescabili, perché liscie e senza fessure.

Decorazioni pittoriche

Tipicamente i piloni hanno due o tre facce affrescate; i dipinti sono solitamente contenuti all’interno di una nicchia ad arco o rettangolare.

Fra i principali soggetti rappresentati ricordiamo: la Madonna con il Bambino (quando non è dipinta, la Madonna è comunque rappresentata da una statuetta collocata in una nicchia), San Giuseppe (rappresentato con il bastone fiorito), San Sebastiano e l’Arcangelo Michele; nei dipinti, generalmente insieme alla Madonna, compaiono spesso uno o più Angeli.

Alcuni piloni mostrano una fascia orizzontale con motivi decorativi consistenti in foglie, fiori (rose) e forme geometriche.

Funzioni

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Essendo strutture materiali presso cui pregare, i piloni votivi – insieme a chiese e cappelle – svolsero anche una funzione sociale: le popolazioni locali si riunirono sul territorio evitando i grandi assemblamenti dei centri abitati ubicati più a valle e in pianura, temuti a causa di possibili contagi durante le pestilenze.

Le preghiere avevano anche scopo propiziatorio, per chiedere la protezione divina delle coltivazioni, dei raccolti e del bestiame contro danni meteorologici e malattie.

E’ probabile che all’aspetto religioso si associassero in parte elementi di origine superstiziosa, per cui i piloni, insieme ai luoghi in cui sorgevano, assunsero la funzione di allontanare gli spiriti maligni e la negatività in generale.

L’elemento superstizioso e scaramantico della cultura popolare si ritrova anche nell’assegnazione ad alcune piante – ad esempio l’Iperico e il Ciclamino – di poteri protettivi dalla negatività, oltre all’eventuale potere medicamentoso.

Valorizzazione

La sezione del CAI di Lanzo sta realizzando un’attività di censimento dei piloni votivi presenti sul territorio dell’Unione Montana di Comuni delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone (ex Comunità Montana). I manufatti vengono fotografati e ne viene rilevata la posizione con il GPS, ai fini di produrre una documentazione cartografica e fotografica da inserire in una banca dati consultabile da tutti.

L’attività di studio così come quella di manutenzione, sono fondamentali per conservare e valorizzare questo patrimonio lasciatoci dalle popolazioni passate, grandi conoscitrici della montagna e dei suoi segreti.

La storia e l’utilizzo dell’antica ferrovia Decauville

Nel 1873 l’ingegnere Paul Decauville concepì una vera e propria ferrovia a scartamento ridotto a cui diede il nome “Decauville”.
La straordinaria particolarità di queste ferrovie sono i binari formati da elementi velocemente smontabili e rimontabili.
Stiamo parlando di una “ ferrovia componibile” a tutti gli effetti, costituita da spezzoni di binari accoppiabili a piacimento lunghi pochi metri e leggere rotaie montate su traverse in metallo. La Decauville ha anche la particolarità di poter essere costruita sopra qualsiasi tipo di terreno e con qualsiasi tracciato. L’ideale, quindi, per essere utilizzata in miniera e sui terreni irregolari.

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https://www.turismovallidilanzo.it/cosa-fare/sentiero-decauville/

L’utilizzo di queste ferrovie fu di grande aiuto per agevolare lo spostamento dei materiali nel momento in cui si decise di costruire dighe e centrali idriche nella vicina Val di Viù, verso la fine degli anni ’20.
Ad oggi è possibile ammirare le Decauville poiché sono ancora in buono stato, i tratti sono percorribili a piedi.

Sentiero della Decauville

Tra i vari percorsi di Decauville presenti nel nostro territorio, ne esiste uno che parte da Margone, una frazione di Usseglio ed arrivo fino al lago di Malciaussia.
L’itinerario ripercorre la piccola ferrovia che collegava il fondo valle con il cantiere per la costruzione della diga di Malciaussia.
Nel periodo invernale è sconsigliato causa tratti di terreno ghiacciato e richiede una certa esperienza su percorsi disagevoli.


Località di partenza: Margone (1458 m)
Località di arrivo: Malciaussia (1800 m)
Difficoltà: E + EE
Tempo di percorrenza: 2 h 15 min
Periodo consigliato: Giugno – Ottobre
Dislivello in salita: 430 m
Dislivello in discesa: 50 m

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https://www.gulliver.it/itinerario/14422/

Una volta arrivati a Margone (1458 m) , è possibile lasciare l’auto nel piazzale di fronte alla trattoria “Il Caminetto”.
Si prende il sentiero che conduce al rifugio Cibrario al Peraciaval, che si trova a pochi metri prima del piazzale. Si risale fino a giungere a un pianoro. Una volta risalito, si incrocia il tracciato della ferrovia, evidenziato da alcune rotaie ormai arrugginite.
Da questo momento si continua in piano seguendo la “Decauville”, il percorso è esposto ma una corda fissa agevola il passaggio. A un certo punto si arriva all’imbocco di una galleria di circa 350 m, per la quale è necessario munirsi di una pila frontale.
Dopo la galleria il sentiero prosegue in mezzo ai prati, infine è presente una breve discesa molto ripida, attrezzata con corda e scalini, e dopodiché si arriva alla strada asfaltata che conduce al lago di Malciaussia.

I prodotti tipici delle Valli di Lanzo: il gusto e la tradizione delle alpi piemontesi

Trattandosi di zone montanare, la tradizione culinaria e i prodotti gastronomici delle Valli di Lanzo si basano per lo più su prodotti della cultura contadina.
Ogni prodotto porta con sé una storia e un sapore unico.
Per la maggior parte si trovano quindi prodotti di origine casearia.
Tra questi ultimi, spicca senza dubbio la Toma di Lanzo per il suo gradevolissimo gusto. Questo formaggio ha una lavorazione che varia in base ai paesi e ai pascoli in cui viene prodotta, ma si riferisce solo ed esclusivamente al formaggio prodotto negli alpeggi durante il periodo estivo.

Molto apprezzata è anche la Toma del “Lait brusc”, che, come suggerisce il nome, viene ottenuta attraverso un processo di acidificazione del latte. Questa particolarità le riferisce un gusto fresco e una consistenza friabile, con note di erborinatura.
Poi vi sono i formaggi ottenuti con il latte di capra, detti i Ciavrin, consumabili sia freschi che stagionati.

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Essendoci così tanti alpeggi, pascoli e allevamenti, gli altri protagonisti della tradizione piemontese sono senza dubbio i salumi: di capra, cinghiale, le mocette e i lardi.
Il più conosciuto è senza dubbio il salame di Turgia, ottenuto da bovini adulti a fine carriera, principalmente viene consumato fresco, quando si presenta morbido e gustoso.

Tra i prodotti da forno, bisogna ricordare il grissino stirato a mano.
L’impasto si presenta molto elastico, in modo da poter essere lavorato a lungo con le mani formando dei piccoli cilindri lunghissimi che con la cottura si incurvano leggermente ed assumono un bel colore dorato. Il grissino pare che sia nato proprio a Lanzo, dalle abili mani di un fornaio che cercava di accontentare le esigenze alimentari del giovane duca Vittorio Amedeo II.

Altro prodotto intramontabile per la popolazione di queste valli, sono i Torcetti di Lanzo, deliziosi biscotti a lievitazione naturale glassati in superficie e dalla particolare forma intrecciata.
Vi sono ancora le “paste ‘d mèlia”, biscotti croccanti e friabili realizzati con farina di mais.

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Grazie alla numerosa presenza di mele troviamo anche diverse marmellate e succhi di frutta.
Presso Lanzo Torinese, il 14, 15 e 16 settembre ci sarà la 14° edizione della “Sagra della Toma, del torcetto e del grissino”. Un evento da non perdere per gli amanti dei prodotti della tradizione.

Per quanto riguarda i liquori, troviamo il Genepy, l’Amaro d’Lans e l’Amaro Coassolo, il quale gode di un’ ottima fama grazie alle sue proprietà stimolanti della funzione digestiva. Questo elisir viene ottenuto con un infuso in alcol di 23 erbe officinali e radici, raccolte nelle Valli durante il periodo primaverile, con aggiunta di zucchero e privo di aromi artificiali.

Per gustare l’Amaro Coassolo è indispensabile recarsi presso l’Hotel Italia, che produce da decenni questo prelibato e caratteristico amaro.

I prodotti tipici delle Valli di Lanzo diventano a loro volta elementi essenziali per la preparazione dei piatti della tradizione,  rielaborati e proposti in diversi modi.
Presso il Ristorante Berta è possibile degustare questi piatti, che non solo parlano al palato, ma raccontano anche tradizioni e usanze antiche.

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Il banchetto nuziale si trasforma sia nella forma che nei contenuti: isole a tema e tavoli stile impero per questo 2018

Le tendenze per il menù nuziale del 2018 vedono prevalere un banchetto dinamico e divertente, isole gastronomiche a tema e showcooking, per deliziare non solo il palato ma anche la vista dei vostri ospiti. Ogni invitato potrà così scegliere le pietanze da assaggiare e quindi “crearsi dà se” il proprio menù. Per quanto riguarda le portate, sono di al massimo uno o due primi, due secondi, un contorno e un gran buffet di dolci accompagnato dalla torta nuziale.
Anche la tavola diventa dinamica, ma con un tocco di eleganza: le decorazioni non prevedono più ingombranti vasi, bensì cascate di fiori disposte direttamente sul tavolo!

Showcooking e Finger Food

Per i matrimoni 2018 la tendenza è il buffet con pietanze finger food : un’ idea diversa e dinamica, in grado di far interagire tra di loro gli invitati e di dar loro la possibilità di scegliere le pietanze da degustare. Quindi in questo caso è molto importante l’allestimento del buffet: dovrà avere tutte le carte in regola per essere prima di tutto invitante, oltre che delizioso.
Per rendere unico il buffet nuziale, puntate su un angolo showcooking: un piccolo banco in cui vengono preparati in diretta i piatti destinati agli ospiti. Un’ottimo modo per intrattenere e incuriosire gli ospiti! Può essere applicato dall’antipasto al dolce, pensate a poter servire ai vostri invitati fette freschissime di prosciutto crudo tagliato al momento, oppure allestire un piccolo angolo destinato alle fritture.

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Isole a tema per viaggiare col palato

Per i matrimoni 2018, oltre allo showcooking, una tendenza che farà in modo che gli ospiti si ricordino del vostro giorno perfetto saranno le isole a tema. Ci potranno essere piccoli corner allestiti e decorati secondo un stile ben definito : dal cibo orientale all’angolo sushi, oppure dal tavolo dei prodotti tipici del territorio al buffet dei dolci. Pensate a un dolce angolo allestito con spiedini di frutta affiancata a una cascata di cioccolato… i vostri ospiti saranno estasiati!
Proprio come lo showcooking, le isole a tema hanno il grande vantaggio rendere il buffet dinamico e divertente, ogni ospite infatti potrà scegliere il suo angolo preferito e spostarsi da un’ isola all’altra assaggiando tutte le specialità. Un’ottima  soluzione per mettere tutti d’accordo, specialmente se si pensa alle fastidiose code che si creano se si dispone di un unico tavolo destinato al buffet.
L’Hotel Italia a Coassolo, offre la possibilità di avere un menù personalizzato per ogni esigenza e con prodotti freschi di stagione, dai piatti classici fino alle pietanze tipiche delle Valli di Lanzo.

Novità 2018: le lunghe tavolate

Che abbiate pochi o molti invitati,  per questi matrimoni 2018 spopolano le tavole imperiali : un’unica lunghissima tavolata, in grado di rendere il vostro banchetto nuziale unico e di grande effetto scenico.
Un’ unica decorazione floreale che percorre tutta la lunghezza offrirà un grande impatto visivo e renderà la vostra tavola elegante e spettacolare!

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Centrotavola senza vaso

Che la vostra tavola sia stile impero o abbiate deciso per i classici tavoli rotondi,  per i matrimoni 2018 sono in voga i centrotavola senza vaso: consiste nel disporre le composizioni direttamente sul tavolo, sempre centrali, ma senza appoggi o vasi. In questo modo l’aspetto ricorderà un tappeto di fiori!
Si possono scegliere composizioni corpose o con un unico e grosso fiore, per uno stile più minimal.

Percorsi di maggio Tra Valli di Lanzo e Val di Tesso

I percorsi adatti all’inizio della bella stagione che vi porteranno a scoprire la bellezza della Val di Lanzo e Val di Tesso, a pochi chilometri da Torino.

Le Valli di Lanzo sono circondate da alcune delle più imponenti vette del Piemonte che separano l’Italia dalla Francia. Prendono il nome dalla cittadina di Lanzo Torinese, da cui ci si può incamminare verso molteplici percorsi di trekking, alcuni più complessi, altri percorribili anche da escursionisti meno esperti.

La Valle Tesso, fa parte delle Valli di Lanzo e si differenzia per essere più aperta rispetto alle altre, permettendo di godere della vista della pianura fino alla collina torinese.

Oltrepassati il comuni di Lanzo e Monastero di Lanzo, si può lasciare la macchina nei pressi di Marsaglia e iniziare il cammino.
Visitata questa bella frazione, caratterizzata da una chiesa barocca, si può partire alla volta del Rifugio Salvin (m 1580), prendendo la mulattiera che conduce alla borgata Salvin.
Questa mulattiera veniva usata per trasportare il fieno immagazzinato negli alpeggi durante l’estate, quando le scorte di fondo valle terminavano.

Dopo circa una decina di minuti si arriva alla Roc di Balmabianca, dove sono presenti tracce di antiche carbonaie. Il percorso continua ancora attraverso un terreno ricco di acque sorgive e superate altre baite, si arriva finalmente al Rifugio Salvin.
Qui è possibile fermarsi per assaggiare prodotti tipici locali.

Una volta rigenerati, è possibile continuare ancora attraverso i molteplici percorsi escursionistici che partono dal Salvin.

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Molto bello è il percorso che porta al Lago di Monastero (m 1992).
L’itinerario è percorribile a piedi o in mountain bike. Il percorso presenta 400 mt di dislivello, e il tempo per raggiungere il lago è di circa due ore.
La strada costeggia pascoli e alpeggi e permette di godere di un panorama mozzafiato sulla Pianura Padana e sulle Alpi Graie.

Nei giorni in cui non c’é nebbia, è possibile notare il Monviso e il Monte Rosa.
Una volta arrivati al lago potete passare una giornata rilassante e rigenerante immersi nella natura incontaminata, lontano dal caos della città.

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In alternativa, un percorso che parte dal rifugio Salvin è quello che conduce al Passo della Forchetta (1666 m). E’ la camminata più semplice, e attraversa in piano la valle fino ad arrivare a Menulla. Il tempo di percorrenza è di circa 45 minuti.
Durante il percorso si incontrano diversi alpeggi, testimonianza di un passato ricco di storia.

Una volta giunti al Passo, la fatica sarà ripagata dalla vista che si presenterà davanti ai vostri occhi: questo posto è infatti un immenso “balcone” che si affaccia sulle Alpi Graie e sulla Val di Tesso.
Poco distante potrete anche notare un piccolo monumento dedicato ai due giovani partigiani Peroglio e Marino, caduti in battaglia il 28 aprile 1944 durante un rastrellamento dei nazifascisti.

Soggiornare all’ Hotel Italia a Coassolo significa avere un perfetto punto di partenza per effettuare questi percorsi e raggiungere luoghi incantati grazie alla sua posizione strategica.

Il Bonet: un’antica delizia di origine piemontese

Il bonet è un dolce di antica tradizione piemontese a base di uova, zucchero, latte, cacao, liquore e amaretti.
E’ ottimo da servire a fine pasto per terminare al meglio una ricorrenza o una festa.
Secondo la ricetta originale, il bonet viene ricoperto con il caramello, una vera delizia per viziare al meglio il nostro palato.

Ingredienti
Amaretti 100 g
Cacao amaro in polvere 50 g
Tuorli medie 10
Rum 100 ml
Latte intero fresco 700 ml
Zucchero 150 g

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Per il caramello
Zucchero 100 g

Per prima cosa preriscaldate il forno a 180° in modalità statica.
Nella planetaria montate lo zucchero con i tuorli, finché non diventa di consistenza spumosa.
Nel frattempo tritate finemente nel mixer gli amaretti (lasciarne da parte qualcuno per la decorazione) in modo da ottenere una polvere sottile e successivamente uniteci il cacao setacciato e tenete da parte.
Preparate anche il caramello, mettendo a sciogliere lo zucchero in un pentolino senza mai mescolarlo.
Una volta che i tuorli e lo zucchero sono ben montati, unitevi il rum, gli amaretti tritati con il cacao e il latte a temperatura ambiente (la consistenza del composto risulterà piuttosto liquida)
Versate il caramello nello stampo da plumcake e fatelo aderire a tutta la superficie, dopodiché versare anche il composto per il bonet aiutandovi con un mestolo e trasferite questo stampo in uno più capiente che servirà per il bagnomaria, quindi riempitelo con acqua bollente fino ad ad arrivare ai due terzi dello stampo.
Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 45-50 minuti; sarà cotto quando inizierà a staccarsi dalle pareti dello stampo.
Togliete il bonet dal forno con delicatezza e toglietelo anche dallo stampo del bagnomaria; lasciate raffreddare a temperatura ambiente.
Una volta freddo, mettetelo in frigorifero per almeno 1 ora. Passato questo tempo, immergete rapidamente lo stampo del bonet  in acqua bollente per facilitare l’estrazione del dolce.
Decorare il bonet con gli amaretti tenuti da parte in precedenza.

Note
Per evitare di ottenere un bonet troppo sodo e pieno di bolle d’aria, evitate di far bollire l’acqua del bagnomaria.
Come alternativa al rum, potete aggiungere un mezzo bicchiere di caffè ristretto non zuccherato e freddo.

Curiosità
In dialetto piemontese il termine bonèt significa berretto, il dolce ne ha preso il nome poiché servendolo a fine pasto, faceva da “cappello” a tutto ciò che si aveva mangiato in precedenza.

Valli di Lanzo: storia, curiosità e prodotti tipici

Le Valli di Lanzo sono un posto affascinante e ricco di storia.

Moltissimo tempo fa, nella Valli di Lanzo si insediarono i Graiceli, una popolazione di origine ligure. Grazie alla romanizzazione, fu sistemata un strada che collegava Augusta Taurinorum ai valichi dell’Autaret e dell’Arnas, in Val di Viù.

Le Valli venivano chiamate “Mategasche” durante in periodo medioevale, da qui nacque l’origine del nome del paese di Mathi.
In questo periodo si estendeva la signoria del vescovo di Torino, nel mentre i Savoia fecero ingresso a Caselle e Ciriè, e si impadronirono delle valli dopo il XII secolo.
La popolazione delle Valli di Lanzo crebbe notevolmente tra settecento e ottocento, fino ad arrivare ad un picco demografico nel XIX secolo.
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Nel corso del XX secolo, però, i comuni delle valli iniziarono a perdere addirittura fino al 70% della loro popolazione, che si trasferirono all’estero o nei grandi centri industriali in cerca di fortuna.
Questo calo demografico comportò la soppressione di diversi comuni.
Infatti, le numerose frazioni presenti nelle Valli di lanzo, un tempo erano comuni autonomi.

Le Valli di Lanzo furono collegate alla città di Torino dalla fine del XIX secolo tramite la ferrovia Torino – Ceres. Questa fu la prima tratta ferroviaria d’Europa alimentata con corrente continua ad alta tensione .
Verso l’inizio del  XX secolo, nelle Valli Lanzo ci fu una grossa crescita del turismo, soprattutto in estate. Le famiglie agiate di Torino infatti trascorrevano le loro vacanze al fresco nelle valli.

Prodotti tipici

Nel 1679 il medico lanzo Teobaldo Pecchio, insieme al panettiere Antonio Brunero, diedero vita al “ghersin”, che successivamente si diffuse col nome di grissino. Aiutato da Brunero, Pecchio volle creare un pane molto sottile e croccante, per curare l’ inappetenza di Vittorio Amedeo II di Savoia. Questa ricetta è commemorata a Lanzo da una targa posta all’ esterno della casa dove un tempo viveva Pecchio. La ricetta si è poi diffusa in tutto il mondo, nonostante non venga ricordata l’ origine lanzese.
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Un altro prodotto tipico sono i Torcetti di Lanzo. Considerati una variante dolce dei grissini, sono dei biscotti al burro composti da una striscia di pasta, arrotolata e fatta caramellare in superficie. Fanno parte del Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino, ovvero una raccolta di prodotti locali artigianali con tradizione storica e contenenti materie prime locali.
La Toma di Lanzo è un formaggio prodotto negli alpeggi e nei pascoli delle valli, di latte vaccino intero e crudo. Una volta inserito nelle forme viene pressato e fatto stagionare almeno 60 giorni, per poi dare vita a un prodotto artigianale e gustoso.
Per finire in bellezza, tra i prodotti tipici bisogna ancora citare il Salame di Turgia, è un salame morbido ottenuto da carni di vacche adulte (turge, in piemontese) con l’aggiunta di lardo, pepe e spezie. E’ ottimo consumato crudo grazie alla sua caratteristica morbidezza.
Se non siete mai stati in queste valli, e questi racconti hanno stuzzicato la vostra curiosità, esistono varie strutture nelle quali poter trascorrere un piacevole soggiorno, tra i quali l’Hotel Italia a Coassolo. Qui vengono prodotti artigianalmente diversi prodotti, come l’Amaro di Coassolo, il pane e i grissini.

Percorsi escursionistici in Val d’Ala

Con l’avvento della bella stagione torna la voglia di ricominciare a uscire dal “letargo” invernale, e, un modo per poter fare movimento e allo stesso tempo esplorare le vallate che ci circondano, può essere quello di scoprire i molteplici percorsi che si snodano partendo dalla Val d’Ala.
Questa vallata è situata al centro delle Valli di Lanzo, ed è attraversata dalla Stura di Ala.

Partendo da Balme si può raggiungere a piedi o in macchina il Pian della Mussa (m1850), una vasta distesa erbosa stupenda in estate quanto d’ inverno, contornata da vette e ghiacciai imponenti.
Questo posto è ideale per chi vuole fare un picnic fuori porta o per chi vuole partire dai molteplici percorsi di trekking presenti.
Qui è facile avere incontri ravvicinati con marmotte, camosci, stambecchi, mentre le acque torrenziali sono abitate da numerosissime trote, e per quanto riguarda la fauna volatile, troviamo il gracchio alpino, i falchi, le poiane e i gipeti.

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Per esempio da qui si può raggiungere il rifugio Gastaldi (m 2659) , con un tempo di percorrenza pari a due ore e trenta.
Questo rifugio fu costruito nel 1880 ed è il più antico delle Valli di Lanzo e, a discapito della sua posizione, fu teatro di scontri tra partigiani e nazifascisti durante la seconda guerra mondiale.
Da questo rifugio successivamente si possono raggiungere l’Uia di Ciamarella(m 3676) e di Bessanese (m 3604).

Da Balme si può anche effettuare un’ escursione al Lago Afframont (m 1986), un percorso adatto a tutti.
Partendo nei pressi dello stabilimento dell’acqua minerale Pian della Mussa si arriva in prossimità di un gabbiotto della sciovia da dove parte una strada sterrata.
Dopo pochi metri si prende il sentiero che inizia sulla sinistra e, seguendo le segnalazioni (tacche rosse e ometti) ci si dovrebbe trovare lungo i sentieri che si addentrando nei boschi, e scoprirete la “Foresta di Sherwood”, un’insieme di sculture in legno.
Attraversando radure, ammirando i ruscelli, la cascata, e la ricca vegetazione tutt’attorno, giungerete finalmente a destinazione. Qui potrete godervi una giornata di relax sulle rive del Lago Afframont, particolarizzato dalla sua forma triangolare.

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Altro percorso interessante è quello che porta ai Laghi Verdi (m 2142 -m 2154), anche se più complesso come percorrenza, può essere raggiunto da escursionisti poco esperti.

Se invece volete vivere l’esperienza di un viaggio nel tempo, Ala di Stura farà sicuramente per voi.
E’ soprannominato paese delle “meridiane e degli affreschi”, e, inoltrandovi nelle vie che si sviluppano tra le varie borgate, troverete infatti una ricca concentrazione di antichi orologi solari, per la precisione 76, e molteplici affreschi ed incisioni rupestri.
Troverete anche diversi ecomusei, nei quali sono custoditi oggetti e costumi della vita quotidiana di un tempo.

L’ Hotel Italia è il perfetto punto di partenza per trascorrere una giornata in questi fantastici posti, sarete infatti in Val d’Ala in un’ora di macchina, e, una volta arrivati, potrete rigenerarvi in mezzo alla natura e riscoprire le antiche tradizioni montanare.

Valle Tesso e Coassolo: un pò di storia

Le Valli di Lanzo attraversano il cuore della catena alpina, si trovano a Nord-Ovest di Torino e si dividono in quattro vallate: Valle di Viù a sud, la Val d’Ala nel centro, la Val Grande a nord e la Valle Tesso e Malone nella Bassa Valle.

La Valle Tesso, in particolare si distingue per essere un vero parco naturale, percorrendo a piedi i sentieri, soprattutto al mattino presto, non è raro incontrare caprioli, camosci, volpi, tassi e magari anche qualche traccia di lupi.

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Tra le località dalle molteplici tradizioni, troviamo Coassolo.
In questo territorio erano in funzione 13 canali irrigui artificiali principali, le “roye”, che, grazie a deviazioni secondarie, alimentavano i lavatoi e assicuravano il necessario contributo idrico a prati, pascoli e frutteti.
Tutto ciò favorì a incrementare in particolare la coltivazione delle mele, uno dei pochi beni commerciali ad uscire dai confini nazionali.
Venivano coltivati anche ortaggi o cereali; per questo Coassolo si distingue per i suoi numerosi mulini presenti lungo il torrente Tesso.

Gli abitanti di Coassolo così si producevano autonomamente farine di ogni tipo.
Ancora oggi nell’edificio più grande del “Mulino d’barot” si vedono le macine usate per la molitura del grano e del granoturco, e in quello più piccolo c’è un torchio per la spremitura delle noci dalle quali si ricavava un olio dal sapore particolare.
Il “Mulin Turcin” è un’ altro importante edificio storico per Coassolo. Prese il nome da Bertetti Giacomo, detto “Turcin”, per via della sua corporatura robusta.
Egli fu l’ultimo mugnaio a lavorare in questo posto, la sua attività principale era la panificazione, che iniziava molto presto al mattino. Inoltre, qui il pane si pesava con una bilancia a mano, costituita da un’asta graduata con contrappesi.

Tra i monumenti più importanti a Coassolo troviamo la chiesa di S. Pietro, la torre campanaria o la chiesa di S. Nicolao, che sorge dove originariamente vi era una chiesa più piccola risalente alla metà del 1500.
La facciata è considerata un monumento nazionale ed è stata ultimata  nel 1750.
Nell’interno, da notare l’organo in tipico stile ottocentesco, l’altare maggiore sovrastato dalla statua lignea di S.Nicolao e la ricostruzione della grotta di Lourdes.

S.-Nicolao

Chiesa di San Nicolao

Tra gli avvenimenti importanti nella storia di Coassolo, ricordiamo il soggiorno di Vittorio Emanuele II presso l’ Hotel Italia. L’ hotel nacque nel 1800, originariamente si chiamava Albergo Italia, posizionato in una valle di passaggio strategica  tra Francia e Italia.
La struttura sorgeva a fianco dell’attuale Hotel, ma nel 1931  il figlio di Antonio, Pietro Berta, costruì una nuova struttura turistica, a fianco della precedente, a cui dette nome Hotel Italia.

All’ hotel Italia le tradizioni di certo non mancano: qui potrete degustare e acquistare l’amaro di Coassolo, preparato artigianalmente secondo l’antica ricetta, a base di erbe e radici nel rispetto della flora alpina piemontese.

Amaro Coassolo

Amaro Coassolo